Claudio Tamburrino

Tablet, perché pagare per le news?

Si iniziano a delineare le abitudini degli utenti delle tavolette: e a quasi due anni dall'esordio di iPad, Murdoch e compagnia non sembrano essere riusciti a coglierne i frutti

Roma - A diciotto mesi dall'esordio di iPad si può tentare di fare un primo bilancio di quello che si mostra come un settore tutto nuovo: uno studio condotto nell'ambito del "Progetto per l'eccellenza nel giornalismo" del Pew Research Center in collaborazione con The Economist Group ha osservato le abitudini degli utenti dei tablet.

L'11 per cento degli adulti statunitensi (persone di mezza età e alto reddito), rileva, ne hanno uno, il 77 per cento lo usa tutti i giorni, in media per 90 minuti.

Giornalmente la gran parte ci naviga (il 67 per cento), il 54 per cento lo impiega per inviare email, il 39 per cento per andare sui social network, il 39 per i giochi, il 17 per leggere libri, il 13 per guardare film o video.
È circa la metà, invece, (il 53 per cento) che lo utilizza tutti i giorni per leggere notizie: in quest'ottica lo studio diventa interessante perché la maggior parte degli utenti dice che non sarebbe disposto a pagare per farlo.

Non è una novità, è finanche logico che un utente sia restio a pagare per una cosa che fino ad ora ha avuto gratis. La nuova statistica segna però quantomeno l'insuccesso della rivoluzione culturale preparata da operatori come Murdoch, che vedevano nell'avvento della tavoletta con la Mela una nuova speranza per una nuova fonte di introiti per le notizie online oltre alla pubblicità.

Lo studio del Pew Research Center lo spiega con chiarezza: il 40 per cento impiega il browser per accedere alle notizie, il 31 per cento vi accede ugualmente attraverso Web e app, solo il 21 si affida alle app come forma primaria di informazione e finora solo il 14 per cento degli utenti di tablet ha effettivamente pagato per accedere alle notizie. E di quelli che non hanno mai pagato solo il 21 per cento sarebbe disposta a farlo (spendendo però meno di 5 dollari al mese).

Secondo gli autori dello studio "gli editori dei giornali possono ancora trovare un modo per rendere la nuova piattaforma creata dai tablet redditizia", ma dicono che al momento "questa possibilità appare improbabile".

Claudio Tamburrino
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