Mauro Vecchio

Spotify, America oggi

Finalmente negli Stati Uniti il tanto chiacchierato servizio musicale europeo. Con un modello free e uno a pagamento: per 10 dollari al mese si potranno sfruttare anche le app mobile. Qualche mugugno sotto voce

Roma - Nuovi squilli di tromba, poi un'eclatante scritta in grigio apparsa sul suo sito ufficiale: "Salve, America. Spotify è qui". Un'accoglienza trionfale quella riservata alla versione statunitense del celebre servizio di streaming musicale, sbarcato dopo anni di estenuanti trattative con le principali major dell'industria discografica.

Universal, Warner, EMI, Sony. Le quattro grandi sorelle del disco hanno detto sì al tanto agognato matrimonio distributivo, concedendo ai vertici di Spotify le licenze necessarie alla pacifica invasione più acclamata del mercato statunitense. Tanto da scatenare un'autentica sarabanda di apprezzamenti sui grandi social network come Facebook e Twitter.

La piattaforma musicale svedese ha così aperto le sue porte statunitensi, accogliendo solo su invito i primi utenti a stelle e strisce. Il servizio sarà successivamente disponibile ad iscrizioni libere e in massa, nel tentativo di attirare le attenzioni di milioni di ascoltatori al di là dell'Atlantico.
Saranno comunque due i modelli proposti da Spotify sul mercato statunitense, sulla scia di quanto già sperimentato in Europa. Una prima offerta gratuita - ma supportata dalla pubblicità - che permetterà agli utenti di ascoltare brani fino a 20 ore complessive al mese, soltanto da dispositivi desktop collegati ad Internet.

La seconda offerta sarà invece a pagamento, partendo da 5 dollari mensili per ascoltare musica illimitata, senza pubblicità ma sempre su desktop. L'abbonamento da 10 dollari al mese permetterà invece agli utenti statunitensi di ascoltare musica in mobilità, attraverso le specifiche applicazioni per iPhone e Android.

C'è chi ha sottolineato come il modello free offerto da Spotify possa trasformarsi in una chiave di volta nella competizione con altri servizi come MOG e Rhapsody. Quest'ultimi - così come Rdio - permettono ai propri utenti di ascoltare brani gratuiti solo per alcuni giorni, prima di sottoscrivere un determinato abbonamento.

Entusiasta il co-fondatore di Napster Sean Parker, che ha addirittura parlato dell'inizio di una vera e propria età dell'oro nel mercato musicale globale. L'offerta di Spotify garantirebbe alle grandi etichette un'arma decisiva nell'agguerrita lotta alla pirateria online.

Parole al miele anche da parte degli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF) che si sono però concentrati su alcune problematiche legate ai diritti dei nuovi utenti di Spotify. In particolare quelle relative alla portabilità dei brani, data anche l'attuale impossibilità a detenere concretamente le canzoni organizzate in playlist personali.

Né mancherebbero le criticità tecniche del servizio: in primis, non tutti gli album presenti su desktop sono poi disponibili nelle versioni mobile per iPhone e Android. Le due versioni - computer e smartphone - sono poi alternative, ovvero impossibili da far funzionare contemporaneamente.

Al di là di eventuali problematiche legate alla tecnologia, il clamore a stelle e strisce per Spotify resta alto. Il CEO Daniel Ek è convinto che Apple non ostacolerà in alcun modo l'ascesa della piattaforma, che grazie alla feature per la sincronizzazione cercherà di battere il gigante iTunes. Solo il tempo dirà come andrà a finire quest'avventura sonica.

Mauro Vecchio
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