Mauro Vecchio

Mongolia, l'eclissi social

Il governo cinese ha ordinato il blocco di qualsiasi riferimento alla spinosa situazione nella regione autonoma. I principali social network hanno così oscurato post, fotografie e interi profili. Mentre Pechino si prepara alla cyberwar

Roma - Evitare un nuovo vento di protesta, stroncando sul nascere movimenti rivoluzionari come quello che ha infuocato il Medio Oriente. Sembra essere ormai l'obiettivo primario delle autorità di Pechino, recentemente intervenute su alcune delle principali piattaforme social in terra asiatica.

Ogni possibile riferimento alla delicata situazione mongola è stato infatti oscurato dal Governo cinese, impedendo a milioni di utenti social di accedere a pagine relative alla regione autonoma della Mongolia Interna. Ai servizi di microblogging Sina e Tencent - 300 milioni di iscritti in due - è stato così imposto di chiudere tutti i rubinetti della cronaca.

Alla base delle preoccupazioni mostrate dal Governo cinese, l'uccisione di un pastore appartenente ad una delle principali minoranze etniche nella regione. Ad investire l'uomo un camionista di origini Han, ovvero l'etnia dominante in terra mongola. Un gruppo di circa 2mila studenti era subito sceso in piazza per guidare la protesta.
Lo stesso Renren - da molti soprannominato il Facebook cinese - ha così vietato la pubblicazione di qualsiasi materiale relativo alla Mongolia Interna. Stando alle testimonianze raccolte, i profili aperti dagli utenti della regione sarebbero addirittura inaccessibili dalla Cina.

Il governo di Pechino ha nel frattempo ammesso per la prima volta di aver investito nella formazione di un vero e proprio cybercommando chiamato in lingua inglese The Blue Army. Una squadra di 30 soldati addestrati, che dovrà proteggere l'integrità nazionale da eventuali attacchi digitali esterni.

Mauro Vecchio
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