Marco Calamari

Spiccioli di Cassandra/ Cappuccetto scarlatto e il telefono furbo

di M. Calamari - Una favola con la morale. Perché le favole possono insegnare molto: a volte spaventando, a volte divertendo. L'importante è farne tesoro e ricordarsi che di finzione si tratta

Spiccioli di Cassandra/ Cappuccetto scarlatto e il telefono furboRoma - No, Cassandra non ha deciso di imitare Charles Perrault ma ritiene, a scanso di equivoci, che talvolta sia preferibile inventare storie piuttosto che commentare notizie di cronaca, vere, esagerate o false che siano. Infatti anche da una favola, come faceva la nonna, è possibile trarre una morale giusta. Cassandra vi conferma perciò che qualsiasi corrispondenza di questa storia con attrici, telefonini o foto del mondo reale è puramente casuale.

C'era una volta una famosa attrice scarlatta ma bionda, che un bel giorno, pensando che il suo telefono fosse anche una macchina fotografica, decise di scattarsi delle foto appena un po' osé, riprendendo un bel gioco di specchi, e non solo quello.La favola non precisa che uso la famosa attrice intendesse fare di dette foto, pare comunque che l'autoscatto telefonico fosse allora cosa abbastanza comune anche per le non attrici. D'altra parte la famosa attrice non era l'ultima arrivata e si sentiva sicura: le avevano infatti spiegato che il telefonino aveva una connessione via radio chiamata Denteblu, e che conveniva tenerla sempre spenta per evitare che qualche malintenzionato le rubasse i numeri di telefono.

Il suo insegnante però non era molto aggiornato, o almeno aveva semplificato troppo la raccomandazione. Non le aveva infatti spiegato che un telefono furbo non è solo un telefono con una macchina fotografica, ma anche un computer dotato di altre due connessioni radio e quindi impercettibili, una senza fili ed una di rete cellulare. La famosa attrice riteneva come tanti altri che fosse normale caricare strane figurine sullo schermo del suo telefonino, che le permettevano di fare le cose più svariate con le foto. Non si chiedeva nemmeno perché qualcuno regalasse queste figurine come caramelle, e d'altra parte ce ne voleva una per ogni cosa nuova che si volesse fare.
Fu così che un informatico cattivo, che conosceva bene fatti e misfatti del fabbricante del telefono furbo, riuscì ad insinuarsi da Internet nel computer contenuto nel telefono furbo della famosa attrice bionda ma scarlatta, e controllando tutti i programmi che silenziosamente ci giravano poté appropriarsi e bearsi delle virtù di fotografa (e non solo di quelle) della famosa attrice bionda ma scarlatta.

L'informatico cattivo però non era anche furbo; si vantò delle sue malefatte con i suoi pari e ne condivise il risultato. La famosa attrice lo venne a sapere e se ne uscì in alte strida. Fortunatamente passava da lì un cacciatore federale, che si tolse di spalla il fucile e sparò 121 colpi all'informatico cattivo, che col posteriore fumante ed il portafoglio vuoto è ancora lì che piange e chiede scusa, sperando di non finire in gattabuia.

Morale della favola, ed anche oltre.

Non sempre le cose sono solo quello che sembrano, non sempre le cose gratuite sono buone, non sempre chi le regala ha buone intenzioni, ma sopratutto non sempre il cattivo che le usa è solo un poveretto a caccia di emozioni. È per questo, cari fanciulli, che potrebbero capitarvi non solo gli stessi problemi della famosa attrice bionda ma scarlatta, ma anche altri ben più gravi. State attenti ai lupi cattivi che tramite gli informatici più furbi possono rubarvi le informazioni su dove siete, con chi parlate, cosa gli dite, chi conoscete, cosa vi piace, e certo, anche foto e registrazioni. Altrimenti la famosa attrice scarlatta ma bionda, rispetto a voi, sembrerà non solo assai più carina ma anche un vero genio.

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46 Commenti alla Notizia Spiccioli di Cassandra/ Cappuccetto scarlatto e il telefono furbo
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  • Chissà se avranno capito qualcosa da questo racconto...

    A proposito di gratis, il cavallo di Troia non fu un "dono" degli sviluppatori dei greci agli androiani ai troiani?
    ruppolo
    33146
  • la gente è mediamente pigra ed ignorante. Meglio appaltare la gestione della fortezza a terzi anche se questo significa in pratica trasformare al fortezza in una prigione.
    .poz
    206
  • mai dare in mano un telefono furbo ad un cappuccetto stupido.
    non+autenticato
  • Altra bella fiaba. Venghino signori venghino al paese dei Balocchi, si rimpinza e ci si diverte, nessuna fatica, nessun obbligo, niente scuola.

    Poi piano piano ti crescono le orecchia da asino, diventi un asino e sei messo a lavorare duramente, quando non servi più con la tua pelle ci si fa un tamburo

    Sembra che Collodi già sapesse che ci sarebbe stata una certa tecnologia e entusiasti sostenitori che se gli dici di stare un pò attenti ti rispondono, machissene oppure non vorrai mica che torniamo all'età della pietra. Insomma non c'è niente da fare asini e tamburi a buon mercato signori nel futuro, anche nel presente, il potere di acquisto cala, la politica fa sempre più schifo e lo stato sociale (pensioni, sanità, scuola) sta sempre peggio. E gli asini non vedono la relazione.
    non+autenticato
  • La favola è carina, però la morale mi pare un po' troppo generica.
    In un mondo dove il ricambio dei dispositivi tecnologici è altissimo e vengono sfornate nuove app in continuazione, mentre nessuno è ancora riuscito a moltiplicare il numero di ore contenute in un giorno, *praticamente*, cosa e come si deve fare per stare più attenti?
    Mi rendo conto che faccio un po' fatica a spiegarmi, ci provo di nuovo: la gente vuole vivere, non vuole studiare. Ha degli oggetti che pensa gli rendano la vita più facile, non hanno voglia di rendersela più difficile in anticipo immaginando tutte le difficoltà.
    Come si fa a fare una sintesi *praticabile*?
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