Mauro Vecchio

Canada, il link non fa il contenuto

Un collegamento ipertestuale non può essere considerato come una forma di pubblicazione del contenuto. Anche se questo è ritenuto diffamatorio. La decisione della Corte Suprema canadese

Roma - Un link non può essere visto come una forma di pubblicazione del contenuto a cui fa riferimento. È la lapidaria conclusione tratta dal supremo giudice canadese Rosalie Silberman Abella, in quella che potrebbe rivelarsi una decisione importante per fare chiarezza sul bilanciamento tra rischio di diffamazione e libertà d'espressione sul web.

"Se perdo non esisterà più Internet in Canada". Queste le parole già usate dall'editor di p2pnet Jon Newton, finito due anni prima nel mirino di Wayne Crookes, esponente del Green Party in terra canadese. Lo stesso Newton era stato accusato di aver pubblicato alcuni collegamenti ipertestuali ritenuti diffamatori.

Il caso è stato ora archiviato dai giudici della Corte Suprema, a sottolineare come la pubblicazione di un collegamento testuale non possa essere considerata attività editoriale. Quindi non soggetta a misure legali anti-diffamazione.
Stando al giudice Abella, i meccanismi tipici dell'informazione su Internet non possono fare a meno dei collegamenti ipertestuali. Sottomettere un link alle tradizionali regole previste per la carta stampata significherebbe limitare la loro utilità, con risultati pericolosi per il flusso dell'informazione e più in generale per la libertà d'espressione sul web.

Si arriverebbe dunque a temere la pubblicazione di un link ad un determinato articolo, il cui contenuto non sarebbe ovviamente direttamente controllabile e manipolabile. La Suprema Corte canadese è tornata a ribadire l'equivalenza tra un collegamento ipertestuale e le cosiddette note a piè di pagina. Jon Newton potrà tornare alle sue quotidiani mansioni informative.

Mauro Vecchio
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