Epson nei guai per le cartucce intelligenti

Dopo un'associazione di consumatori britannica anche un'altra associazione, questa volta olandese, se la prende con l'azienda per le smart chip incluse nelle sue cartucce

Roma - Non è la prima volta che Epson viene attaccata per l'uso di smart chip di controllo sulle proprie cartucce ma, questa volta, l'attacco arriva nel giro di una settimana da due importanti associazioni di consumatori di due paesi UE. A pochi giorni dagli strali lanciati dalla britannica Which?, anche la olandese Consumentenbond ha annunciato di trovare "ingannevoli" le smart chip.

Consumentenbond ha chiesto ai suoi membri, circa 650mila persone, di non acquistare cartucce di ricambio Epson perché, secondo i consumatori, invece di indicare il livello di inchiostro ancora presente in ogni cartuccia, le smart chip interromperebbero le operazioni della stampante dopo un certo numero di stampe, indipendentemente dall'inchiostro rimasto e anche quando ce n'è abbastanza per stampare molte altre pagine.

Epson ha reagito non solo attaccando le procedure di testing usate dalle due associazioni, ritenute non adeguate a definire l'utilizzo e il funzionamento delle cartucce, ma ha anche sottolineato che tutto quello che fanno le smart chip è aiutare i clienti a non rimanere senza inchiostro, avvisandoli quando è ormai agli sgoccioli.
Va detto che la questione è stata a lungo oggetto di dibattito. Numerosi produttori indipendenti offrono su tutte le marche dei ricambi di cartucce non originali che vengono venduti a prezzi generalmente di molto inferiori a quelli ufficiali. Nel caso delle cartucce Epson ci sono kit che consentono di "riprogrammare" le smart chip in modo da poter utilizzare "fino all'ultimo", sostengono i consumatori, l'inchiostro presente nelle cartucce.

Su questo stesso fronte Punto Informatico nei mesi scorsi aveva pubblicato la segnalazione di un lettore che sosteneva come la smart chip gli avesse impedito di sfruttare a fondo la cartuccia. Una tesi alla quale su queste pagine Epson aveva risposto. Riferendosi al caso specifico, l'azienda aveva spiegato:

"Pertanto, il consumo a cui si fa riferimento corrisponde al dato tecnico da noi rilasciato, e dunque si può certamente affermare che la promessa verso il consumatore è mantenuta, visto che egli può stampare quanto dichiariamo nelle specifiche e quanto egli stesso si aspetta. Non riteniamo che si possa parlare di "truffa" di fronte a una immissione nella cartuccia di un quantitativo di inchiostro maggiore rispetto a quello che verrà effettivamente utilizzato per la stampa".

In ogni caso, dopo ampio dibattito anche in sede europea, dal 2006 le normative dell'Unione obbligheranno i produttori di stampanti a non utilizzare sistemi che possano impedire o ostacolare il rimpiazzo delle cartucce con ricambi non originali.
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