Claudio Tamburrino

Francia, equo compenso mitigato

Eccezione accolta per i dispositivi destinati alle aziende. Accolto il principio europeo: il compenso per copia privata non può essere un prelievo indiscriminato

Roma - Il Consiglio di Stato francese ha dichiarato illegittima la disciplina in materia di equo compenso per copia privata: ha così accolto le tesi di una serie di aziende e associazioni francesi tra cui Motorola, Sony-Ericsson, Packard Bell, Nokia e Canal Plus e la visione in materia espressa lo scorso ottobre dalla Corte di Giustizia europea.

La normativa, recentemente introdotta in Francia e al centro del dibattito europeo, era già stata condannata da una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Le era stato rinviato in via pregiudiziale il caso spagnolo Padawan SL e le si chiedeva se il diritto all'equo compenso potesse costituire un prelievo indiscriminato su tutti i dispositivi, accorpati solo sulla base della loro teorica utilizzazione per copia privata, o non fosse al contrario da legare all'effettivo utilizzo tecnico e commerciale del dispositivo considerato.

La sentenza emessa lo scorso 17 giugno dal Consiglio di Stato francese riprende proprio le considerazioni espresse in quella occasione dalla Corte europea: ribadisce così il fatto che non basta che un dispositivo sia teoricamente utilizzabile per copia privata per configurare l'obbligo di pagamento dell'equo compenso.
Si tratta, in effetti, di una decisione che riguarda per il momento esclusivamente i supporti professionali, quelli ciò delle aziende che hanno fatto ricorso e che erano costrette a pagare quanto dovuto per l'equo compenso anche se l'utilizzo dei loro macchinari, CD, DVD e altri supporti multimediali, fosse logicamente e strettamente connesso alla loro attività e non atto a produrre copie private di contenuti protetti da diritto d'autore.

In seguito a questa decisione gli operatori francesi non potranno tuttavia chiedere il rimborso di quanto finora pagato: il giudice ha infatti stabilito l'annullamento della normativa a sei mesi senza effetto retroattivo.

Non si tratta d'altronde di una bocciatura totale del sistema, ma della necessità di una rimodulazione tenendo conto delle opinioni espresse dalla Corte: per questo saranno importanti le riflessioni dei prossimi sei mesi.

Su una situazione simile dovranno nelle prossime settimane esprimersi altresì i giudici amministrativi italiani.

Claudio Tamburrino
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