Webmasterpoint.org/ Le chance dell'e-learning

di M. Tansini. In Italia i primi tentativi di insegnamento a distanza mostrano grande intraprendenza, anche se siamo ancora molto lontani da veri e propri corsi via Internet. Quanto ci metteremo a seguire il modello americano?

Web - Era partita diversi anni fa, agli inizi del 1990, con il consorzio Nettuno, la prima vera esperienza italiana di didattica a distanza: su Raitre, nelle ore più profonde della notte, si trasmettevano lezioni per pochi intrepidi studenti che avevano il coraggio di seguirle, anche se c'era sempre a portata di mano, l'éscamotage di videoregistrarle per essere "assenti giustificati" e riguardarsele con calma la mattina dopo.

Con l'avvento di Internet, e soprattutto con l'approccio a questo nuovo strumento di comunicazione da parte di migliaia di giovani italiani, sembrava essere spianata la strada per il learning online anche nel nostro Paese, un fenomeno che aveva avuto e che ha, ancor oggi, uno strepitoso successo negli Stati Uniti, dove, per esempio, Globewide Network Academy offre oltre 15.000 corsi online e i corsi di Microsoft, sempre fatti online, riscuotono ampi consensi tra le società informatiche che assumono nuovi dipendenti.

In Italia tutto questo, anche se qualcosa sembra si stia finalmente muovendo, rimane per ora solo una bella realtà avvistata al di là dell'Atlantico.
Solamente nell'ultimo anno, le nostre università, sia statali che private, hanno iniziato a rendere disponibili sui propri siti, e con un buon successo tra gli studenti, percorsi di orientamento post diploma, test di autovalutazione per singole materie, materiale didattico ed esercitazioni.

Purtroppo, molte di queste iniziative sono state lasciate all'intraprendenza di singoli professori spinti dalla passione ma tirannizzati dal poco tempo a disposizione. Un "isolamento" che non meraviglia affatto e che anzi testimonia ancora una volta il distacco in Italia tra mondo del lavoro e scuola.

Di corsi online, veri e propri, con tanto di riconoscimenti, non se ne parla ancora.

E dire che le ragioni per organizzarli non mancherebbero affatto: gli studenti verrebbero agevolati nell'apprendimento potendo dialogare fra di loro, italiani e stranieri; gli studenti disabili troverebbero un nuovo accesso all'insegnamento, mentre oggi devono troppe volte rinunciare a proseguire gli studi per problemi logistici; le università sosterrebbero costi minori; si potrebbero seguire in maniera ottimale un numero di studenti elevato senza bisogno di assieparli nelle aule come animali degli zoo più crudeli.

Tutto questo è, forse, troppo rivoluzionario, per la nostra realtà italiana, burocratizzata all'ennesima potenza.

Come per altri fenomeni, anche questo dell'apprendimento a distanza nei primi tempi sarà intrapreso, probabilmente, solo da giovani e avventurose piccole società private. Aziende che, come è già avvenuto in altri settori di Internet, potrebbero fungere da traino alle grandi e macchinose strutture che dinanzi ad un mercato in via di decollo finalmente sceglieranno di adeguarsi.

Il learning online, oggi, ha tutte le potenzialità per poter diventare una attività di successo in Internet, senza i rischi di clamorosi fiaschi che hanno accompagnato altre iniziative imprenditoriali come l'e-commerce di libri e cd. Quando si parte?

Marcello Tansini
Webmasterpoint.org
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