Alfonso Maruccia

FSF, consigli spicci sulle licenze FOSS

La foundation del software libero dispensa consigli su come scegliere la licenza più appropriata alla distribuzione del proprio lavoro in formato digitale. Il copyleft regna ma in casi di potenziali contese legali Apache è la più indicata

Roma - Da Free Software Foundation (FSF) arriva un nuovo documento sui migliori criteri di scelta della licenza di distribuzione più adatta al proprio lavoro in formato digitale. FSF intende così fornire brevi ma utili linee guida per evitare che gli autori di software, documenti e altre tipologie di contenuti finiscano per fare la scelta sbagliata e magari subirne in seguito le conseguenze.

Il documento di FSF si chiama How to choose a license for your own work, ed è prevedibilmente incentrato soprattutto sulla promozione del "copyleft" e la promozione della libera circolazione dei contenuti in formato digitale.

Regina del copyleft è naturalmente la GPLv3, che FSF consiglia come scelta d'elezione per il Software Libero laddove appropriato - con menzione particolare per la LGPL per le librerie e la AGPL per le applicazioni che richiedono dell'accesso in rete.
Nei casi in cui ci fosse la possibilità di un conflitto tra standard aperti e standard chiusi, dice ancora la Foundation, piuttosto che la GPL è opportuno adottare la Apache Licence 2.0 - un sistema sicuro per impedire ai contributori e i distributori del software di denunciare gli autori originali per una eventuale (e presunta) infrazione di brevetto.

I consigli sulle licenze di FSF arrivano in calce a una recente indagine condotta da OpenLogic, i risultati della quale evidenzierebbero una spaccatura tra chi sceglie la GNU-GPL per favorire la circolazione del proprio lavoro (i "creativi") e chi preferisce appunto la licenza Apache per meglio difendersi da eventuali assalti legali della concorrenza (le aziende).

Alfonso Maruccia
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