Cristina Sciannamblo

Cina, mappatura quasi liberale

Il governo di Pechino ha annunciato che non bloccherà i servizi di mappatura delle aziende ancora sotto osservazione. Spiragli nei confronti di Microsoft e Google

Roma - In fatto di geopolitica la Cina ha sempre avuto le idee abbastanza chiare: nessuna mappa in circolazione se non previa autorizzazione da parte di Pechino. Fino a ora, solo aziende del calibro di Nokia e Baidu sono riuscite a passare le durissime prove di selezione predisposte dalla Repubblica Popolare. Le ultime notizie informano che i servizi di mappatura online condotti dalle aziende che hanno correttamente inoltrato le domande di autorizzazione non saranno bloccati: Google e Microsoft possono tirare un sospiro di sollievo.

Secondo l'ultimo regolamento in materia di mappatura geografica impartito da Pechino, è necessaria una licenza concessa dallo stato per procedere con i lavori. Il Dipartimento addetto ai rilevamenti topografici e alla mappatura geografica aveva così sottolineato che avrebbe bloccato tutti i siti giudicati "non idonei", oltre a non rilasciare i permessi alle aziende che, dal primo luglio, presentano domande errate o parziali.

"Non indagheremo o bloccheremo i siti che hanno presentato le proprie richieste e che sono ancora al vaglio", spiega l'Ufficio preposto attraverso una email inviata al quotidiano China Daily.
Secondo gli analisti si tratta di un segnale positivo lanciato nei confronti di Redmond e, in particolare, di Mountain View, i cui segnali di vita in Cina sono notoriamente deboli. Per Yan Xiaojia, analista presso Analysys International a Pechino, si tratta solamente di attendere, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che entrambi i colossi IT riusciranno a ottenere i permessi.
Marsha Wang, portavoce di BigG in Cina, ha preferito non esprimersi sulla questione, limitandosi a ripetere che l'azienda è in trattative con il governo circa le modalità con le quali offrire un servizio di mappatura al paese.

Cristina Sciannamblo
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