Claudio Tamburrino

Cisco, l'arma in più della censura cinese?

Nuova denuncia per il presunto appoggio ai rastrellamenti online del governo di Pechino

Roma - Nuova denuncia nei confronti di Cisco: ancora una volta gli vengono contestati rapporti particolari con le autorità di Pechino.

A rivolgersi ai tribunali statunitensi, stavolta, sono 13 cittadini cinesi: sarebbero stati vittime nel loro paese di arresti e torture per dei contenuti pubblicati online e riterrebbero che in tutto questo Cisco abbia svolto un ruolo determinante in quanto fornitrice della strumentazione tecnica necessaria al controllo della rete, nonché addestratrice informatica degli uomini di Pechino.

Cisco ha respinto le accuse definite "senza basi" o mere ripetizioni di casi già in esame. È la terza volta, infatti, che l'azienda di San José viene portata in tribunale per questioni attinenti la collaborazione con Pechino.

Secondo l'ultima accusa, mossa dal movimento Falun Gong inviso a Pechino, Cisco avrebbe messo le sue tecnologie a disposizione delle autorità per creare quello che viene definito "Golden Shield" (scudo dorato) a protezione dell'"ordine online".
Attraverso Human Rights Law Foundation Falun Gong aveva portato davanti ad un tribunale statunitense Cisco per denunciarne la corresponsabilità nell'arresto e nella conseguente detenzione e tortura di 5mila suoi membri: è grazie alla sua tecnologia - sostiene l'accusa - che Pechino ha potuto stroncare il gruppo di coloro che dagli anni 90 considerava pericolosi dissidenti politici.

Cisco ha sempre detto di non offrire servizi o prodotti particolari alla Cina, ma di limitarsi a rispettare gli standard internazionali, nonché le leggi in materia statunitensi.

Sullo stesso argomento, peraltro, EFF ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sulle presunte responsabilità di Cisco e all'azienda intende sottoporre una petizione con cui le chiede di ergersi a difesa dei diritti umani degli attivisti cinesi.

Claudio Tamburrino
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