Libri su file per non vedenti

A pochi giorni dall'iniziativa di un gruppo di non vedenti pubblichiamo la loro replica alla presa di posizione dell'Associazione Italiana Editori

Roma - Paolo Pietrosanti, l'esponente radicale non vedente che con Francesco Tranfaglia, Carlo Loiodice e altri ha lanciato l'iniziativa sulla accessibilità possibile dei libri per i ciechi, ha risposto con una lettera aperta al durissimo comunicato diffuso dalla Associazione Italiana Editori. Eccola di seguito.

"Gli editori Italiani, con voce che almeno all'apparenza non potrebbe essere più autorevole, ci accusano di danneggiarli, e di mentire. Infatti, ci dicono e dicono pubblicamente che il problema che noi solleviamo non esiste. Non esiste, e che i ciechi di questo paese possono leggere e studiare qualsiasi libro.
La notizia sarebbe ottima, se non smentisse la realtà. Ci risulta tra l'altro essere maturato e di già in fase di implementazione l'impegno del Governo teso a giungere in tempi brevi alla disposizione legislativa secondo cui gli editori saranno tenuti per - appunto - disposizione normativa a fornire i libri in file e comunque in formato digitale accessibile intanto a scolari e studenti ciechi, attraverso i presidi.

La massima istanza della Associazione Editori afferma invece, nemmeno tanto indirettamente, che una tale intenzione è del tutto inutile, perché il problema sarebbe risolto. L'incongruenza è palesemente bizzarra.
Mi permetto di dubitare che il pensiero e la intelligenza - che è per me provata e fuor di dubbio - degli editori italiani siano bene interpretati da chi se ne fa in questo modo latore; ma non sta a noi dirlo. Noi sappiamo che assai presto tutta la musica si acquisterà in rete, legalmente, perché non vi è alternativa; come sappiamo che i libri si muoveranno, e poi si acquisteranno, in rete. E' solo questione di tempo.

Necessario è governare con lungimiranza quel che accade. Noi stiamo proponendo questo, con atto e atti non solo civili, ma di civiltà. Anche se c'è chi si permette di definirli "pirateria".

Lamentano che da parte nostra si sia posta in essere una condotta dannosa. Non v'è dubbio che il motore a scoppio abbia progressivamente fatto perdere il lavoro a tutti i maniscalchi non abbastanza intelligenti da cogliere la straordinaria opportunità della nuova meccanica. In effetti, in questo quadro, di danno può parlarsi senz'altro. Ma soltanto in questo quadro. E' parimenti indubbio che la invenzione dei caratteri mobili sia stata vissuta e sia stata effettivamente una jattura per tutti coloro che non intendessero o non fossero in grado di comprendere le straordinarie opportunità - economiche - che la stampa stava per offrire alla umanità intera.

Che il dibattito si apra e cresca, dunque. Non chiediamo altro. Tanto più che quel che solleviamo è un problema di consapevolezza della società intera, e non certo dei soli ciechi.

Se poi si ritiene che di danno si tratti davvero, il primo atto che logica imporrebbe sarebbe disporre o fare disporre una ispezione SIAE, o GdF, su tutti i PC dei parlamentari italiani, e non solo su quelli dei vari deputati e senatori che hanno acquistato i file da noi, per rimuovere definitivamente il prodotto di una condotta che si dichiara dannosa.

Noi ripetiamo con semplicità una verità accecante: il motivo per cui un cieco oggi non può leggere non risiede affatto nella sua cecità, ma negli ostacoli assurdi e anacronistici che si frappongono al suo poter leggere tendenzialmente tutto, purché si abbia accesso al file, quindi a nulla più e nulla meno che a ciò che ogni libro è prima di giungere in tipografia. Beninteso, come sta per avvenire ad esempio per la musica, per tutta la musica.

Forse, ciò che ci fa trattare con toni tanto sprezzanti è il nostro ardire volere leggere, studiare, pure essendo ciechi.

Sia chiaro che né gli autori (cui corrispondiamo i diritti nella per loro inusitatamente abbondante misura del 6 per cento), né gli Editori né gli altri operatori (cui nel complesso va circa il 95 per cento del prezzo di copertina del libro su carta,che saremmo financo disposti a pagare pur di avere i libri leggibili anche da noi) sono la nostra controparte. Il punto è nella adeguatezza delle norme, delle leggi a quanto muta nella vita delle persone. Per un cieco leggere è oggi possibile, ma gli viene impedito dall'essere il mercato e le leggi non ancora adeguati a quel che è mutato e sta mutando.

Il Parlamento tutto - magari ancora in maniera insufficiente, ma per e con responsabilità - sta legiferando affinché il web e la rete siano accessibili, per essere veicoli di sapere e formazione e conoscenza. Tale impegno è commendevole, ma non sarebbe affatto serio credibile fondato in un paese in cui il veicolo primario di cultura e di sapere non è accessibile, nonostante possa facilmente esserlo. Anche quella credibilità è in ballo.

Ma mentre non si vuole comprendere che il problema che solleviamo - se parte dallo specifico di noi ciechi - non riguarda i soli ciechi, ci si dà del mentitore affermando che i ciechi hanno accesso a tutto. Noi affermiamo che semplicemente non è vero. Ma aneliamo essere smentiti, e proponiamo questo esperimento: se un cieco vuole acquistare i 12 o i 5 finalisti del Premio Strega, libri già da tempo peraltro in libreria, per leggerli prima della serata finale del concorso, in quale libreria può trovarli in formato accessibile ai ciechi? O cosa deve fare? A chi deve rivolgersi?

La Associazione Italiana Editori afferma che il problema è stato risolto, e da almeno 18 mesi. Bene: siamo certi sia in grado di rispondere ad un quesito facile facile. E dunque, dove va un cieco a comprare quei libri? Noi pensiamo che ad onta di quanto con sicumera affermato dal portavoce della Associazione Editori un cieco oggi non abbia alternativa, e purtroppo non possa che rivolgersi a noi, che pure veniamo definiti pirati. Oppure ci dicano dove andare a comprare quei libri, e ci andremo subito. Sarà quindi chiaro non tanto se vi sia qualcuno che non dice la verità, ma dove dimori. E magari si scoprirà che siamo noi a dire le bugie. Dispostissimi sia ad esprimere che ad accettare le dovute scuse.

Le esprimeremo o accoglieremo proprio in occasione della serata conclusiva del Premio Strega, a Roma Villa Giulia. Noi saremo lì fuori con i libri, con i file, dalle 19,30 del 3 luglio."
27 Commenti alla Notizia Libri su file per non vedenti
Ordina
  • Salve mi rivolgo a voi non sapendo che altro fare! Mia nonna ha 92 anni ma purtroppo ha difficoltà a leggere. Stò cercando una libreria specializzata per non vedenti per cercare degli audiolibri. Sono stata in varie librerie ma il materiale scarseggia.
    Potete darmi indicazioni in merito?
    Ringrazio anticipatamente
    Valeria
    non+autenticato

  • Da un lato l'editore è consapevole del fatto che un bestseller in formato digitale costituirebbe un suicidio economico ve ne fosse anche una sola copia in circolazione, dall'altro una platea di utenti ipovedenti si ritroverebbe con uno strumento che abbatterebbe ogni barriera informativa e culturale.

    La soluzione può essere cercata a metà strada utilizzando un formato protetto di ebook che richieda obbligatoriamente l'uso di un lettore di smartcard.

    Da una parte gli utenti ipovedenti accetterebbero il compromesso dell'acquisto di un lettore di smartcard (anche tramite sovvenzioni statali) e dall'altra gli editori vedrebbero aumentati i livelli di sicurezza intrinseca del formato ebook, considerando che pochi utenti possiedono un lettore e che comunque è richiesta la specifica smartcard per poter accedere ai contenuti digitali.

    Non si dimentichino gli editori che già oggi vi sono circuiti pirata in cui i bestseller vengono scansionati con comuni scanner da 150euro e riprodotti digitalmente in formato slideshow al ritmo di 200 pagine l'ora, per poi essere scambiati liberamente in rete.

    Una chiusura totale da parte degli editori verso un formato ebook criptato con chiave asimmetrica rappresenterebbe una miopia commerciale più grave di quella degli utenti svantaggiati che si vorrebbe escludere.

    Tamerlano


















    non+autenticato
  • > Da un lato l'editore è consapevole del fatto che un   
    > bestseller in formato digitale costituirebbe un suicidio
    > economico ve ne fosse anche una sola copia in
    > circolazione,

    ma un libro non è una canzone.... io compro libri nelle edizioni economiche ma se un libro mi piace ricompro lo stesso libro ben rilegato in modo da poterlo conservare. chi compra un libro lo compra perche lo vuole sentire in mano e leggere dove vuole e non su di un monitor. per non parlare di chi li compra solo per tenerli esposti... non credo che un libro in formato digitale, anche se venisse divulgato ai non vedenti, diminuirebbe le vendite.
    non+autenticato
  • > ma un libro non è una canzone.... io compro
    > libri nelle edizioni economiche ma se un
    > libro mi piace ricompro lo stesso libro ben
    > rilegato in modo da poterlo conservare. chi
    > compra un libro lo compra perche lo vuole
    > sentire in mano e leggere dove vuole e non
    > su di un monitor. per non parlare di chi li
    > compra solo per tenerli esposti... non credo
    > che un libro in formato digitale, anche se
    > venisse divulgato ai non vedenti,
    > diminuirebbe le vendite.

    piacerebbe a tutti crederci, ma onestamente ti posso assicurare che non è così: quando ti si pone dinanzi la scelta tra dover spendere 20euro per un libro di narrativa senza sapere se ti piacerà e la possibilità di leggerlo in formato ebook su un portatile completamente gratis, ti assicuro che la maggioranza delle persone con cultura informatica preferirebbe di gran lunga la seconda soluzione.

    Se non gli è piaciuto l'ebook pensi che comprerebbero la versione cartacea solo per onestà nei confronti dell'autore?
    E se l'editore dovesse vendere solo le copie che sono piaciute sulla falsariga del "soddisfatti o rimborsati" le vendite crollerebbero del 50%.

    E molti libri una volta letti in formato ebook, benchè siano piaciuti non si ha nessuna voglia di comprarseli anche in formato cartaceo, molti libri sono "usa e getta" come i film, una volta scoperto il colpevole la suspance finisce....

    E in Italia il fenomeno dell' ebooksharing p2p non decolla solo perchè è necessario uno scanner da 150euro per fare un buon lavoro e il risultato è un file da circa 13MB per un libro da 200 pagine.

    Aspetta qualche anno e vedrai come si imporrà all'attenzione anche il problema del sharing di ebook....

    Tamerlano











    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > piacerebbe a tutti crederci, ma onestamente
    > ti posso assicurare che non è così: quando
    > ti si pone dinanzi la scelta tra dover
    > spendere 20euro per un libro di narrativa
    > senza sapere se ti piacerà e la possibilità
    > di leggerlo in formato ebook su un portatile
    > completamente gratis, ti assicuro che la
    > maggioranza delle persone con cultura
    > informatica preferirebbe di gran lunga la
    > seconda soluzione.


    Non sono d'accordo.
    A parte le difficoltà di fare un buon lavoro usando uno scanner, sinceramente se devo leggere un libro di 700 pagine preferisco averlo in versione cartacea.
    Magari aspetto che esca l'edizione economica, quello sì...
    Penso di avere una discreta cultura informatica.
    Sono sicuro di avere una gran passione per la lettura.

    Nemesy
    non+autenticato

  • >
    > Non sono d'accordo.
    > A parte le difficoltà di fare un buon lavoro
    > usando uno scanner, sinceramente se devo
    > leggere un libro di 700 pagine preferisco
    > averlo in versione cartacea.
    > Magari aspetto che esca l'edizione
    > economica, quello sì...

    Sulla qualità della scansione puoi fidarti, già a 100dpi con un EPSON1660 i risultati sono eccezionali in quanto a definizione.

    Sul fatto che la versione cartacea sia comunque un plus sono d'accordo , ma quando ti chiedono 20 euro per copia allora diventa dura dover aspettare la tascabile economica e se c'è l'ebook disponibile qualche capitolo non lo disdegni affatto.....

    Tamerlano












    non+autenticato
  • > Sul fatto che la versione cartacea sia
    > comunque un plus sono d'accordo , ma quando
    > ti chiedono 20 euro per copia allora diventa
    > dura dover aspettare la tascabile economica
    > e se c'è l'ebook disponibile qualche
    > capitolo non lo disdegni affatto.....

    Mah, pare che qui tutti si siano dimenticati dell'esistenza di posti bellissimi chiamati biblioteche....
    non+autenticato
  • non è una questione di risoluzione...
    io sono riuscito a trovare qualche libro in internet e l'ho letto ma non x questo non cercavo il libro in libreria... anzi... se uno ama veramente la lettura non si accontenta di vedere dei caratteri stampati su di un monitor ma li deve sentire in mano. E non si puo neanche dire che dipende dalla cultura informatica (personalmente studion ing. informatica) .
    Credo che in italia esistano 3 tipi di persone che comprano libri: chi vuole riempire la libreria (fose i + e con i file nn si riempie); chi ama la lettura (e compererà sicuramente il libro) e i lettori occasionale (quelli che comprano 1 libro ogni 2 o 3 anni) quest'ultimi credo che copieranno e basta.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > non è una questione di risoluzione...
    > io sono riuscito a trovare qualche libro in
    > internet e l'ho letto ma non x questo non
    > cercavo il libro in libreria... anzi... se
    > uno ama veramente la lettura non si
    > accontenta di vedere dei caratteri stampati
    > su di un monitor ma li deve sentire in mano.

    il problema è che la gran parte dei libri sono carta straccia (ognuno per motivi individualmente diversi), e te ne accorgi solo a metà, quando hai già speso una cifra per acquistarli.
    Così finisci per comprare solo quello che è stato vagliato e suggerito da terzi senza prenderti dei rischi, vuoi per poco tempo ma soprattutto per non spendere follie.

    Poi ti capita di scoprire un modo alternativo di leggere, certo meno riposante e agevole lo riconosco, però ti apre la possibilità di prenderti tutto il tempo per decidere se la lettura vale la pena o meno. E troppo spesso i libri non valgono il prezzo di copertina.

    Per esempio se non fosse stato per l'ebook disponibile non avrei mai scoperto questa gustosa chicca di Vittorio Russo e pur dopo averlo letto ed apprezzato non sento il bisogno feticistico di possederne la copia cartacea....

    http://www.liberliber.it/biblioteca/r/russo/santit...

    Anzi ti dirò, la possibilità di "prestarlo" con un semplice link mi rende più facile condividerlo.
    In altri casi potrei decidere di acquistare un libro su carta dopo le prime 100 pagine di ebook, soprattutto per il confort visivo non tanto per il dover annusare la carta fresca di stampa.....

    Le categorie di lettori che citi sono forse di più, occorrerebbe un approfondito studio sociologico, certamente esiste la categoria del lettore _feticista_....

    Tamerlano

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Da un lato l'editore è consapevole del fatto
    > che un bestseller in formato digitale
    > costituirebbe un suicidio economico ve ne
    > fosse anche una sola copia in circolazione,
    > dall'altro una platea di utenti ipovedenti
    > si ritroverebbe con uno strumento che
    > abbatterebbe ogni barriera informativa e
    > culturale.
    >
    > La soluzione può essere cercata a metà

    > strada utilizzando un formato protetto di
    > ebook che richieda obbligatoriamente l'uso
    > di un lettore di smartcard.
    >
    > Da una parte gli utenti ipovedenti
    > accetterebbero il compromesso dell'acquisto
    > di un lettore di smartcard (anche tramite
    > sovvenzioni statali) e dall'altra gli
    > editori vedrebbero aumentati i livelli di
    > sicurezza intrinseca del formato ebook,
    > considerando che pochi utenti possiedono un
    > lettore e che comunque è richiesta la
    > specifica smartcard per poter accedere ai
    > contenuti digitali.
    >
    > Non si dimentichino gli editori che già oggi
    > vi sono circuiti pirata in cui i bestseller
    > vengono scansionati con comuni scanner da
    > 150euro e riprodotti digitalmente in formato
    > slideshow al ritmo di 200 pagine l'ora, per
    > poi essere scambiati liberamente in rete.
    >
    > Una chiusura totale da parte degli editori
    > verso un formato ebook criptato con chiave
    > asimmetrica rappresenterebbe una miopia
    > commerciale più grave di quella degli utenti
    > svantaggiati che si vorrebbe escludere.
    >
    > Tamerlano
    >

    Caro tamerlano
    Siamo alle solite!
    Perche non complicare il semplice attraverso l'inutile?

    La traduzione in termini "reali" della tua proposta suona più o meno così (posto che usi la crittografia asimmetrica come tu dici):

    1) ciascuna copia (essendo asimmetrica la crittografia che tu proponi) sarebbe cifrata "individualmente" con la chiave pubblica del non vedente che paga la sua copia (ogni copia sarebbe quindi individualmente prodotta e già questo è discutibile)

    2) il non vedente in questione legge (decifra) la copia con la sua chiave privata.

    3) il non vedente richiesto da un suo amico parimenti non vedente di avere in "prestito la copia" la cifra con la chiave pubblica dell'amico (rendendo di fatto la copia fruibile come l'originale da parte dell'amico).
    Oppure la decifra semplicemente e la da in chiaro all'amico rendendo la copia universalmente fruibile.

    4) sia nel primo che nel secondo caso sei tornato (di fatto) alla situazione "non crittogafata" ma in compenso ti sei complicato inutilmente la vita.

    L'attacco descritto si chiama "access right downscaling" ed è descritto in un sacco di manuali di sicurezza.

    Lesson learned :

    1) la sicurezza è una cosa seria non mi pare il casodi fare gli obbisti "improvvisati".

    2) L'unica vera soluzione è quella proposta dai non vedenti unita ad uno (al momento poco probabile) "scatto di reni" della imprenditorialità degli editori che rinnovino il loro modello di business ormai superato dalla storia!

    THe Megatroll
    non+autenticato

  • > Caro tamerlano
    > Siamo alle solite!
    > Perche non complicare il semplice attraverso
    > l'inutile?

    Caro THe Megatroll , la tua analisi parte bene, il meccansmo tecnico lo hai compreso, sulla smartcard del nonvedente è presente la sua chiave privata alla quale però non può accedere in chiaro in quanto è embedded nella smartcard stessa

    L'unica chiave in chiaro e disponibile è la chiave pubblica che va in coppia con la smartcard.

    Allora l'utente se vuole acquistare un ebook invia la sua chiave pubblica all'editore con la quale quest'ultimo prepara la personale copia per il nonvedente e gliela invia dopo il relativo pagamento con carta di credito.

    L'utente a questo punto riceve il suo file criptato e lo speciale visualizzatore provvede a caricare dalla smartcard inserita la chiave privata per poter decrittare il file.

    La decrittazione avviene in memoria e dunque non vi sono in giro ebook in chiaro, solo chi ha la smart autorizzata può leggere a video il libro.

    Se il cliente vuole prestare il libro all'amico gli deve prestare anche la smartcard per poterlo leggere esattamente come quando presti la bianchina all'amico per vedere un film su D+.

    Questo è il meccanismo, operativamente semplice considerati i vantaggi per il nonvedente che ha come alternativa il nulla.
    Ed è un meccanismo che cerca di offrire un minimo di garanzia all'editore per evitare che l'amico disonesto del nonvedente si faccia la sua copia personale dell'ebook in chiaro e la distribuisca in p2p al mondo intero.

    Certo come non è possibile proteggere un'immagine sul web non è possibile proteggere nemmeno un ebook nel momento in cui lo visualizzi a video, basta un capture e salvi la pagina come se fosse passata sotto uno scanner.
    ma se ci rifletti questa operazione è equivalente alla scansione di un libro cartaceo e richiede tempo per salvarsi ogni singola pagina.
    Quindi il rischio per l'editore diventa equivalente a quello che già corre sul mezzo cartaceo, il quale una volta scansionato può essere moltiplicato x1000 a costo zero in formato ebook in chiaro e distribuito in p2p.

    Tamerlano






    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > > Caro tamerlano
    > > Siamo alle solite!
    > > Perche non complicare il semplice
    > attraverso
    > > l'inutile?
    >
    > Caro THe Megatroll , la tua analisi parte
    > bene, il meccansmo tecnico lo hai compreso,
    > sulla smartcard del nonvedente è presente la
    > sua chiave privata alla quale però non può
    > accedere in chiaro in quanto è embedded
    > nella smartcard stessa
    >
    > L'unica chiave in chiaro e disponibile è la
    > chiave pubblica che va in coppia con la
    > smartcard.
    >

    Ti ringrazio per la considerazione!

    > Allora l'utente se vuole acquistare un ebook
    > invia la sua chiave pubblica all'editore con
    > la quale quest'ultimo prepara la personale
    > copia per il nonvedente e gliela invia dopo
    > il relativo pagamento con carta di credito.
    >
    > L'utente a questo punto riceve il suo file
    > criptato e lo speciale visualizzatore
    > provvede a caricare dalla smartcard inserita
    > la chiave privata per poter decrittare il
    > file.

    Bene quindi decifra il file (ovviamente senno non lo legge)...
    e adesso che il file è decifrato ce vogliamo fare ce lo teniamo o lo buttiamo alle ortiche?

    >
    > La decrittazione avviene in memoria e dunque
    > non vi sono in giro ebook in chiaro, solo
    > chi ha la smart autorizzata può leggere a
    > video il libro.

    Scusa ma non mi risulta che la memoria sia un dispositivo di sola lettura a te invece si?

    Chi ti impedisce di salvare il contenuto l'editore "in person"?.!

    >
    > Se il cliente vuole prestare il libro
    > all'amico gli deve prestare anche la
    > smartcard per poterlo leggere esattamente
    > come quando presti la bianchina all'amico
    > per vedere un film su D+.


    Assolutamente no il paragone è sbagliato per almeno 3 motivi

    1) la copia (in chiaro) stà in memoria (lo abbiamo già appurato) quindi può essere salvata e passata a chicchessia.

    2) D+ usa cifratura simmetrica (non potrebbe fare altrimenti dato che va in "broadcast").

    3) il "film" D+ e le smart card "craccate" sono lo "sport nazionale".



    >
    > Questo è il meccanismo, operativamente
    > semplice considerati i vantaggi per il
    > nonvedente che ha come alternativa il nulla.
    > Ed è un meccanismo che cerca di offrire un
    > minimo di garanzia all'editore per evitare
    > che l'amico disonesto del nonvedente si
    > faccia la sua copia personale dell'ebook in
    > chiaro e la distribuisca in p2p al mondo
    > intero.

    Vedi i tre punti sopra!

    >
    > Certo come non è possibile proteggere
    > un'immagine sul web non è possibile
    > proteggere nemmeno un ebook nel momento in
    > cui lo visualizzi a video, basta un capture
    > e salvi la pagina come se fosse passata
    > sotto uno scanner.
    > ma se ci rifletti questa operazione è
    > equivalente alla scansione di un libro
    > cartaceo e richiede tempo per salvarsi ogni
    > singola pagina.
    > Quindi il rischio per l'editore diventa
    > equivalente a quello che già corre sul mezzo
    > cartaceo, il quale una volta scansionato può
    > essere moltiplicato x1000 a costo zero in
    > formato ebook in chiaro e distribuito in
    > p2p.
    >
    > Tamerlano

    Quindi riassumendo (anche nella migliore delle ipotesi) la situazione (lo ammetti tu stesso) rimane quella precedente e tu ti sei complicato la vita "gratis" senza risolvere il problema...

    Complimenti!

    Non ti aspettare che ti assuma come "esperto" di sicurezza !

    THe MegatrollFicoso


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    non+autenticato
  • La battuta sarà anche scontata, ma non trovo di meglio per definire il tutto. La risposta di Pietrosanti ha alcuni punti interessanti, altri nebulosi, altri ancora retorici, ma di poca sostanza.

    Il problema di base è uno solo: la maggior parte dei prodotti editoriali è scarsamente accessibile ai non vedenti. Su questa base, dire che in futuro molto materiale potrà essere acquistato in rete è un bel discorso, ma non sposta di un millimetro il problema: questo succederà quando i detentori dei diritti su quel materiale lo vorranno, la legge non lo impone né si tratta di un impegno morale preso con chicchessia, tanto più che quando questo succederà le motivazioni saranno puramente economiche, per utilizzare un nuovo canale di vendita o per tamponare il calo di vendite dei canali tradizionali. Sicuramente non sarà per filantropia o per favorire delle categorie svantaggiate.

    A me non risulta che un atto che la legge punisce possa essere considerato civile o di civiltà a priori: può esserlo se si tratta (dimostratamente) di un atto necessario, il problema è che qui le conclusioni precedono la dimostrazione. Il vero punto centrale del discorso è uno solo: secondo i detentori dei diritti i mezzi per ottenere questi supporti legalmente ci sono, sono stati citati due accordi con l'Unione Italiana Ciechi e una Biblioteca. Volendo confutare questa affermazione sarebbe stato molto più concreto dire perché questi accordi non sono sufficienti oppure non funzionano a dovere. Limitandosi a chiedere come ottenere legalmente i libri che concorrono al premio sortirà un solo tipo di risposta (sempre che ci sia): di rivolgersi all'UIC o alla Biblioteca citata, sulla base degli accordi già citati, e la discussione si arenerà lì senza possibilità di avanzamento.

    Infine, mi lascia a dir poco disgustato l'affermazione:
    "il primo atto che logica imporrebbe sarebbe disporre o fare disporre una ispezione SIAE, o GdF, su tutti i PC dei parlamentari italiani, e non solo su quelli dei vari deputati e senatori che hanno acquistato i file da noi, per rimuovere definitivamente il prodotto di una condotta che si dichiara dannosa."

    In altro intervento si dice che "Qualche altro parlamentare ha invece voluto restituire il file sostenendo di non voler aderire, ma Paolo Pietrosanti, organizzatore dell'operazione, ha fatto notare come sia poco credibile che un file di cui si ha copia possa essere "riconsegnato"."

    Prego? Se io ricevo un file che non ho diritto di possedere, magari per posta elettronica, anche se lo cancello è come se lo possedessi e ne sono responsabile? Ma questa è pura follia. E anche se fosse, e dovessi sorbirmi una perquisizione della GdF per questo, va anche bene, ma a questo punto mi sento in diritto di rivalermi su chi me lo ha inviato, per danni morali e materiali, perdite di tempo ecc ecc. Su questa base mi pare che la logica dello scrivente sia un po' pericolosa, soprattutto per lo scrivente stesso.

    In definitva, si può concordare con gli obiettivi di fondo della protesta, ma l'implementazione mi pare nebulosa, con tanta retorica e argomentazioni in parte discutibili, in parte inutili: si dica chiaramente quali sono le difficoltà, cosa sono gli 'accordi' citati e si vada avanti, così si fa solo il gioco dell'altra parte.
    DPY
    380
  • Dry:

    Il problema di base è uno solo: la maggior parte dei prodotti
    editoriali è scarsamente accessibile ai non vedenti. Su questa base,
    dire che in futuro molto materiale potrà essere acquistato in rete è
    un bel discorso, ma non sposta di un millimetro il problema: questo
    succederà quando i detentori dei diritti su quel materiale lo
    vorranno, la legge non lo impone né si tratta di un impegno morale
    preso con chicchessia, tanto più che quando questo succederà le
    motivazioni saranno puramente economiche, per utilizzare un nuovo
    canale di vendita o per tamponare il calo di vendite dei canali
    tradizionali. Sicuramente non sarà per filantropia o per favorire
    delle categorie svantaggiate.

    Francesco:

    Sono quasi totalmente d'accordo con Dry, e infatti mi affido allo sviluppo
    tecnologico e alle necessità del mercato e non alla filantropia. Tanto più
    che neanche il computer, lo scanner e la sintesi vocale sono stati inventati
    per filantropia. Dissento invece su un punto, quando Dry dice che la legge e
    lo Stato non possono
    ficcare il naso nei fatti dei detentori dei diritti.
    Il mandriano è il titolare del diritto sulle mucche, ma lo Stato impone che
    il latte che egli distribuisce deve essere controllato da certi laboratori,
    o che i vitelli vadano macellati in un certo modo e in un certo luogo. Ma è
    cibo, c'entra il problema della igiene pubblica! Ok. Io costruisco una
    scuola,
    privata, sono detentore dei diritti su quella scuola, ma devo
    assicurarmi che le aule abbiano certe volumetrie e certe illuminazioni, ma
    ancora meglio, che negli ascensori e nei bagni possano entrare anche allievi
    in carrozzina. Ma scusa, io sono detentore del diritto e non posso decidere
    che quelli in carrozzina a scuola non ce li voglio? Se a questo poi aggiungi
    che i detentori di questi diritti:
    1) ricevono abbondanti contributi dallo Stato;
    2) rifilano il 25% del loro prodotto allo Stato (si legga la relazione alla
    commissione cultura dell'AIE che ho postato ieri in lista);
    mi pare quantomeno sconcertante che si dica che, no, in quell'ambito la
    collettività, la legge, lo Stato, gli altri interessi che questo deve
    tutelare, non ci debbano ficcare il naso!

    Dry:

    A me non risulta che un atto che la legge punisce possa essere
    considerato civile o di civiltà a priori: può esserlo se si tratta
    (dimostratamente) di un atto necessario, il problema è che qui le
    conclusioni precedono la dimostrazione.

    Francesco:

    Qualche decennio fa chi non voleva fare il militare per ragioni etiche,
    quindi per definizione opinabili, finiva dritto dritto in un carcere
    militare.
    Secondo il ragionamento di Dry l'obiettore di coscienza sbagliava ed era
    giusto che si facesse quell'annetto di galera perché non è mai dimostrato a
    priori che non ci sarà una guerra, che quella guerra non avrà un carattere
    difensivo e che quindi sia necessaria. Oggi l'obiezione di coscienza è
    garantita dalla legge. Qual è il momento in cui l'atto illegale si è
    dimostrato necessario per dar forza di diritto a quello che prima era
    considerato un atto illegale?
    Comunque, una cosa è chiara, a Dry
    manca completamente il discernimento tra atto illegale e atto di
    disobbedienza civile. Io ho mandato quei file ai parlamentari, ci ho scritto
    sotto nome, cognome, indirizzo, numero di telefono ed ho dato la mia
    disponibilità a pagarne tutte le conseguenze amministrative e penali.
    Inoltre, Dry ignora che in questo caso non v'è proprio nulla da
    dimostrare, ma solo due interessi in conflitto da conciliare.

    Dry:

    Il vero punto centrale del
    discorso è uno solo: secondo i detentori dei diritti i mezzi per
    ottenere questi supporti legalmente ci sono, sono stati citati due
    accordi con l'Unione Italiana Ciechi e una Biblioteca.

    Francesco:

    Ed è stata detta anche qualche bugia. Gli accordi di cui sopra parlano di un
    generico impegno da parte dell'AIE a sensibilizzare i propri soci alle
    problematiche dell'accessibilità. Sono loro, i detentori del diritto, a
    dover
    dimostrare che una generica sensibilizzazione può risolvere un problema!

    Dry:

    Volendo
    confutare questa affermazione sarebbe stato molto più concreto dire
    perché questi accordi non sono sufficienti oppure non funzionano a
    dovere. Limitandosi a chiedere come ottenere legalmente i libri che
    concorrono al premio sortirà un solo tipo di risposta (sempre che ci
    sia): di rivolgersi all'UIC o alla Biblioteca citata, sulla base
    degli accordi già citati, e la discussione si arenerà lì senza
    possibilità di avanzamento.

    Francesco:

    Dry ha completamente frainteso. Noi non stiamo chiedendo nulla né agli
    editori né all'Unione Italiana Ciechi. E' come se non funzionando l'ospedale
    sotto casa si andasse a chiederne conto al dermatologo che ci lavora e non,
    quantomeno, al direttore dell'ASL di competenza! Per quanto consta a noi,
    beneficiari presunti di quegli accordi, se vogliamo leggere i libri del
    Premio Strega come può fare chiunque prima della premiazione (e
    probabilmente anche dopo, salvo magari quello del vincitore) a noi tocca
    acquisirli allo scanner. Di parlare di quell'accordo, a noi, non era neanche
    passato per la testa in quanto non funzionando come non funziona, si tende
    proprio a dimenticarne l'esistenza. Noi stiamo ponendo un problema alla
    società e alla politica che ha il diritto e il dovere di sapere:
    1) che efficacia abbiano i soldi spesi dalla collettività a favore degli
    editori e delle cosiddette categorie protette;
    2) se a tutti i cittadini, come è scritto nell'articolo 3 della
    Costituzione, sono garantite pari opportunità di accesso alla cultura.

    Dry:

    Infine, mi lascia a dir poco disgustato l'affermazione:
    "il primo atto che logica imporrebbe sarebbe disporre o fare disporre
    una ispezione SIAE, o GdF, su tutti i PC dei parlamentari italiani, e
    non solo su quelli dei vari deputati e senatori che hanno acquistato
    i file da noi, per rimuovere definitivamente il prodotto di una
    condotta che si dichiara dannosa."

    In altro intervento si dice che "Qualche altro parlamentare ha invece
    voluto restituire il file sostenendo di non voler aderire, ma Paolo
    Pietrosanti, organizzatore dell'operazione, ha fatto notare come sia
    poco credibile che un file di cui si ha copia possa
    essere "riconsegnato"."

    Prego?

    Francesco:

    A Dry manca il gusto del paradosso. Quello che tanto lo ha scandalizzato,
    leggendolo come ha fatto alla lettera,
    voleva solo sottolineare che di furto di bit bisognerà ragionare in termini
    un tantino diversi da quelli
    dell'abigeato.
    Un saluto,
    Francesco Tranfaglia.


  • - Scritto da: tomjoad
    >> millimetro il problema: questo
    >> succederà quando i detentori dei diritti su
    >> quel materiale lo
    >> vorranno, la legge non lo impone né si
    >> tratta di un impegno morale
    >> preso con chicchessia,
    ....
    > per filantropia. Dissento invece su un
    > punto, quando Dry dice che la legge e
    > lo Stato non possono
    > ficcare il naso nei fatti dei detentori dei
    > diritti.

    Anch'io dissento: solo che non ho detto questo, ho solo detto che al momento la legge non lo fa. Ricapitoliamo: l'affermazione iniziale era che in futuro molte opere dell'ingegno, non solo libri ma anche (e soprattutto) opere di altro genere, verranno venduti in rete. Io ho detto che così come siamo ora ciò potrebbe avvenire, ma per motivi commerciali, non perché ci si mette di mezzo la legge a imporlo. Tra l'altro, il fatto che una cosa sia venduta su internet, e quindi scaricata direttamente, non implica più, e da un bel pezzo, che quella cosa possa essere fruita in tutti i modi possibili: i formati chiusi/non documentati e le tecnologie di DRM sono lì proprio per limitare i possibili modi di utilizzo.
    Io ho scritto che 'la legge non lo impone', da qui a leggerlo come 'la legge non deve imporlo' c'è una distorsione notevole.

    > Il mandriano è il titolare del diritto sulle
    > mucche, ma lo Stato impone che
    > il latte che egli distribuisce deve essere
    > controllato da certi laboratori,
    > o che i vitelli vadano macellati in un certo
    > modo e in un certo luogo.

    Bene, quando imporrà che le opere di ingegno siano fruibili anche in altri modi, questo discorso avrà un senso. Al momento non mi sembra che lo faccia, se per caso ha intenzione di farlo a breve non vedo la necessità di questa protesta, se non ha intenzione di farlo... siamo al punto di prima.

    > Dry:
    >
    > A me non risulta che un atto che la legge
    > punisce possa essere
    > considerato civile o di civiltà a priori:
    > può esserlo se si tratta
    > (dimostratamente) di un atto necessario, il
    > problema è che qui le
    > conclusioni precedono la dimostrazione.
    >
    > Francesco:
    >
    > Qualche decennio fa chi non voleva fare il
    > militare per ragioni etiche,
    > quindi per definizione opinabili, finiva
    > dritto dritto in un carcere
    > militare.
    > Secondo il ragionamento di Dry l'obiettore
    > di coscienza sbagliava ed era
    > giusto che si facesse quell'annetto di
    > galera perché non è mai dimostrato a
    > priori che non ci sarà una guerra, che
    > quella guerra non avrà un carattere
    > difensivo e che quindi sia necessaria.

    Anche qui siamo sulla fantasia pura: proviamo a ridirlo da un altro punto di vista. Quando una legge considera una cosa illegale, è possibile che sia necessario doverla fare ugualmente, ma bisogna fornire delle pezze di appoggio. Nel caso del comunicato precedente, era il caso PRIMA DI TUTTO di fornire queste pezze, e poi di fare tutto il discorsone. In particolare, queste pezze non sono state fornite: il comunicato degli editori ha parlato di quei due fantomatici accordi, ho capito che questi accordi sono praticamente inutili, ma questo me lo dici ora, nel comunicato originale non era scritto. Se per i non vedenti e le persone che hanno competenze specifiche in materia questo particolare può essere ovvio, tutta questa iniziativa non è rivolta a queste persone, ma a gente non esperta nel settore, che quindi non può immaginarlo. Come tale, prima si offrano queste pezze di appoggio, si critichi l'accordo, si spieghi perché non funziona, ecc ecc, e poi ci si costruiscano sopra le motivazioni del gesto. Così invece, tante belle parole e fatti pochi. Se questo viene ritenuto il sistema migliore per convincere le persone, a me sembra il sistema migliore per convincere le pecore, quelli che ascoltano, si lasciano incantare dalle parole, e non valutano criticamente quello che gli viene detto.

    Il paragone dell'obiezione di coscienza è anch'esso travisato: non ho richiesto una dimostrazione matematica della necessità di dover fare questo, ho chiesto delle motivazioni coerenti: posso capire chi si è fatto arrestare per non fare il militare, così come non capirei chi ha disertato per non fare il militare nel momento in cui poteva fare l'obiettore di coscienza, a meno che mi porti delle motivazioni concrete sul perché la scelta dell'obiezione gli è stata impedita. Parallelamente, capisco benissimo la Vostra protesta, nel momento in cui mi si faccia vedere che non c'era altro modo, e che i fantomatici accordi, che secondo gli editori risolverebbero il problema da soli, sono una bolla di sapone.

    Ripeto: non ho detto che una azione illegale è ingiustificabile di per se, ho detto che se viene fatta deve essere spiegata, e spiegata esaurientemente, possibilmente prima di farla, non dopo. A questo punto ho il vago sospetto che in questo tuo commento si segua lo stesso schema: fatti concreti pochi, ma è molto meglio travisare lo scritto dell'interlocutore per poterlo smontare più facilmente.

    Segue nel prossimo commento.
    DPY
    380
  • DPY (ops, scusami il leso nick):

    Bene, quando imporrà che le opere di ingegno siano fruibili anche in altri modi, questo discorso avrà un senso. Al momento non mi sembra che lo faccia, se per caso ha intenzione di farlo a breve non vedo la necessità di questa protesta, se non ha intenzione di farlo... siamo al punto di prima.

    Francesco:

    DPY, DPY, rileggiti! Secondo te per che cosa stiamo facendo questa protesta? Per rompere le scatole ai lettori di Punto Informatico? O per chiedere una legge che _imponga_ agli editori di metterci in condizione realmente di fruire i libri senza dover ritrasformare in file quello che in tipografia è arrivato in file?

    In verità, pensavo che la puntualità seppur nell'errore delle tue argomentazioni testimoniassero del fatto che tu eri al corrente di tutta l'iniziativa, di cui il comunicato in risposta agli editori è solo l'ultimo atto. Riepilogo:

    1) un mese fa abbiamo acquisito con lo scanner i 12 libri finalisti del premio strega;
    2) il 5 giugno abbiamo annunciato in una conferenza stampa, ripresa addirittura in prima pagina dal Riformista nonché da altri organi di informazione, che, per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul paradosso di dover ritrasformare in file quel che nasce come file avremmo "venduto" i libri del premio strega al costo del 6% del prezzo di copertina a copertura dei diritti d'autore.
    3) il 9 giugno, presso la sala delle bandiere del Parlamento Europeo a Roma abbiamo tenuto un convegno ed io ho venduto a un europarlamentare in diretta radio la prima copia del dischetto; durante il convegno è stato anche annunciato che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio TGianni Letta aveva fatto inserire un emendamento al DDL sull'accessibilità dei siti web in discussione in questi giorni in Parlamento che imporrebbe agli editori di fornire alle scuole in cui sono inseriti alunni disabili i libri in formato digitale; come vedi, la mucca sarà del mandriano, ma il Parlamento può, se vuole, anche decidere di stabilire come deve essere costruita la stalla. La proposta emersa dal convegno è più avanzata, vorremmo che si imponesse che gli editori consegnino alla Biblioteca di Stato oltre alle 3 copie cartacee di tutto ciò che viene stampato, una copia del file che finisce in tipografia, da mettere a disposizione di quelle entità che siano in grado di rendere accessibile il libro garantendo che non vengano piratati;
    4) Il 19 giugno abbiamo venduto alcune copie dei dischetti coi libri del premio strega davanti alla sede della fondazione Bellonci dove venivano selezionati i finalisti. Per inciso, c'era pure la polizia;
    5) la settimana scorsa abbiamo spedito una copia dei 5 libri finalisti in formato digitale a tutti i deputati e senatori della Repubblica, chiedendo di pagarceli, di restituirceli, di chiamare la polizia oppure di agire per sostenere la nostra proposta del 9 giugno; molti non hanno risposto, alcuni hanno restituito i libri, altri si sono offerti di pagare e di farsi portavoce delle nostre ragioni;
    6) A questo punto l'Associazione Editori ha emesso un comunicato che ci accusava di essere volgari pirati e che la soluzione, appunto, esisteva ed erano quei due accordi con l'UIC e la Biblioteca per Ciechi Regina Margherita di Monza;
    7) La risposta al comunicato degli editori è quella che ti ha tanto scandalizzato; sappi, DPY, che gli editori sanno benissimo di come funzionano quegli accordi, ma fino a quando non abbiamo mandato i file ai parlamentari hanno fatto orecchie da mercante...
    8) giovedì sera ci sarà la premiazione del vincitore del premio strega, e a Villa Giulia ci saremo anche noi, coi nostri dischetti;
    9) dopo? dopo andremo avanti. A oltranza, fino a quando non potremo, come te, come tutti, comprare il libro nel formato che ci è più adatto, senza dover attendere intermediazioni di associazioni e biblioteche speciali.
    Ora, caro DPY, tu potrai condividere o no il merito o il metodo di questa battaglia. Ma tutto puoi fare, tranne che permetterti di dire che non abbiamo spiegato bene le nostre ragioni solo leggendo un comunicato in risposta a un altro, entrambi facenti parte di una catena di eventi che ti erano e ti sono del tutto ignoti, ma non certo per colpa nostra.
    Best regards,
    Francesco Tranfaglia.
  • - Scritto da: tomjoad

    > Ora, caro DPY, tu potrai condividere o no il
    > merito o il metodo di questa battaglia. Ma
    > tutto puoi fare, tranne che permetterti di
    > dire che non abbiamo spiegato bene le nostre
    > ragioni solo leggendo un comunicato in
    > risposta a un altro, entrambi facenti parte
    > di una catena di eventi che ti erano e ti
    > sono del tutto ignoti, ma non certo per
    > colpa nostra.

    Cerchiamo di non arrampicarci sugli specchi: se in un comunicato non avete spiegato bene le vostre ragioni, io posso capire che documentandosi meglio le cose si potevano chiarire, ma il comunicato rimane lacunoso comunque. Io ho criticato il modo di scrivere quel comunicato, se poi tu ci vuoi leggere la critica a tutta l'iniziativa o il reato di lesa maestà, non è un problema mio.

    Io ho letto tutto quello che è stato scritto in merito su PI: l'unico link fornito era quello del sito personale di Pietrosanti, ove però non ho trovato alcun riferimento all'iniziativa. Se reputavi insufficiente quello che aveva scritto PI, potevi benissimo integrarlo con i tuoi commenti invece di partire a spada tratta formato cavaliere della tavola rotonda. Invece, a mio personale parere, hai preferito travisare le mie frasi distorcendole e trasformandole in un attacco a tutta l'iniziativa, presumibilmente perché ritenevi opportuno silenziare un commento non positivo.

    Sempre IMHO, questo è un modo scorretto di operare, e se questo arriva da un esponente dell'iniziativa, se vogliamo è proprio questo che può mettere l'iniziativa stessa in cattiva luce. E' ovvio che, contento tu, contenti tutti, se ritieni che in questo modo tu abbia dato una buona immagine di te e dell'iniziativa, avevi tutto il diritto di farlo, io rimango dell'opinione contraria.

    Qui si innesta un altro problema: è ovvio che quando si mette in piedi una iniziativa fatta per divulgare un problema o una necessità, ci saranno pochi lettori che si interessano, vanno a documentarsi e leggono tutta la documentazione in merito che riescono a trovare, ma la maggior parte si limiterà a leggere quello che trova scritto al momento e si farà un'opinione sulla base di quello. Come tale, se quello che è comparso sulla stampa ha contribuito a formare questa mia idea, tu puoi anche dirmi "Documentati meglio prima di parlare", ma tutti quelli che non si sono espressi, si sono fatti un'idea simile alla mia e non hanno seguito questa discussione saranno rimasti della loro opinione in barba ai tuoi sforzi. Questo per dire che sì, sarà vero che da un comunicato singolo non ci si poteva fare un'opinione precisa, ma almeno sarebbe il caso di cercare di scrivere questi comunicati nel modo più esauriente possibile. A casa mia questo significa specificare dati / notizie concrete, lasciando da parte retorica e bei discorsi vuoti. Non ritengo che il comunicato in questione abbia seguito queste guide, così come ritengo che se non ti fossi sbracciato per azzerarmi ma avessi fornito le notizie concrete che mancavano, avresti fornito all'iniziativa un servizio molto migliore di così.
    DPY
    380
  • Ti ho azzerato? Accidenti, ti mando il conto del mio psicanalista per curare il delirio di onnipotenza che mi susciti con le tue parole! Rispondendoti, invece, ti ho dato modo di continuare ad esprimere le tue critiche che, ancorché supponenti e poco documentate, mi interessavano eccome.

    Se ogni volta un comunicato dovesse riprendere tutti gli antefatti, nessuno lo leggerebbe. Sulla questione mancanza di un luogo dove raccogliere ed esporre tutta la documentazione a noi favorevole e sfavorevole, hai perfettamente ragione, vedremo di porvi rimedio, e ti ringrazio del consiglio.

    Infine, un suggerimento anche a te, se posso permettermi: se ti capita di portare avanti una battaglia politica, non ritenere mai che la maggioranza che non si è espressa abbia la tua stessa opinione! E' un errore che non mi sogno di fare io, non vedo perché dovresti farlo tu in questo caso che in fin dei conti non ti coinvolge in prima persona. O no?

    Ciao,
    Francesco.
  • Seconda parte

    > Inoltre, Dry ignora che in questo caso non
    > v'è proprio nulla da
    > dimostrare, ma solo due interessi in
    > conflitto da conciliare.

    No, qui invece c'è proprio da dimostrare che in questo caso i due interessi non sono stati ancora conciliati in modo soddisfacente per entrambi. Gli editori hanno detto la loro, la loro risposta non mi ha convinto per niente, mi aspettavo una risposta con dati concreti, e non chiacchiere.

    >
    > Dry:
    >
    > Il vero punto centrale del
    > discorso è uno solo: secondo i detentori dei
    > diritti i mezzi per
    > ottenere questi supporti legalmente ci sono,
    > sono stati citati due
    > accordi con l'Unione Italiana Ciechi e una
    > Biblioteca.
    >
    > Francesco:
    >
    > Ed è stata detta anche qualche bugia. Gli
    > accordi di cui sopra parlano di un
    > generico impegno da parte dell'AIE a
    > sensibilizzare i propri soci alle
    > problematiche dell'accessibilità.

    Perfetto: questo è l'inizio di quello che avrei voluto sentire un comunicato fa, magari con qualche dettaglio in più, ed è quello che avrei voluto sentire all'inizio e non alla fine.

    > Francesco:
    >
    > Dry ha completamente frainteso. Noi non
    > stiamo chiedendo nulla né agli
    > editori né all'Unione Italiana Ciechi. E'
    > come se non funzionando l'ospedale
    > sotto casa si andasse a chiederne conto al
    > dermatologo che ci lavora e non,
    > quantomeno, al direttore dell'ASL di
    > competenza!

    Peccato che questo Vostro comunicato fosse una risposta a quello degli editori, con i quali avete parlato in prima persona e ai quali avete fatto delle domande precise. Ho capito che il fine ultimo è quello di fare una protesta più ampia e sensibilizzare lo Stato ma nel momento in cui si parla con gli editori, le cose devono essere coerenti con le argomentazioni alle quali si va a rispondere.

    > Dry:
    >
    > Infine, mi lascia a dir poco disgustato
    > l'affermazione:
    > "il primo atto che logica imporrebbe sarebbe
    > disporre o fare disporre
    > una ispezione SIAE, o GdF, su tutti i PC dei
    > parlamentari italiani, e
    > non solo su quelli dei vari deputati e
    > senatori che hanno acquistato
    > i file da noi, per rimuovere definitivamente
    > il prodotto di una
    > condotta che si dichiara dannosa."
    >
    > In altro intervento si dice che "Qualche
    > altro parlamentare ha invece
    > voluto restituire il file sostenendo di non
    > voler aderire, ma Paolo
    > Pietrosanti, organizzatore dell'operazione,
    > ha fatto notare come sia
    > poco credibile che un file di cui si ha
    > copia possa
    > essere "riconsegnato"."
    >
    > Prego?
    >
    > Francesco:
    >
    > A Dry manca il gusto del paradosso. Quello
    > che tanto lo ha scandalizzato,
    > leggendolo come ha fatto alla lettera,
    > voleva solo sottolineare che di furto di bit
    > bisognerà ragionare in termini
    > un tantino diversi da quelli
    > dell'abigeato.

    La prima citazione, presa da sola, potreva anche essere stata paradossale. Tuttavia la seconda non lo è, e siccome la prima la segue a ruota, il discorso assume un'aria molto più seria del previsto. Sarà anche che in effetti a me piacciono i discorsi concreti e non i paradossi, ma io al tuo posto avrei reso pubblica la prima e accuratamente evitato la seconda.

    > Francesco Tranfaglia.

    A proposito agente Smith, mi chiamo DPY (Non Dry come abbondantemente citato nell'intervento).
    DPY
    380