Se ti bucano dillo ai tuoi clienti

di Lamberto Assenti - Quando dati finanziari o delle carte di credito vengono catturati da qualcuno, quando c'è una voragine di sicurezza nei sistemi di un'azienda il cliente spesso non lo sa. La California ora cambia rotta. E l'Italia?

Roma - C'è molto di civile e rispettoso di utenti e clienti in una leggina appena passata negli Stati Uniti e che dovrebbe far riflettere chi difende ancora a spada tratta il sostanziale silenzio italiota sui problemi di sicurezza di banche, istituti finanziari e via dicendo.

Già. In California si è stabilito che tutte le imprese che operano in quello stato sono obbligate a comunicare ai propri clienti eventuali incursioni sui propri database o altri problemi di sicurezza che possano aver compromesso l'integrità dei dati dei clienti stessi. Se ciò non avviene, le imprese potranno essere denunciate dai clienti stessi e trovarsi a pagare sostanziosi danni per l'omissione di comunicazione.

Sembra roba da poco ma, invece, è una rivoluzione.
Da sempre qui da noi, ma è un vizio ben diffuso, istituti di credito e finanziari ma persino agenzie governative che trattano dati delicati oppure i soldi dei propri clienti si guardano bene dal far trapelare qualsiasi informazione su eventuali problemi di sicurezza. Per la stampa è persino difficile parlarne quando qualche dettaglio emerge, perché le prove sono sempre scarse e la propensione di questi organismi di ricorrere ai tribunali per difendere ad oltranza la propria immagine è invece elevatissima.

Ci sono aziende di consulenza, riconosciute per la loro imparzialità, che offrono ad istituti come le banche la possibilità di condividere le une con le altre in modo del tutto anonimo i problemi di sicurezza che si trovano ad affrontare. Un modo per evitare che ad un istituto accada quel che è già successo ad un altro.

In questo meccanismo virtuoso c'è però una pecca che lo rende indigeribile. In questo scambio di informazioni non si contemplano i diritti del cliente, quelli di sapere se l'azienda a cui ci si è rivolti è sicura, di capire se e come gestisce il problema e se, dunque, continuare a darle la propria fiducia.
Se i dati di un database sono compromessi, perché sono stati visti e copiati da qualcuno o perché qualcuno potrebbe utilizzarli a danno dell'utente, il cliente deve esserne informato. Questo, in Italia, non accade. Oppure c'è qualcuno disposto a credere che da noi mai siano stati compromessi dati finanziari, dati di carte di credito o di conti bancari di utenti e clienti italiani?

Difficile dire se alla California basterà una legge per riportare la trasparenza nei rapporti tra imprese e propri clienti. Ma è certo che viene stabilito un principio di elementare rispetto: scusatemi se è poco.

Lamberto Assenti
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