L'Australia verso l'open source?

A breve verrà presentata al Senato australiano una proposta di legge che chiederà alle pubbliche amministrazioni di preferire il software libero a quello proprietario

Roma - C'è un senatore democratico dietro la proposta di legge che presto sarà presentata al Senato australiano e che vorrebbe obbligare gli enti pubblici e le pubbliche amministrazioni del paese a preferire il software libero a quello proprietario nella pianificazione dei propri investimenti tecnologici.

"Se non sceglieranno software open source - spiega il proponente Brian Greig - gli enti pubblici dovranno specificare perché hanno scelto quello proprietario".

Secondo Greig fino a questo momento il Legislatore australiano non ha prestato attenzione all'open source anche in quei casi in cui gli acquisti del settore pubblico avrebbero potuto grandemente beneficiare a suo dire da questa scelta.
L'iniziativa di Greig è destinata a suscitare un vespaio nel paese dei Canguri. Un progetto analogo presentato in un parlamento regionale australiano da un altro membro del partito democratico, infatti, ha già scatenato molte polemiche. E ha indotto la "Initiative for Software Choice", un gruppo che rappresenta molti produttori, Microsoft compresa, a scrivere ai parlamentari chiedendo loro di bocciare la proposta.

Greig, che pure si è dichiarato "non anti-americano" né "anti-Microsoft", ha affermato che "le basse argomentazioni delle multinazionali del software contro l'open source sono basate sui propri interessi e studiate per creare paura, incertezza e dubbio".
21 Commenti alla Notizia L'Australia verso l'open source?
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  • Cari netizens, ecco un modo per battere il monopolio : fatevi Open Office.org

    http://distribution.openoffice.org/mirrors/

    e cercate la directory rc

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Cari netizens, ecco un modo per battere il
    > monopolio : fatevi Open Office.org
    >
    > http://distribution.openoffice.org/mirrors/
    >
    > e cercate la directory rc
    >

    grazie... ma preferisco lavorare, preferisco Office 2000/XP©
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Cari netizens, ecco un modo per battere il
    > > monopolio : fatevi Open Office.org
    > >
    > >
    > http://distribution.openoffice.org/mirrors/
    > >
    > > e cercate la directory rc
    > >
    >
    > grazie... ma preferisco lavorare

    e io no?

    do' ai miei clienti qualcosa che vale quanto ms office e mi ci faccio pagare.






    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Cari netizens, ecco un modo per battere il
    > > monopolio : fatevi Open Office.org
    > >
    > >
    > http://distribution.openoffice.org/mirrors/
    > >
    > > e cercate la directory rc
    > >
    >
    > grazie... ma preferisco lavorare, preferisco
    > Office 2000/XP©

    Tranquilli è quel solito agente provocatore di quasar che
    trolleggia malamente. Si nota dalla equazione
    argomentazioni=0
    (e infatti non firma i post: li firma solo quando si finge utente Linux
    e canta egualmente il peana a Microsoft ).

    Prospero
    non+autenticato
  • E' evidente che c'è qualcuno che ha parecchio interesse a speculare col software open (visto che poi comunque gli stati e i comuni comperano i pacchetti open dai soliti noti a prezzi stratosferici, non li ricevono mica gratis). Forse perché i margini sono più alti?

    Al di là di questo questo atteggiamento dell'Open per legge mi inquieta. Perché?

    Al di la di illazioni personali non ci sono dati di fatto che si debba preferire l'uno o l'altro, non ci sono dati di fatto che per gli impiegati o gli utenti sia meglio l'uno o l'altro. Non ci sono dati di fatto neanche se per lo stato sia un bene o un male migrare migliaia di computer coi rischi che comporta e considerando il fatto che, seppur l'open è bravo a clonare soluzioni generiche lo è un po' meno nel software specifico...

    Insomma questo software libero che si fa strada a mano di leggi liberticide mi pare proprio l'antefatto di qualcosa di più grosso... E non mi venite a citare soluzioni pseudopolitiche e populistiche del tipo "ma il software libero è l'unica alternativa demcoratica" "se ti serve qualcosa ce la aggiungi da te" etc etc Per il 99% del mondo rimarrà (ed è giusto così) un software installato sul pc con cui scrociarsi ogni giorno, nulla di più. Quindi tutte le ideologie che sono state strumentalizzate per fomentare il lavoro di chi fa open male si adattano a società che avanzano così apertamente e spudoratamente con iniziative da inciucio che per la MS e la Apple sono state sempre e solo ipotizzate (la collusione col mondo politico). Scommettiamo che molti di quei pc riceveranno software IBM? Che tra parentesi alla faccia di quello che si dice sul TCO ha lasciato stare la gestione di linux in prima persona cedendola a SuSe dopo un anno di spese insostenibili (c'è anche l'articolo su PI di circa un anno fa)? Quindi dove sarebbero sti gran vantaggi per le amministrazioni? Nelle spese esorbitanti per la migrazione? Nei contratti di assistenza per postazione che costeranno come una copia + assistenza per un software closed? Nel TCO che se non riesce ad essere contenuto per una delle sodietà che ha inventato l'informatica dovrebbe esserlo per uffici dove l'informatica è strumento e non ragione di vita?

    A me sto sparare sul closed e poi fare manovrine ai limiti della collusione per l'open sembra come quelle manifestazioni che si fanno per far cessare la pena di morte in America quando ci sono stati nel mondo dove quello è l'ultimo dei problemi di libertà e democrazia dell'individuo (cina, india, corea, cuba, le dittature in generale)
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Al di la di illazioni personali non ci sono
    > dati di fatto che si debba preferire l'uno o
    > l'altro,

    per te quindi il codice sorgente disponibile non è un VA ? (Valore Aggiunto)

    > Insomma questo software libero che si fa
    > strada a mano di leggi liberticide

    per ora si fa largo attraverso una condizione di monopolio sancita attraverso una sonora condanna in tribunale

    > Scommettiamo
    > che molti di quei pc riceveranno software
    > IBM?

    con le scommesse non costruisci argomentazioni

    > Quindi dove sarebbero sti gran vantaggi
    > per le amministrazioni?

    nella piena gestione di un prodotto, e nella indipendenza da una unica software house.

    Il vantaggio sta nell'aprire un mercato monopolizzato

    > Nelle spese
    > esorbitanti per la migrazione?

    opinione opinabile (soprattutto per l'aggettivo)

    > Nei contratti
    > di assistenza per postazione che costeranno
    > come una copia + assistenza per un software
    > closed?

    non ne conosco. Peraltro se esitessero sarebbero rapidamente fuori-mercato

    > Nel TCO che se non riesce ad essere
    > contenuto per una delle sodietà che ha
    > inventato l'informatica dovrebbe esserlo per
    > uffici dove l'informatica è strumento e non
    > ragione di vita?

    perché potrebbero rivolgersi ad ALTRI, vista la disponibilità del codice sorgente.

    Gli appalti al ribasso fanno risparmiare

    non+autenticato
  • certa gente direbbe di tutto per difendere i piccoli diritti e il know how che ha acquisito grazie ad un regime di monopolio ampiamente abusato vero? ma vai a lavorare la terra
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > certa gente direbbe di tutto per difendere i
    > piccoli diritti e il know how che ha
    > acquisito grazie ad un regime di monopolio
    > ampiamente abusato vero?

    certo che lo farebbero. L'importante è non farlo passare inosservato e non lasciare che le loro "dis-argomentazioni" rimangano indiscusse.

    > ma vai a lavorare
    > la terra

    fosse così facile...

    La lobby anti open-source potrebbe far danni anche in agricoltura....

    Visto che sono qui:

    ecco il link dei mirrors scaricarsi la versione release candidate 1 di open Office.org 1.1

    http://distribution.openoffice.org/mirrors/

    (cercate la directory rc)


    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > E' evidente che c'è qualcuno che ha
    > parecchio interesse a speculare col software
    > open (visto che poi comunque gli stati e i
    > comuni comperano i pacchetti open dai soliti
    > noti a prezzi stratosferici, non li ricevono
    > mica gratis). Forse perché i margini sono
    > più alti?

    Quanti errori che fai quando scrivi. Ma non sono errori di grammatica ma pecche di ignoranza.
    Quanti pacchetti a prezzi stratosferici comprerebbero?
    Che io sappia ne basta 1 (uno) perche' la sua installazione puo' avvenire su 1 come su 15000 computer. Anche che lo prendi il piu' sborone possibile, anche che spendi 2000 euro per un pacco di manuali CD e assistenza, e' finita li. Ne puoi fare tutte le installazioni che desideri.

    > Al di la di illazioni personali non ci sono
    > dati di fatto che si debba preferire l'uno o
    > l'altro, non ci sono dati di fatto che per
    > gli impiegati o gli utenti sia meglio l'uno
    > o l'altro. Non ci sono dati di fatto neanche

    Infatti, stanno alla pari, quindi non ci sono dati di fatto sul perche' si debba continuare con Windows e non usare Linux, non fa differenza per gli impiegati giusto?

    > se per lo stato sia un bene o un male
    > migrare migliaia di computer coi rischi che
    > comporta e considerando il fatto che, seppur
    > l'open è bravo a clonare soluzioni generiche
    > lo è un po' meno nel software specifico...

    Il software specifico e' spesso un gestionale ad hoc prodotto da aziende nazionali. La maggior parte delle aziende che avevano gestionali originariamente in Cobol hanno maggiore possibilita' di averlo anche su Linux, il porting e' rapidissimo.
    La maggior parte degli altri con interfaccia visuale fanno girare quasi sempre sul client dei soli front-end a database Oracle, DB2 e simili, e la preparazione di un client anche per Linux e' cosa rapidissima. E queste aziende non saranno tanto stupide da non avere gia' pronta qualcosa adesso vedendo il sempre crescente successo di Linux.

    > Insomma questo software libero che si fa
    > strada a mano di leggi liberticide mi pare
    > proprio l'antefatto di qualcosa di più
    > grosso... E non mi venite a citare soluzioni
    > pseudopolitiche e populistiche del tipo "ma
    > il software libero è l'unica alternativa
    > demcoratica" "se ti serve qualcosa ce la
    > aggiungi da te" etc etc Per il 99% del mondo

    Avere i sorgenti e' una cosa importantissima. Linux non si fa avanti a forza di leggi liberticide, ma le leggi hanno preso la via del buon senso. E infatti la legge Australiana dice:
    Hai un problema da risolvere, hai una possibilita' closed con anche formati chiusi ad un certo costo. Hai la stessa soluzione open a costo inferiore o costo uguale ma con formati aperti. Giustificami il perche' vuoi comunque la soluzione closed.
    Evidentemente il legislatore ha trovato un vantaggio oltre che nei costi delle licenze anche nella disponibilita' dei sorgenti e nei formati aperti. Cosa che il software closed non sapra' mai fornire.
    E' buon senso non privazione di liberta'...

    > rimarrà (ed è giusto così) un software
    > installato sul pc con cui scrociarsi ogni
    > giorno, nulla di più. Quindi tutte le
    > ideologie che sono state strumentalizzate
    > per fomentare il lavoro di chi fa open male
    > si adattano a società che avanzano così
    > apertamente e spudoratamente con iniziative
    > da inciucio che per la MS e la Apple sono
    > state sempre e solo ipotizzate (la
    > collusione col mondo politico). Scommettiamo

    Tutte cazzate! E' e rimarra' software aperto e con formati aperti. Che l'uso di OpenOffice e MSOffice possano essere identici per l'utente finale, in realta' c'e' il palese vantaggio da parte di OpenOffice dato dal suo costo zero, disponibilita' dei sorgenti che garantiscono continuita' di sviluppo e soprattutto formati aperto che non imbrigliano e schiavizzano.

    > che molti di quei pc riceveranno software
    > IBM? Che tra parentesi alla faccia di quello
    > che si dice sul TCO ha lasciato stare la
    > gestione di linux in prima persona cedendola
    > a SuSe dopo un anno di spese insostenibili
    > (c'è anche l'articolo su PI di circa un anno
    > fa)? Quindi dove sarebbero sti gran vantaggi

    Ed infatti Mandrake abbandonato il progetto sull'e-learning, a causa di questo alto TCO di cui parli si sta risollevando comunque con le sole distribuzioni...

    > per le amministrazioni? Nelle spese
    > esorbitanti per la migrazione? Nei contratti
    > di assistenza per postazione che costeranno
    > come una copia + assistenza per un software
    > closed? Nel TCO che se non riesce ad essere
    > contenuto per una delle sodietà che ha
    > inventato l'informatica dovrebbe esserlo per
    > uffici dove l'informatica è strumento e non
    > ragione di vita?

    Si e' vero che e' uno strumento, ma lo deve essere anche di liberta'. E tramite i costi di migrazione ci si deve comprare questa liberta'. E chi ci sta obbligando a tali costi per ottenere la liberta' se non i formati chiusi e le idiosincrasie dei prodotti del monopolista? E allora restiamo schiavi del monopolista a causa dello spettro dei formati chiusi?

    > A me sto sparare sul closed e poi fare
    > manovrine ai limiti della collusione per
    > l'open sembra come quelle manifestazioni che
    > si fanno per far cessare la pena di morte in
    > America quando ci sono stati nel mondo dove
    > quello è l'ultimo dei problemi di libertà e
    > democrazia dell'individuo (cina, india,
    > corea, cuba, le dittature in generale)

    A me invece il tuo discorso sembra dettato da interessi particolri in piena malafede, direi proprio tipico di una persona che col mondo closed c'e' molto ben piu' collusa delle fantomatiche collusioni che ci trovi tu...

    --
    Ciao.
    Mr. Mechano

  • Non ho certo la competenza e la dialettica di Mr. Mechano ma vorrei dire la mia lasciando perdere una volta tanto gli aspetti strettamente informatici.

    1) Leggi liberticide
    Una legge che favorisce (attenzione ho scritto *favorisce* e non *impone*) i formati liberi è liberticida? Per me è liberticida una PA che ti costringe ad usare un determinato browser per accedere al suo sito, che ti costringe a scaricare i formati .doc, ecc.
    Favorire l'uso di open source e di riflesso promuovere i formati liberi significa *offrire* libertà di scelta all'utenza.

    2) TCO
    Si tira troppo spesso in ballo l'eventuale divario tra TCO dei sistemi chiusi e TCO dei sistemi open. Non voglio entrare nel merito, non ho conoscenze che mi consentano di dire che uno è migliore dell'altro e viceversa, però cerchiamo di focalizzare un aspetto. Un utente home può avere la sua convenienza a restare nell'ambito del closed, non tutti sono disposti a studiare a documentarsi ecc. anzi, all'uomo della strada interessano due cose fondamentali, la facilità e il costo esplicito. Per un'impresa privata le cose sono un po' più complicate e si dovrebbero valutare gli aspetti in funzione del contesto. Veniamo ad una pubblica amministrazione. Le scelte della pubblica amministrazione non vanno impostate certo nel breve periodo ma devono essere lungimiranti.
    E' lungimirante imporre win 2k ai comuni (vedi ministero dell'interno)? forse il TCO è basso, di sicuro non lo è nel lungo periodo, vista la facilità con cui M$ cambia le cose a cicli di 3-4 anni.
    L'amministrazione dei sistemi M$ spesso è molto economica, ma siamo sicuri che si tratti di una *buona* amministrazione? siamo sicuri che la gestione avanzata (con tutti i canoni, non alla volemose bene come spesso accade) di una rete M$ costi meno della gestione di una rete open? Mi sembra che da questo punto di vista un *ix offra soluzioni molto più elastiche e adattabili a differenti contesti sia in piccola sia in grande scala. Non sono esperto in materia ma chi si occupa di reti di grandi dimensioni penso che abbia idea di quanto possa costare un sistema d'amministrazione che si deve occupare di un migliaio di thin client con relativi server. Non proseguo perché finirei per sparare ca**ate, ma quello che leggo nella letteratura depone a favore di un Linux o simile non certo di un Windows.
    Ipotizzando che il TCO sia più basso per un sistema closed ragioniamo allora in un'ottica di lungo periodo: l'open crea indotto, uno immediato (probabilmente costoso quando si fa una riconversione), ma nel futuro più economico perché crea valore aggiunto all'interno di una società. Esempio? In Italia il TCO dei sistemi open è alto, forse spropositato, ma non ci vuole molto a capire il perché: esiste una formazione degna di tale nome indirizzata verso i sistemi open? non mi sembra visto che la scuola forma (si fa per dire) quasi esclusivamente sulle piattaforme Microsoft e l'università a mio parere sta ancora vivendo un conflitto alla ricerca di un'identità più chiara (siamo anni luce lontani dalla realtà americana). Cmq nessuno parla mai dei COSTI IMPLICITI derivanti dalla cronica dipendenza quasi assoluta da piattaforme closed, dipendenza che spesso, come avviene da noi. Se adesso l'assistenza e l'amministrazione dei sistemi closed costa, lo stesso non si potrà dire fra dieci anni (e nel frattempo si è data vitalità ad un'attività economica *interna* che non vuol dire assolutamente autarchica). Quale scenario ci aspetterà invece fra dieci anni dipendendo ancora da M$? io non sono in grado di prospettarlo, ma chiunque lo faccia non farà che sparare ca**ate in buona o in cattiva fede.

    Per concludere mi sembra che la scelta fatta dai legislatori australiani sia molto più lungimirante dell'aria fritta che ci stanno propinando Stanca e il nostro e-gov, dove ancora le idee sono molto confuse e soprattutto influenzate dalle lobbies. E non mi si venga a dire che l'Australia stia facendo una scelta autarchica perché se c'è un esempio di globalizzazione e libero mercato questo viene proprio da quella direzione e non certo dal falso liberismo degli USA.
    Insomma, le nazioni che stanno optando per sistemi open stanno dando impulso alla propria economia, quelle che ancora non lo fanno non stanno facendo altro che accumulare ritardi tecnologici che più avanti saranno ancora più incolmabili.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Non ho certo la competenza e la dialettica
    > di Mr. Mechano ma vorrei dire la mia
    > lasciando perdere una volta tanto gli
    > aspetti strettamente informatici.
    >
    > 1) Leggi liberticide
    > Una legge che favorisce (attenzione ho
    > scritto *favorisce* e non *impone*) i
    > formati liberi è liberticida? Per me è
    > liberticida una PA che ti costringe ad usare
    > un determinato browser per accedere al suo
    > sito, che ti costringe a scaricare i
    > formati .doc, ecc.
    > Favorire l'uso di open source e di riflesso
    > promuovere i formati liberi significa
    > *offrire* libertà di scelta all'utenza.

    Giusto. Meglio aggiungere che l'open source non favorisce
    nessuna azienda e nessun paese. Infatti si parla tanto di
    conflitto Microsoft-Linux, ma il realtà il conflitto è
    sistemi chiusi/vincolanti-sistemi aperti, perchè *niente*
    impedisce per es. a Microsoft, con il numero di sviluppatori che
    si ritrova, a rilasciare una sua versione di Linux in pochi
    mesi, e, per esempio, lasciare closed Office.

    > 2) TCO
    > Si tira troppo spesso in ballo l'eventuale
    > divario tra TCO dei sistemi chiusi e TCO dei
    > sistemi open. Non voglio entrare nel merito,
    > non ho conoscenze che mi consentano di dire
    > che uno è migliore dell'altro e viceversa,
    > però cerchiamo di focalizzare un aspetto. Un
    > utente home può avere la sua convenienza a
    > restare nell'ambito del closed, non tutti
    > sono disposti a studiare a documentarsi ecc.
    >   anzi, all'uomo della strada interessano due
    > cose fondamentali, la facilità e il costo
    > esplicito.

    Giusto, giustissimo, però dobbiamo sfatare il mito della
    "difficoltà" dell'uso di Linux. In realtà Linux può senz'altro
    essere complesso sotto il profilo della configurazione
    (IMHO neanche tanto) ma dal punto di vista utente
    "puro", superate le iniziali differenze esistenti non è che
    vi sia un divario enorme tra Windows e Linux come facilità d'uso.

    > Per un'impresa privata le cose
    > sono un po' più complicate e si dovrebbero
    > valutare gli aspetti in funzione del
    > contesto. Veniamo ad una pubblica
    > amministrazione. Le scelte della pubblica
    > amministrazione non vanno impostate certo
    > nel breve periodo ma devono essere
    > lungimiranti.
    > E' lungimirante imporre win 2k ai comuni
    > (vedi ministero dell'interno)? forse il TCO
    > è basso, di sicuro non lo è nel lungo
    > periodo, vista la facilità con cui M$ cambia
    > le cose a cicli di 3-4 anni.
    > L'amministrazione dei sistemi M$ spesso è
    > molto economica, ma siamo sicuri che si
    > tratti di una *buona* amministrazione? siamo
    > sicuri che la gestione avanzata (con tutti i
    > canoni, non alla volemose bene come spesso
    > accade) di una rete M$ costi meno della
    > gestione di una rete open? Mi sembra che da
    > questo punto di vista un *ix offra soluzioni
    > molto più elastiche e adattabili a
    > differenti contesti sia in piccola sia in
    > grande scala. Non sono esperto in materia ma
    > chi si occupa di reti di grandi dimensioni
    > penso che abbia idea di quanto possa costare
    > un sistema d'amministrazione che si deve
    > occupare di un migliaio di thin client con
    > relativi server. Non proseguo perché finirei
    > per sparare ca**ate, ma quello che leggo
    > nella letteratura depone a favore di un
    > Linux o simile non certo di un Windows.
    > Ipotizzando che il TCO sia più basso per un
    > sistema closed ragioniamo allora in
    > un'ottica di lungo periodo: l'open crea
    > indotto, uno immediato (probabilmente
    > costoso quando si fa una riconversione),

    Tra l'altro bisognerebbe dire che *tutte* le
    riconversioni da un sistema ad un altro costano.
    La valutazione in questo caso deve essere fatta,
    come giustamente dici, sul medio-lungo periodo.
    Il solito FUD ventilato da alcuni riguardo spaventosi
    costi di riconversione va rigettato a favore di una
    più lucida analisi costi-benefici.

    > ma
    > nel futuro più economico perché crea valore
    > aggiunto all'interno di una società.
    > Esempio? In Italia il TCO dei sistemi open è
    > alto, forse spropositato, ma non ci vuole
    > molto a capire il perché: esiste una
    > formazione degna di tale nome indirizzata
    > verso i sistemi open? non mi sembra visto
    > che la scuola forma (si fa per dire) quasi
    > esclusivamente sulle piattaforme Microsoft e
    > l'università a mio parere sta ancora vivendo
    > un conflitto alla ricerca di un'identità più
    > chiara (siamo anni luce lontani dalla realtà
    > americana). Cmq nessuno parla mai dei COSTI
    > IMPLICITI derivanti dalla cronica dipendenza
    > quasi assoluta da piattaforme closed,
    > dipendenza che spesso, come avviene da noi.
    > Se adesso l'assistenza e l'amministrazione
    > dei sistemi closed costa, lo stesso non si
    > potrà dire fra dieci anni (e nel frattempo
    > si è data vitalità ad un'attività economica
    > *interna* che non vuol dire assolutamente
    > autarchica). Quale scenario ci aspetterà
    > invece fra dieci anni dipendendo ancora da
    > M$? io non sono in grado di prospettarlo, ma
    > chiunque lo faccia non farà che sparare
    > ca**ate in buona o in cattiva fede.
    >
    > Per concludere mi sembra che la scelta fatta
    > dai legislatori australiani sia molto più
    > lungimirante dell'aria fritta che ci stanno
    > propinando Stanca e il nostro e-gov, dove
    > ancora le idee sono molto confuse e
    > soprattutto influenzate dalle lobbies. E non
    > mi si venga a dire che l'Australia stia
    > facendo una scelta autarchica perché se c'è
    > un esempio di globalizzazione e libero
    > mercato questo viene proprio da quella
    > direzione e non certo dal falso liberismo
    > degli USA.
    > Insomma, le nazioni che stanno optando per
    > sistemi open stanno dando impulso alla
    > propria economia, quelle che ancora non lo
    > fanno non stanno facendo altro che
    > accumulare ritardi tecnologici che più
    > avanti saranno ancora più incolmabili.

    Tra l'altro c'è un'osservazione che mi sembra lampante,
    trasparente a chiunque (intendo chiunque sia in buona fede):
    la innovazioni tecnologiche di qualsiasi tipo per produrre
    benefici e godere di reale diffusione a tutti i livelli devono
    basarsi su una standardship adottabile da enti o aziende
    diverse (che poi può essere implementetato in maniera diversa
    e al limite "chiusa" è un'altra cosa).
    Un sistema "mono-azienda" è semplicemente
    deleterio di per se stesso, e per una varietà di motivi
    che mi sembra ridondante anche solo accennare.

    Saluti

    Prospero
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Giusto. Meglio aggiungere che l'open source
    > non favorisce
    > nessuna azienda e nessun paese. Infatti si
    > parla tanto di
    > conflitto Microsoft-Linux, ma il realtà il
    > conflitto è
    > sistemi chiusi/vincolanti-sistemi aperti,
    > perchè *niente*
    > impedisce per es. a Microsoft, con il numero
    > di sviluppatori che
    > si ritrova, a rilasciare una sua versione di
    > Linux in pochi
    > mesi, e, per esempio, lasciare closed Office.

    Sinceramente sarei favorevole ad un formato aperto dei documenti prodotti con Office che non ti costringa ad usare Office. A quel punto un quasi-standard de facto potrebbe anche essere accettato (con qualche riserva sulla "pesantezza") come standard de facto. ma questa è fantascienza

    > Giusto, giustissimo, però dobbiamo sfatare
    > il mito della
    > "difficoltà" dell'uso di Linux. In realtà
    > Linux può senz'altro
    > essere complesso sotto il profilo della
    > configurazione
    >   (IMHO neanche tanto) ma dal punto di vista
    > utente
    > "puro", superate le iniziali differenze
    > esistenti non è che
    > vi sia un divario enorme tra Windows e Linux
    > come facilità d'uso.

    Le mie considerazioni sulla difficoltà di Linux riguardavano *esclusivamente* l'aspetto dell'amministrazione, della configurazione e dell'ottimizzazione (e difficoltà lo metterei tra virgolette perché amministrare bene un sistema Windows non è poi così facile). Se ci riferiamo all'uso desktop del sistema addiritura vedo Linux come più semplice. Pensiamo all'usabilità: con un minimo di know out è possibile personalizzare l'interfaccia grafica per migliorare l'usabilità offrendo una notevole elasticità di adattamento a contesti particolari. Da questo punto di vista Windows è più rigido e quindi - a mio parere - più difficile.
    Nella mia scuola ho installato Linux in alcuni computer in dual boot con Windows. Ho visto molti ragazzi entrare per la prima volta in un desktop Linux e non hanno avuto alcuna difficoltà. Attenzione, sto parlando di ragazzi che non hanno una conoscenza informatica di base degna di tale nome. E so che Linux è utilizzato in alcune scuole elementari. Dov'è tutta questa difficoltà? Faccio un esempio, quando ad un operatore di segreteria spieghi che per scrivere un documento non devi cercare Microsoft Word ma OpenOffice.writer la conversione è praticamente conclusa. La maggior parte degli utenti Office fa un uso elementare degli applicativi e in questo contesto usare una suite o un'altra non fa alcuna differenza.
    L'installazione multiutenza di OpenOffice sarà poi compito del sysadmin non di chi deve usarlo


    > Tra l'altro bisognerebbe dire che *tutte* le
    > riconversioni da un sistema ad un altro
    > costano.
    > La valutazione in questo caso deve essere
    > fatta,
    > come giustamente dici, sul medio-lungo
    > periodo.
    > Il solito FUD ventilato da alcuni riguardo
    > spaventosi
    > costi di riconversione va rigettato a favore
    > di una
    > più lucida analisi costi-benefici.
    >

    e infatti ho voluto sottolineare la scarsa attendibilità delle "analisi" (spesso di parte). Se dovessimo basarci esclusivamente sul vincolo dei costi espliciti di riconversione
    il concetto di *innovazione* diventerebbe una barzelletta.
    Allora perché usare i computer? sarebbe stato molto più facile lasciare le macchine da scrivere (meccaniche), il telefono, il fax, che dico? penna calamaio e segnali di fumo

    > Tra l'altro c'è un'osservazione che mi
    > sembra lampante,
    > trasparente a chiunque (intendo chiunque sia
    > in buona fede):
    > la innovazioni tecnologiche di qualsiasi
    > tipo per produrre
    > benefici e godere di reale diffusione a
    > tutti i livelli devono
    > basarsi su una standardship adottabile da
    > enti o aziende
    > diverse (che poi può essere implementetato
    > in maniera diversa
    > e al limite "chiusa" è un'altra cosa).
    > Un sistema "mono-azienda" è semplicemente
    > deleterio di per se stesso, e per una
    > varietà di motivi
    > che mi sembra ridondante anche solo
    > accennare.
    >
    > Saluti
    >
    > Prospero

    parole sante
    si parla tanto di libero mercato e concorrenza perfetta senza tener presente che Keynes ha dato delle definizioni ben precise di questi concetti. I tanti *pseudoliberisti* che vorrebbero far scuola in tal senso di fatto vanno a proporre e a difendere sistemi monopolistici o oligopolistici che nulla hanno a che fare con il libero mercato. La strategia di un'azienda stile Microsoft è quella di creare condizioni di mercato che favoriscano il controllo totale da parte dell'impresa, il consumatore deve solo adeguarsi alle sue scelte. L'open source si muove in modo completamente diverso per un'intrinseca base genetica. Non dico che sia l'emblema del libero mercato, però crea le condizioni affinché le aziende entrino in concorrenza fra loro, si adoperino perché le loro soluzioni siano vincenti (differenziazione dell'offerta, servizi, assistenza, ecc.), dall'altro lato il consumatore ha la possibilità di scegliere fra il miglior rapporto qualità/prezzo. Negare questo significa ottusità oppure malafede
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > parole sante
    > si parla tanto di libero mercato e
    > concorrenza perfetta senza tener presente
    > che Keynes ha dato delle definizioni ben
    > precise di questi concetti.

    Scusa, dov'e' che esisterebbe una definizione economica di "libero mercato"?
    Il motivo per cui e' tanto diffuso l'uso delle due paroline li sopra e' che _non_ c'e' una definizione chiara, e ciascuno le interpreta a modo suo...

    > La strategia di
    > un'azienda stile Microsoft è quella di
    > creare condizioni di mercato che favoriscano
    > il controllo totale da parte dell'impresa,

    La Microsoft e' un monopolio. Non c'e' mica altro da dire...
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Scusa, dov'e' che esisterebbe una
    > definizione economica di "libero mercato"?
    > Il motivo per cui e' tanto diffuso l'uso
    > delle due paroline li sopra e' che _non_
    > c'e' una definizione chiara, e ciascuno le
    > interpreta a modo suo...

    Lo trovi in un qualsiasi libro di macroeconomia. In due parole (non è il caso di fare un trattato), il mercato concorrenziale perfetto esiste quando:
    1) sia l'offerta sia la domanda sono polverizzate. Questo fa in modo che nessun offerente e nessun acquirente sia in grado di influenzare il mercato con le sue azioni in quanto copre una quota "trascurabile" del mercato
    2) gli operatori non hanno alcun potere di bloccare l'ingresso o l'uscita dal mercato
    3) il mercato è trasparente
    4) il prezzo è determinato dall'incontro tra domanda e offerta
    5) il bene è unico: nessuna azienda offre beni differenziati

    E' ovvio che il libero mercato nella pratica non esiste. Sarebbe contro gli interessi dei grandi gruppi. Ciò non toglie che un governo che vuole definirsi liberista (nel vero senso della parola) possa orientare la sua politica economica per far avvicinare il mercato a quelle che sono le caratteristiche "ideali".
    Poi, che nell'accezione comune ci si riempia la bocca di "libero mercato" in buona o cattiva fede è tutta un'altra musica.


    > La Microsoft e' un monopolio. Non c'e' mica
    > altro da dire...

    infatti, quello del software non si può certo dire che sia un libero mercato
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > il mercato
    > concorrenziale perfetto esiste quando:

    ROTFL!Ficoso

    Quella e' la ben nota definizione di mercato CONCORRENZIALE.
    Cosa ti fa pensare che sia la definizione di LIBERO mercato?

    Ti ripeto il concetto, pensaci meglio: non esiste una definizione economica di libero mercato, e questo spiega il successo che ha questa formula. Di fatto non vuol dire nulla, e ciascuno la interpreta come meglio crede...
    non+autenticato
  • Certo che dopo l'arco di trionfo di francoforte questa zio bill non la digerisce. Per una città persa l'OS si prende un continente A bocca aperta

    Ecco cosa intende microsoft per libero mercato
    http://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News&file...
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Certo che dopo l'arco di trionfo di
    > francoforte questa zio bill non la
    > digerisce. Per una città persa l'OS si
    > prende un continente A bocca aperta
    >
    > Ecco cosa intende microsoft per libero
    > mercato
    > http://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News

    .....che bel mondo di merda. Comunque che presa di posizione assurda, ci sono molte aziende che lavorano con linux anche negli Stati Uniti (tipo Redhat, Ibm). Non ha senso punire l'australia perché ha fatto una scelta non microsoft.
    Io spero comunque che anche l'Europa, l'Asia si muovano verso l'Open Source. In fin dei conti che senso ha far continuare un monopolio che avvantaggia un paese straniero?

    Io farei una direttiva europea che impone alle aziende di software in Europa di distribuire il software con un formato dei file aperto e non chiuso. Cioè che chiudano pure il codice del programma ma le specifiche del formato dei file dovrebbero essere rese note a tutti. Tanto non è il formato del file che rende il software migliore.
    Questo permetterebbe di impedire a Microsoft di sfruttare la propria posizione dominante per fare ostruzionismo e farebbe rientrare in competizione le altre aziende nel mondo degli editor di testo e dei fogli di calcolo.
    Poi sarebbe il mercato a decidere chi è il migliore.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Certo che dopo l'arco di trionfo di
    > > francoforte questa zio bill non la
    > > digerisce. Per una città persa l'OS si
    > > prende un continente A bocca aperta
    > >
    > > Ecco cosa intende microsoft per libero
    > > mercato
    > >
    > http://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News
    >
    > .....che bel mondo di merda. Comunque che
    > presa di posizione assurda, ci sono molte
    > aziende che lavorano con linux anche negli
    > Stati Uniti (tipo Redhat, Ibm). Non ha senso
    > punire l'australia perché ha fatto una
    > scelta non microsoft.
    > Io spero comunque che anche l'Europa, l'Asia
    > si muovano verso l'Open Source. In fin dei
    > conti che senso ha far continuare un
    > monopolio che avvantaggia un paese
    > straniero?
    >
    > Io farei una direttiva europea che impone
    > alle aziende di software in Europa di
    > distribuire il software con un formato dei
    > file aperto e non chiuso. Cioè che chiudano
    > pure il codice del programma ma le
    > specifiche del formato dei file dovrebbero
    > essere rese note a tutti. Tanto non è il
    > formato del file che rende il software
    > migliore.
    > Questo permetterebbe di impedire a Microsoft
    > di sfruttare la propria posizione dominante
    > per fare ostruzionismo e farebbe rientrare
    > in competizione le altre aziende nel mondo
    > degli editor di testo e dei fogli di
    > calcolo.
    > Poi sarebbe il mercato a decidere chi è il
    > migliore.

    Questa sì che sarebbe una proposta sensata.
    Ma non la faranno mai.
    La "chiusura" dei formati è la pietra angolare del
    predominio di Microsoft, la quale la vera libera concorrenza
    non la vuole di certo.
    Saluti
    Prospero
    non+autenticato