Mauro Vecchio

The Research Bay, primi risultati sull'anonimato

Primi dati dal sondaggio sugli utenti di The Pirate Bay condotto dall'UniversitÓ di Lund. Il 70 per cento dei pirati comprende il valore dei servizi proxy e VPN. Ma pi¨ della metÓ ha ammesso di non averli mai usati

Roma - Era la metà dello scorso aprile quando la Baia più famosa del torrentismo entrava nelle aule dell'università di Lund per un sondaggio sulle abitudini e i principali codici di comportamento del suoi utenti. In pochi giorni, circa 75mila persone avevano cliccato sul celebre logo del galeone per partecipare.

La testata specializzata TorrentFreak ha ora avuto l'opportunità di visionare i risultati, in particolare su argomenti come quello della protezione online delle identità. Circa il 70 per cento degli utenti di The Pirate Bay ha dichiarato di comprendere il valore offerto da servizi di proxy e reti VPN per la tutela dell'anonimato.

Di questa fetta, solo il 5 per cento degli intervistati sfrutterebbe servizi a pagamento, mentre il 13 per cento sembra preferire soluzioni gratuite. Poco più della metà ha invece ammesso di non aver mai utilizzato proxy e VPN, pur essendo interessata a farlo in futuro. Quasi 20 persone su 100 non hanno invece mostrato attenzione verso queste stesse tutele.
Da dove vengono gli utenti maggiormente interessati all'anonimato? Principalmente dalle aree del Nordamerica e del Canada, mentre nel Nord Europa ci sarebbe la maggiore concentrazione di netizen che hanno scelto servizi a pagamento. In Sudamerica c'è invece un gran numero - 28 per cento circa - di pirati del tutto indifferenti al problema della protezione delle proprie identità digitali.

Mauro Vecchio
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