Gabriele Niola

Il Mercato in Rete, la Cultura non sente ragioni

di G. Niola - A Venezia l'ennesimo confronto tra industria della cultura e rappresentanti della rete. Lo scontro s'infiamma con l'intervento del pubblico, operatori di settore che diffidano da ciò che non è repressione della pirateria

Venezia - Dalle tavole rotonde difficilmente emerge una soluzione, più spesso un quadro dei rapporti di forza tra operatori del settore. Alla tavola rotonda sul mercato per i beni digitali in rete, promosso dalla SIAE assieme all'Anica e alle Giornate degli Autori e in collaborazione con Nova/Sole 24 Ore, per la prima volta accanto a rappresentanti dell'industria dei contenuti, del diritto d'autore e delle infrastrutture, erano presenti opinionsti della rete slegati dal mercato e portatori di un punto di vista differente (rispetto a quello omogeneo con diversi interessi degli addetti ai lavori). È questa presenza al tavolo, unita alla scelta di tenere l'incontro durante il festival di Venezia (che ha favorito la presenza di un uditorio formato da un numero inusuale di addetti ai lavori), ha dato vita ad un discussione decisamente più accesa della media che ha reso chiaro quanto gli operatori del settore non conoscano ciò che si trovano a dover affrontare ovvero quel mercato digitale legale che descrivono con cifre e aggettivi sconosciuti a chi lo frequenti realmente.

Accanto a Gaetano Blandini (SIAE), Riccardo Tozzi (Presidente dell'ANICA), Francesco Nonno (V.P. Antitrust & Consumer Issues di Telecom Italia) e Andrea Purgatori (Associazione 100autori) c'erano anche il direttore de Il Post Luca Sofri e l'avvocato Carlo Blengino, fellow del Centro NEXA.
Mentre i primi hanno spiegato le motivazioni per le quali si dicono scontenti di come sia finito il tentativo di nuova disciplina in materia di commercio e tutela dei diritti intellettuali online dell'Agcom (ottimo negli intenti ma rimaneggiato talmente tante volte da essere ormai inutile, è un po' il parere di tutti), i secondi hanno posto l'attenzione sulle ragioni di chi pirata, sull'opportunità di continuare ad equiparare furto reale con copia illegale e sulla necessità di ripensare il diritto d'autore più in generale per adattarlo ad uno scenario diverso, in cui i guadagni non saranno più quelli di prima e i consumatori non possono essere imbrigliati come una volta.

Mentre il comparto dei produttori e autori sottolinea come non esista una vera idea di repressione dell'illegale "troppo forte, seduttivo e pervasivo per essere battuto in una competizione" secondo Tozzi e "sostanzialmente criminale" per Purgatori, sono sembrati nettamente più rassegnati e meno combattivi del solito i rappresentanti SIAE, che a fronte di certi cavalli di battaglia quali "quello al remix e al mashup non è in alcun modo un diritto, va sempre chiesto il permesso al detentore di diritto che potrebbe non essere d'accordo" o "occorre che i provider blocchino un certo tipo di traffico che possono identificare benissimo" sono sembrati pronti a ricevere suggerimenti e privi della solita spinta conservatrice. Infine Nonno per Telecom Italia ha manifestato l'aderenza da sempre alla lotta alla pirateria (che ai provider aumenta i costi di banda) citando come esempio di possibile alternativa da loro messa sul tavolo CuboVision.
Fin qui tutto nella norma più assoluta. Come sempre si auspica "un'alternativa legale" ma si parla d'altro.

Quando nei loro interventi Luca Sofri e Carlo Blengino hanno esposto un'altra categoria di tesi, quelle per le quali il consumatore che scarica ha le sue ragioni (che non lo sollevano dal commettere un illecito, chiaramente), la libera circolazione delle opere intellettuali ha dei vantaggi culturali per tutti, l'offerta legale non è vero che esiste con i numeri e la profondità che vengono sbandierati e infine la dannosità di certa comunicazione in materia di pirateria assieme al continuo fare riferimento alla fazione ideologica opposta come i "paladini della libertà di fare qualsiasi cosa" di fatto svilendone il pensiero, si è scatenato un coro di critiche che è stato civile quando proveniva dagli altri speaker e più violento quando veniva dal pubblico (formato, oltre che dalla stampa, anche da persone interessate alla materia).

La degenerazione ha dimostrato oltre ogni dubbio come il settore nel suo insieme non riesce ad accettare la discussione di una visione diversa e che, nonostante le dichiarazioni dei vertici delle società o delle associazioni di categoria, permane una diffidenza e un livore per qualsiasi idea che non sia la repressione dei pirati che impedisce ogni discorso e forse anche l'approdo ad una soluzione di medio termine. È stato infatti Riccardo Tozzi con pragmatismo ad auspicare non tanto "una soluzione definitiva che arriverà prima o poi ma per la quale è necessario davvero tanto tempo, quanto una soluzione transitoria per lenire le perdite nel breve termine e preparare il terreno per una regolamentazione efficace".
Purtroppo non era presente nessuno dell'Agcom.

Gabriele Niola
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142 Commenti alla Notizia Il Mercato in Rete, la Cultura non sente ragioni
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  • I vari attori del panorama distributivo ufficiale parlano, parlano, ma in definitiva cosa offrono?

    Siamo nel 2011 e ancora devo vedere un'offerta cinematografica on line DEGNA DI QUESTO NOME. E i servizi li ho visti tutti: Cubovision, PSN, XBOX Live: pochi filmetti, quasi solo novità, e 'offerti' a cifre che il DVD originale costa meno. L'affitto? 3.99€? Ma scherziamo? Quale videoclub affitta a queste cifre? Con un'offerta così ridicolmente esigua e per giunta più costosa del supporto fisico non possono lamentarsi se gli utenti li lasciano a secco. Soprattutto trovo inconcepibile che non esista ancora uno store tipo iTunes che offra a prezzi accettabili un catalogo di film vasto, che non includa solo l'ultima boiata di hollywood o la commedia deficiente del momento ma tutta la cinematografia degna di questo nome. Cos'è?? Non hanno spazio disco a sufficienza che mettono on line solo 30 film per volta? Se è questo il problema glieli regalo io un po' di HDD da 2TB.

    Vorrei proprio sapere da loro in cosa pensano che possa mai consistere la DISTRIBUZIONE DIGITALE. Non consisteva percaso nella possibilità di distinguere l'offerta in modo molto più articolato, soddisfacendo anche i mercati 'di nicchia' grazie alla possibilità di accantonare i costi di produzione e distribuzione dei supporti fisici, che rendono impossibile masterizzare opere che non vendono un numero sufficiente di copie???

    Se seguissimo la logica dei servizi Video On Demand oggi disponibili su iTunes dovrebbero vendere solo l'ultimo album di Britney Spears e il singolo di Danza Kuduro (scusate, ho un conato di vomito impellente...). E se invece volessi sentire Winston Marsalis? Gil-Scott Heron? Silje Nergaard? .. E quindi, traducendo in materia cinematografica, Wim Wenders? Antonioni? Fritz Lang? Se veramente vogliono essere credibili nelle loro proteste e nelle loro proposte devono presentarsi con un servizio che non sembri un curiosità momentanea per adolescenti annoiati e iniziare a fare sul serio.
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    Modificato dall' autore il 12 settembre 2011 23.57
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  • http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/gio...

    ...Quando, sbagliando clamorosamente, ho detto tra le altre cose che ritenevo una follia pensare ad esempio che i diritti della J.K. Rowling sul primo Harry Potter scadessero più o meno nel 2176 , a distanza di 3/4 generazioni dall'atto creativo, gli sguardi si son fatti vacui: e allora?...

    Deluso
    non+autenticato
  • Mi fido DI qualcuno e quindi diffido DI qualcuno.

    "Diffidate DAlle imitazioni" è una sgrammaticatura pubblicitaria.
    Eviterei, se possibile.
    non+autenticato
  • "la Cultura non sente ragioni"
    Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    Ammesso (e non concesso) di poter chiamare "cultura" la cosiddetta "industria della cultura" tout court...
    Mi pare che la ignoranza e la "incultura" in materia di rete regni sovrana in quell'ambiente (il mi pare è ovviamente ironico)...
    Le affermazioni che si sentono fare sono catalogabili tra gli stupidari di ogni tempo e le smanie da dittatorello neoperonista...
    E questo anche grazie al compiacente atteggiamento di molti pennivendoli che amano rimestare nel torbido e fanno finta di non sapere che la "cultura" ce la hanno gli individui (non le società per azioni) e che gli attributi sulla proprietà intellettuale e la cultura sono inevitabilmente UMANI.
    Ciò che le società commerciali hanno è un diritto (o dei diritti) di tipo commerciale che hanno un loro limite (come qualunque attività commerciale) che è sottoposto all'interesse comune e generale!
    Confondere le acque è in materia (retorica sul "povero autore") ecc. è ovviamente una delle tattiche preferite da questi pescecani!

    Per essere "cultura" un pochino meno di malafede e di ignoranza (simulata) non farebbe male!
    non+autenticato
  • Ma nooo cosa dici!
    Adesso ci sono le APP che fanno la cultura non gli individui!!!! Cylon Rotola dal ridere
    Metti l'APP e fa quello, metti l'altra e fa quell'altro, metttine una in più e fa ancora di più.
    Mettine tante e fa l'asino Perplesso
    Bèh, insomma, non volevo prorio dire così...Perplesso
  • Sarà questo il settore dove andranno a confluire i (pochi) risparmi degli italiani, altro che film e libri. La festa è finita. Il Luna Park chiude.

    Clicca per vedere le dimensioni originali
    non+autenticato
  • - Scritto da: Verso il baratro
    > Sarà questo il settore dove andranno a confluire
    > i (pochi) risparmi degli italiani, altro che film
    > e libri. La festa è finita. Il Luna Park
    > chiude.

    Esatto.
    Film e libri saranno solo gratis. I soldi servono per mangiare.
    non+autenticato
  • > Film e libri saranno solo gratis.
    > I soldi servono per mangiare.

    quindi agli scrittori, registi, attori, cameraman, montatori, tecnici delle luci ecc i soldi non servono?
    strano, mi risulta che anche loro debbano
    mangiare per vivere.
    non+autenticato
  • > quindi agli scrittori, registi, attori,
    > cameraman, montatori, tecnici delle luci ecc i
    > soldi non
    > servono?

    Per duplicare il film non c'è bisogno di loro.

    > strano, mi risulta che anche loro debbano
    > mangiare per vivere.

    Hanno solo da andare a lavorare, per quello. Vorrà dire che faranno così.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > - Scritto da: Verso il baratro
    > > Sarà questo il settore dove andranno a
    > confluire
    > > i (pochi) risparmi degli italiani, altro che
    > film
    > > e libri. La festa è finita. Il Luna Park
    > > chiude.
    >
    > Esatto.
    > Film e libri saranno solo gratis. I soldi servono
    > per
    > mangiare.

    Non sarebbe male se anche il pane fosse gratis.
  • > Non sarebbe male se anche il pane fosse gratis.

    Intanto, ci sono già le macchinette che te lo fanno, quindi puoi averlo al solo costo della materia prima.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > > Non sarebbe male se anche il pane fosse
    > > gratis.

    > Intanto, ci sono già le macchinette che te lo
    > fanno, quindi puoi averlo al solo costo della
    > materia prima.

    Se ti coltivi anche quella hai il pane gratis.
    krane
    22544
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > > Non sarebbe male se anche il pane fosse
    > gratis.
    >
    > Intanto, ci sono già le macchinette che te lo
    > fanno, quindi puoi averlo al solo costo della
    > materia
    > prima.

    Il punto e' che il pane, o almeno la sua materia prima, in quanto bisogno primario, dovrebbe essere accessibile gratuitamente, per poter garantire un livello minimo di sussistenza.

    E' l'obiettivo principale da raggiungere nell'immediato futuro: sconfiggere la fame nel mondo riuscendo ad offrire a chiunque ne faccia richiesta, acqua, farina e riso.

    Chi vorra' le ostriche si tuffera' a pescarle, o commissionera' tale incarico a qualcuno in cambio di qualcosa.
  • - Scritto da: Verso il baratro
    > Sarà questo il settore dove andranno a confluire
    > i (pochi) risparmi degli italiani, altro che film
    > e libri. La festa è finita. Il Luna Park
    > chiude.
    >
    > [img]http://www.fabbricainter.com/wp-content/uploa

    , alla SIAE non sanno che sono gia' decrepiti morti...
    non+autenticato
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