Cristina Sciannamblo

Facebook, ai Winklevoss non c'Ŕ mai fine

Gli ex-compagni di college di Zuckerberg si rivolgono nuovamente ai giudici. Questa volta chiedono di verificare se Facebook abbia nascosto le prove del loro rapporto ai tempi di Harvard

Roma - Dopo aver rinunciato al parere della Corte Suprema, Tyler e Cameron Winklevoss non desistono e provano ancora una volta a interpellare i giudici degli Stati Uniti in merito all'eterno scontro con Marc Zuckerberg. I Winklevoss, insieme al loro fidato socio Divya Narendra, si sono ora rivolti alla corte distrettuale del Massachusetts per appurare se Facebook e Zuckerberg abbiano "intenzionalmente o inavvertitamente soppresso le prove" nel corso del procedimento giudiziario conclusosi con l'accordo da 65 milioni di dollari.

I due biondi fratelli, ex-compagni di college del CEO di Facebook, sostengono che i loro sforzi e il loro supporto volti a conseguire un'invenzione siano stati ostacolati da Facebook e ConnectU. In pratica, i due canottieri di Harvard vogliono che i giudici riconoscano il loro contributo all'elaborazione del progetto dal quale è nato "il social network".

Le prove che l'accusa intende portare in tribunale sono i messaggi e alcuni documenti che serviranno a mettere in luce l'esatto rapporto intercorso tra i Winklevoss e Zuckerberg ai tempi della nascita di Facebook, materiale che, secondo gli avvocati dell'accusa, sarebbero stati nascosti dalla controparte durante il processo.
Neel Chatterjee, avvocato del social network in blu, dichiara che le istanze avanzate sono vecchie e sono già state rigettate nelle aule giudiziarie tempo fa. Per Tyler Meade, legale dei Winklevoss, un altro caso è appena cominciato.

Cristina Sciannamblo
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