Claudio Tamburrino

Corea del Sud, via libera allo pseudonimo?

In attacchi informatici come gli ultimi subiti, i danni per i netizen, obbligati a usare i loro nomi reali, risultano decuplicati dal loro utilizzo

Roma - Il Governo sudcoreano starebbe pensando di abbandonare l'attuale sistema di autenticazione online che obbliga all'utilizzo esclusivo dei nomi reali.

La normativa che obbliga i siti che raccolgono più di 100mila visite al giorno a raccogliere nomi e generalità dei netizen, così costretti ad utilizzare i propri veri nomi, aveva negli anni passati spinto, per esempio, Google a rinunciare in parte a operare nel Paese.

A convincere le autorità, tuttavia, non sarebbe stata la pressione di aziende ICT come Google, ma l'attacco subito da alcuni siti locali in cui sarebbero stati compromessi i dati sensibili di oltre 35 milioni di utenti. Naturalmente con il fatto che i netizen sono costretti ad adottare i propri nomi reali, la fuga di dati conseguente è più grave e apre a maggiori possibilità di illecito sfruttamento dell'identità altrui.
Il ministro della Pubblica Amministrazione e della Sicurezza deve così ora riferire al Governo delle possibili misure che si potrebbero adottare per difendere le informazioni personali online dei cittadini: tra queste sembra esserci anche l'ipotesi di abolire l'attuale sistema di registrazione con nomi reali.

Claudio Tamburrino
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