Mauro Vecchio

UE, regole per le opere fuori commercio

Annunciati alcuni principi chiave per regolare la digitalizzazione e diffusione delle opere finite fuori dal mercato. Autori, editori e collecting society dovranno collaborare per alimentare l'accesso al patrimonio culturale

Roma - Ad annunciarli è stato un Memorandum of Understanding (MoU) diramato dai vertici dell'Unione Europea: si tratta di nuovi principi chiave per regolare le attività di digitalizzazione e successiva diffusione di libri e quotidiani fuori commercio, ovvero opere protette dal copyright ma non più disponibili sul mercato.

Regole nate per favorire l'attiva collaborazione tra biblioteche, editori e collecting society, in modo da ampliare l'accesso al patrimonio culturale del Vecchio Continente. Numerosi sono infatti i volumi che - non diventando bestseller - vengono ritirati dal commercio e spesso archiviati nelle varie biblioteche europee.

I vari attori in gioco dovranno così stabilire degli accordi basati sul licensing delle opere, innanzitutto per favorire l'accesso transfrontaliero alle varie librerie digitali. Questi stessi accordi saranno stipulati su base volontaria, in modo da definire i possibili usi commerciali e non commerciali dei volumi.
Le autorità europee punteranno dunque a sviluppare una sorta di collecting society comunitaria, che dovrà appunto rappresentare autori ed editori per quanto concerne le opere fuori commercio. Insomma, un dialogo continuo, che dovrebbe tutelare gli interessi collettivi nell'era digitale.

Mauro Vecchio
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4 Commenti alla Notizia UE, regole per le opere fuori commercio
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  • si sente puzza di marcio lontano un km....

    L'oggetto del contendere sono i "libri morti".. libri che l'editore NON ritiene di alcun valore (e quindi non li ristampa)

    Brava gente operosa li digitalizza (perche cmq a qualcuno interessano), e si parla del circuito PUBBLICO delle biblioteche.

    POI gli editori e le varie siae si svegliano (vedi articolo della gilda libraria americana di gg fa) e vedono che si possono succhiare altri soldi dalla roba "morta"... e subito si sente parlare di CREAZIONE DI NUOVE "SIAE" TRANSNAZIONALI pronte a gestire/negoziare questa pappa... presumibilmente succhiando anche altri soldi alle biblioteche (pubbliche)... e perche' no, qualche nuova causa legale per quel che si e' gia fatto...
    non+autenticato
  • > L'oggetto del contendere sono i "libri morti"..

    è borderline: penso che a volte la stampa su carta di libri no si faccia (più) perché l'invenduto e la carta sprecata ti fa rinunciare perché perderesti di più di quanto guadagni dal venduto.

    Oggi stanno nascendo molti autori minori che vendono libri elettronici a poco prezzo, ma almeno vedono pubblicata la propria opera. Ieri questi o non pubblicavano o si pagavano la stampa di 1000 pezzi rimettendoci dei soldi.

    Così mi pare abbia senso tutelare il lavoro di chi è andato a stampa e poi ha avuto poco successo o un uditorio di nicchia.

    Chiaro che si deve parlare di pochi euro altrimenti non ha senso.
    non+autenticato
  • È il problema dell'abandonware.

    Per questo chi compra fa un danno.
    non+autenticato
  • Questo discorso diventa interessante in ambito scolastico/accademico. A scuola trovavo sempre volumi anni 50-60 di varie materia sicuramente non più in stampa. Ovviamente non sono tanto aggiornatiOcchiolino ma hanno qualcosa in più rispetto ai libri di adesso. Non tanto il fascino del libro vecchio che è soggettivo, ma i contenuti di questi libri. Magari non sono aggiornati ma sono spiegati benissimo e basta poco per mettersi al passo. Per materie come chimica, fisica ed elettrotecnica sono stati oro puro quelle anticaglieSorride Avere in qualche maniera la possibilità di recuperarli potrebbe essere solo che utile.
    Poi se un best seller fallito non vende dubito che continuerà a vendere dopo una rinascita digitale, perciò che lo rilascino gratuitamente in modo che ne resti almeno il ricordo.
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    Modificato dall' autore il 26 settembre 2011 17.53
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