Claudio Tamburrino

Google denunciata sulla parola

Stavolta sono i marchi Chromebook e Chromebox al centro della causa per presunta violazione di proprietà intellettuale. Un storia più complicata di quello che sembra. E che parte da un altro computer pensato per Chrome OS

Roma - Google è stata denunciata da ISYS Technologie s per violazione della proprietà intellettuale relativa ai nomi commerciali Chromebook e Chromebox.

Insieme a quelle brevettuali, le denunce relative ai marchi/nomi scelti per i prodotti sono fra quelle più comuni nel settore ICT: recentemente la stessa Google è stata chiamata in causa per la presunta violazione del marchio "Android" giù utilizzato da altri, e Apple per il nome "iPad".

ISYS Technoogies, nella denuncia, ha chiesto un ordine restrittivo e un'ingiunzione preliminare contro l'utilizzo da parte di Mountain View e dei suoi distributori, Amazon, Acer, Samsung e BestBuy, dei termini Chromebook e Chromebox correlati ai suoi prodotti PC.
Nel novembre 2009, infatti, ISYS Technologies ha annunciato e lanciato a maggio del 2011 ChromiumPC, computer modulare "pensato per far girare il sistema operativo di Google Chrome OS". In conseguenza di tale lancio sul mercato, ISYS ha anche provveduto a fare domanda di registrazione presso l'Ufficio Marchio e Brevetti statunitense del termine "ChromiumPC".

Nei casi in cui si parla di marchio commerciale, tuttavia, a differenza che nel caso dei brevetti non conta solo chi arriva per primo ad utilizzare o a registrare un determinato termine: altrimenti, nel caso specifico, potrebbe avere qualche diritto in più come "inventore" della parola, lo scrittore William Gibson.

Quando si parla di trademark occorre invece considerare anche e soprattutto la diffusione avuta dal marchio sul mercato e la sua percezione dal parte dell'utente: a cosa lo associa più facilmente e cosa invece rischia di confonderlo se non addirittura ingannarlo.

La situazione Chromium/Chrome, inoltre, è complicata dal fatto che ISYS afferma che la prima ad aver agito legalmente è stata Mountain View che ha prima cercato di mettere i bastoni tra le ruote alla domanda di registrazione del termine Chromium, rallentandola quel tanto che bastava per far arrivare prima sul mercato i suoi Chromebook e Chromebox, e poi gli ha chiesto di non utilizzare più il termine assonante al suo sistema operativo.

ISYS, dice insomma, si sarebbe limitata a reagire per evitare un "danno irreparabile": l'improvvisa decisione di Google di impiegare il termine Chromebook (mentre - dice - fino a poco tempo prima era orientata al termine Speedbook) rischia di compromettere i riconoscimenti finora raggiunti nelle fiere informatiche da Chromium PC, creando confusione negli osservatori e nei consumatori.

Claudio Tamburrino
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