Claudio Tamburrino

E. Coli, batteri messaggeri

Ricercatori modificano batteri per emettere determinati colori sotto i raggi ultravioletti e così inviare messaggi

Roma - I ricercatori dell'Università di Tufts (Medford, Massachusetts) hanno trovato un modo per inviare messaggi attraverso i batteri: il team guidato dal chimico Manuel Palcios e finanziato dalla DARPA (US Defense Advanced Research Projects Agency) ha impiegato batteri modificati per emettere colori specifici in determinate condizioni.

La tecnica adottata dai ricercatori è stata denominata SPAM, acronimo poco fortunato che sta per steganography by printed arrays of microbes (steganografia di matrici stampabili su microbi).

I messaggi di SPAM (sic!) possono essere inviati attraverso i batteri, sbloccati attraverso antibiotici e decifrati attraverso un semplice equipaggiamento basato su luci ultraviolette.
Craig Venter aveva già scritto il suo nome nel DNA del batterio da lui parzialmente sintetizzato. E come lui altri scienziati avevano esplorato diversi metodi per incorporare messaggi in molecole biologiche.

L'approccio dei ricercatori dell'Università di Tufts è stato tuttavia più semplice: hanno preso in considerazione 7 tipi di Escherichia coli, ognuna delle quali ingegnerizzata per produrre una proteina fluorescente in un colore differente sotto la luce ultravioletta.

A questo punto gli scienziati hanno impiegato combinazione di due colori per rappresentare una lettera o un simbolo: così due batteri gialli significano una "t", una arancione ed una verde una "d". Il messaggio così scritto può essere quindi impresso su un foglio di nitrocellulosa, spedito e decifrato dal destinatario, che può usare il foglio per far ricrescere i batteri nella medesima sequenza.

Accanto al sistema a colori, poi, gli scienziati hanno in mente altri metodi per raffinare il sistema SPAM. Per esempio si possono rendere i batteri resistenti a determinati antibiotici: con la somministrazione del giusto antibiotico si può decifrare il messaggio, mentre quello sbagliato rovina la coltura e lo distrugge.

Non si tratta di metodi che, per il momento, appaiono il massimo dell'efficacia per messaggi in codice, ma la loro utilità è già immediata per etichettare con watermark genetici differenti microrganismi biotecnologicamente modificati.

Claudio Tamburrino
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