Elsa Pili

Dalai Lama su Google Plus, contro la censura

Sud Africa e Cina impongono anacronistici bavagli che il leader religioso aggira con tecnologica facilitÓ. Gli vengono in aiuto i social network

Roma - Dopo il fake smascherato nel 2009, il Dalai Lama nel febbraio dello scorso anno si era incarnato nel suo account Twitter. Non è una semplice nota di costume come quelle sui vari attori holliwoodiani dediti al cinguettio: la valenza è evidentemente politica e conduce direttamente alla possibilità di rivolgersi direttamente alla popolazione cinese o, perlomeno, a coloro che riescono ad aggirare la censura istituzionale sui social network a mezzo VPN e affini.

Con lo stesso spirito è avvenuta, la settimana scorsa, l'iscrizione a Google+: la causa questa volta è stata la negazione del visto, da parte delle autorità sudafricane, al leader religioso tibetano invitato alle celebrazioni per l'80esimo compleanno dell'arcivescovo e premio Nobel Desmond Tutu.

Il profilo Google+ del Dalai Lama è stato inaugurato proprio con un videomessaggio di auguri al suo amico di lunga data, mentre poco dopo è stato dato l'annuncio di una videoconferenza tra i due, tenutasi sabato 8 ottobre, trasmessa tramite Hangout.

La tecnologia è arrivata dove le relazioni economiche (sembra verosimile che sia stata la Cina stessa - importante partner commerciale del Sud Africa - a fare pressioni perché non fosse concesso il visto a uno dei suoi più temuti nemici), e la censura politica, non avrebbero potuto.

Elsa Pili
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