Mauro Vecchio

Winklevoss vs. Facebook, fine di una soap opera?

Toccherà alla Suprema Corte statunitense il compito di decidere se far proseguire il contenzioso legale. Per molti, c'è lo zero per cento di possibilità che il caso venga riaperto dopo il rifiuto in appello

Roma - L'ormai bollita patata legale passerà ora alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che dovrà decidere se riaprire o meno la sfiancante battaglia tra il CEO di Facebook Mark Zuckerberg e i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss. Un giudice d'appello di San Francisco ha infatti congelato il contenzioso tra le parti, scatenatesi ancora una volta dopo il famoso accordo da 65 milioni di dollari.

Toccherebbe dunque ai supremi giudici a stelle e strisce il compito di chiudere una vera e propria soap opera in salsa legale, sull'effettiva paternità del social network da 600 milioni di amici. Gli atletici gemelli Winklevoss avevano cercato di riaprire la disputa con Zuckerberg, ma nello stesso grado d'appello la corte aveva deciso di rigettare le richieste degli ideatori di ConnectU.

C'è chi ha subito sottolineato come i giudici della Suprema Corte non accetteranno mai di esprimersi sul caso, lasciando insoddisfatte le agguerrite richieste dei gemelli. In altre parole, l'accordo da 65 milioni di dollari stipulato tra il CEO di Facebook e i Winklevoss resterebbe valido. Il massimo grado giudiziario statunitense avrebbe ben altro a cui pensare.
Mauro Vecchio
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