Claudio Tamburrino

La macchina che ti legge la mente

Nissan pensa alle macchine del futuro. E lo fa concentrandosi su quello che passa per la testa dei guidatori

Roma - Nissan sta sperimentando la possibilità di introdurre nelle macchine strumenti in grado di integrare le informazioni normalmente disponibili ad un navigatore con i pensieri del guidatore: sia per agevolare quest'ultimo, sia per migliorare la sicurezza sulla strada.

La casa automobilistica giapponese sta infatti pensando all'impiego di un'interfaccia macchina-cervello (Brain Machine Interface BMI) su cui sta lavorando in Svizzera l'École Polytechnique Fédérale (EPFL): l'idea è principalmente quella di impiegarla per aiutare i guidatori portatori di handicap, per poi adottarla in un secondo momento come standard per migliorare la sicurezza della guida.

Il sistema traccia l'attività cerebrale, il percorso dello sguardo e l'ambiente in cui si muove l'utente, e con questi dati e un'analisi statistica cerca di prevedere il percorso che l'utente sta per seguire adattando ad esso la velocità di crociera e la sterzata del veicolo.
Sulla stessa strada si stanno muovendo anche altri centri di ricerca, tra cui la Brown University e la Washington University School of Medicine di St. Louis: la ricerca legata alla analisi delle attività cerebrali, pur essendo ancora lontana da risultati concreti, è molto promettente.

Non si è ancora ai livelli di KIT di Supercar, insomma, ma gli scienziati dell'istituto svizzero la stanno per esempio già impiegando per muovere sedie a rotelle evitando ostacoli: con la collaborazione di Nissan il prossimo obiettivo è appunto impiegarlo per la guida delle automobili.

A coordinare il lavoro del team svizzero con l'azienda giapponese, il ricercatore Lucian Gheorghe, che da anni sta sperimentando un metodo per adattare ai sistemi di assistenza al guidatore i programmi scientifici legati alla scienza che indaga il funzionamento del cervello.

Claudio Tamburrino

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8 Commenti alla Notizia La macchina che ti legge la mente
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  • Non faccio che immaginare un canale tra corteccia cerebrale, sensori e servomeccanismi attuatori tutte le volte che leggo annunci su questo argomento.

    Probabilmente ho troppa immaginazione.

    Continuo lo stesso a sognare Occhiolino
  • Hummm, chissà dove l'ho già sentita questa...Deluso
    non+autenticato
  • Spero per loro che i motivi che dicono siano solo una scusante, perchè messa così è una boiata..senza contare che alla prima disfunzione...le macchine collegate al cervello maschile punterebbero sulla prima bonazza in minigonna che pasa mentre quelle collegate al cervello femminile s'infilirebbero dritte dirtte nella vetrina di un negozio di scarpe.
    Che c'entra poi K.I.T.T di Supercar... che faceva tutt'altro
    non+autenticato
  • - Scritto da: Surak 2.0
    > Spero per loro che i motivi che dicono siano solo
    > una scusante, perchè messa così è una
    > boiata..senza contare che alla prima
    > disfunzione...le macchine collegate al cervello
    > maschile punterebbero sulla prima bonazza in
    > minigonna che pasa mentre quelle collegate al
    > cervello femminile s'infilirebbero dritte dirtte
    > nella vetrina di un negozio di
    > scarpe.
    > Che c'entra poi K.I.T.T di Supercar... che faceva
    > tutt'altro

    Infatti, è una boiata
    l' umano alla fin fine deve sempre guidare

    La vera rivoluzione si avrà quando si avranno a disposizione
    auto autoguidanti
    E non è fantascienza, esiste gia come prototipo
    non+autenticato
  • Non vedete al di là del vostro naso.
    L'importante non è l'applicazione in sé (e scusatemi se è poco ridare mobilità a un disabile), ma il fatto che si possa avere una interfaccia non invasiva fra cervello e computer.

    Questo dà spazio a una quantità di possibilità enorme, che evidentemente non riuscite nemmeno a immaginare.
    non+autenticato
  • Emh.. "l'interfaccia" c'è già da un pezzo, sebbene sempre più migliorata, ma la notizia dell'articolo è nell'uso ipotizzato... che resta una boiata
    non+autenticato
  • - Scritto da: Fedechicco
    > Non vedete al di là del vostro naso.
    > L'importante non è l'applicazione in sé (e
    > scusatemi se è poco ridare mobilità a un
    > disabile), ma il fatto che si possa avere una
    > interfaccia non invasiva fra cervello e
    > computer.

    L'interfaccia non invasiva tra cervello e computer esiste e si chiama PEBKAC
  • In verita' e' una cosa che dovrebbe funzionare benino. Non tanto per le "sterzate", quanto per operazioni di contorno meno pericolose, come modificare il volume della radio, cambiare canale, anche eventualmente comporre il numero di cellulare.

    Queste "cuffiette" (anche "economiche"), a seguito di un breve addestramento (bastano una decina di ripetizioni per lo stesso "ordine") sono in grado di percepire l'area del cervello da cui proviene l'informazione che, si e' visto empiricamente, e' spesso ben definibile per ordini differenti (anche se la posizione varia da persona a persona).

    L'unico handicap e' che non credo si possa fare senza "cuffiette" ed e' qualcosa che, per un certo tipo di realta' aumentata, dobbiamo imparare ad accettare nella nostra "dotazione"Occhiolino