Cristina Sciannamblo

Egitto, la resa dei conti

La giustizia egiziana ha condannato Mubarak a pagare una multa per i danni procurati dal taglio totale delle telecomunicazioni. Si tratta dell'ultimo provvedimento intrapreso contro Mubarak prima del processo

Roma - 540 milioni di lire egiziane (quasi 63 milioni di euro): è la multa comminata al governo guidato dall'ex Presidente dell'Egitto Hosni Mubarak per aver staccato completamente la spina alla Rete e tagliato i collegamenti telefonici durante le proteste scoppiate nel mese di gennaio.

La Corte, che ha stimato l'entità della pena sulla base dei danni all'economia nazionale provocati dal black out delle telecomunicazioni nel paese, ha in particolare condannato Mubarak a pagare circa 23 milioni di euro di multa. 37 milioni di euro sono stati chiesti all'ex Ministro dell'Interno Habib al-Adly e quasi 5 milioni all'ex Primo Ministro Ahmed Nazif.

Tale provvedimento rappresenta l'ultima azione legale intrapresa contro Mubarak dopo che le dure manifestazioni di massa lo hanno costretto alle dimissioni l'11 febbraio scorso. I governi stranieri hanno proceduto al congelamento dei beni patrimoniali appartenenti alla famiglia dell'ex dittatore nell'attesa della celebrazione del processo in cui Mubarak dovrà rispondere di corruzione e omicidio, accuse che potrebbero anche portarlo alla pena di morte.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il denaro che sarà utilizzato per pagare la multa dovrà provenire dai beni personali dell'ex presidente e lo Stato si riserva anche il diritto di aumentare l'importo qualora la stima dei danni dovesse crescere ulteriormente.

Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), che aveva fornito le stime dei danni nei giorni immediatamente successivi al blocco dei servizi di comunicazione, l'evento ha inciso negativamente del 3-4 per cento sul PIL nazionale. Il taglio dei collegamenti ha procurato il completo isolamento del paese, delle abitazioni private delle aziende internazionali, scoraggiando le aziende straniere agli investimenti in Egitto, e costringendo gli attori egiziani a rassicurare i potenziali partner commerciali sulla stabilità dei network.

Secondo l'attuale Ministro delle Finanze Samir Radwan, l'economia egiziana starebbe ancora patendo il terremoto causato dai 18 giorni di proteste, con una crescita prevista in 12 mesi che si attesta sul 2,6 per cento.

Per Ahmed Adel, analista delle telecomunicazioni presso la banca d'investimenti Naeem Holding, la decisione del governo di ripagare le compagnie telefoniche per i danni subiti è un buon punto di partenza, sebbene la cifra prevista (100 milioni di lire egiziane) sia sottostimata rispetto all'entità dei danni subiti.

Cristina Sciannamblo
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