Interviste: la parola, virtuale

Gianfranco Marrone: pensate alla ricerca di un termine su un motore. L?esito di questa ricerca è nella quasi totalità dei casi priva di genere. Questo è tornare allo stato dei selvaggi

Interviste: la parola, virtualeWeb - Quali linguaggi la rete ha ereditato dai media tradizionali, come implementa e trasforma questi linguaggi, ma soprattutto come ci esprimeremo nei prossimi anni?

Ne abbiamo parlato con Gianfranco Marrone, docente di semiotica presso le università di Palermo e Bologna e studioso dei mezzi di comunicazione di massa.

D: Professore Marrone quale di queste tre definizioni sintetizza meglio, secondo lei, la rivoluzione mediatica che stiamo vivendo?
- La rete offre mille suggestioni, nel linguaggio e nelle immagini. E crea nuove categorie mentali (Domenico De Masi, docente di sociologia all'Università di Roma);
- il modo di comunicare di Internet è da selvaggi. Ti obbliga a un linguaggio, freddo sincopato, senza punteggiature e senz'anima (Umberto Gay, capogruppo di Rifondazione al Comune di Milano);
- la prima cosa che chi scrive per il web deve sapere è che Internet non ha lettori nel senso tradizionale del termine: l?80% dei navigatori del web non legge riga per riga, piuttosto scorre la pagina, cercando rapidamente, come su una mappa visiva, quello che più gli interessa. Bisogna disseminare la pagina di segnali che dicano immediatamente di cosa si parla e che ne rendano subito chiaro il contenuto (Luisa Carrada, copywriter e autore del sito Mestiere di scrivere).
R: Chi si occupa di Internet a volte dimentica che altri media hanno affrontato passaggi analoghi già da tempo. Ridimensionerei dunque il problema della trasformazione della comunicazione da parte della rete.
I mezzi di comunicazione, vorrei ricordarlo, non garantiscono di per sé nuovi linguaggi, ne possono favorire la nascita ma non comportano la produzione di altri linguaggi. Più che della metamorfosi della lingua parlerei dunque di trasformazione delle modalità di comunicazione, della rapidità e dell?assenza di spazi definiti. E del mutamento del cosiddetto "sistema dei generi". Pensate, per fare un esempio, alla ricerca di una frase o di un termine su un motore. L?esito di questa ricerca è nella quasi totalità dei casi priva di genere. È questo, secondo me, il tornare - tra virgolette - allo stato dei selvaggi.


D: Nell?interpenetrazione tra parola, link e immagini che dà luogo al linguaggio dei nuovi media, non c?è il rischio che sia proprio la parola l?elemento più debole? Non c?è il pericolo, cioè, che la parola nelle nuove forme di comunicazione perda progressivamente il suo ruolo centrale, primario?
R: Non credo che la parola abbia mai rivestito un vero ruolo primario nella comunicazione. Del resto, bisogna sfatare una volta per tutte l?idea che viviamo nella società dell?immagine. Qualsiasi studioso di medievistica potrebbe confermare che ci sono state intere epoche in cui le immagini hanno avuto un ruolo preminente. La stessa Chiesa cattolica per mille anni ha comunicato attraverso di esse. Non mi pare dunque che neanche sotto tale aspetto ci siano grosse novità.

D: La "cultura dell'ipertesto" è più al servizio dello scrittore o del lettore?
L?ipertestualità si presta meglio all'approfondimento o finirà per essere alibi della superficialità di contenuti e linguaggi?
R: L?ipertesto sembra garantire al lettore una maggiore capacità costruttiva del testo attraverso l?uso personalizzato dei link. Ma questo concetto non è generalizzabile. Paradossalmente è lo scrittore tradizionale, quello di romanzi, a costruire la virtualità entro cui spazia il lettore. La libertà di quest?ultimo non è assoluta ma si muove dentro i binari tematici e ipertestuali fissati da chi scrive.


D: Qualche tempo fa, se non sbaglio, in uno dei suoi libri lei ha parlato di autoreferenzialità e di progressiva omologazione linguistica, espressiva, contenutistica dei telegiornali italiani. Le nuove dinamiche economico-finanziarie che interessano il nuovo mezzo favoriscono il riprodursi del copione, su scala globale, anche per l'informazione su Internet?
R: Nel caso dell?informazione Internet sono più ottimista. Ritengo che se ne possa parlare più in termini di referenzialità che di autoreferenzialità. Siamo ancora lontani - probabilmente perché ancora all?inizio - dalle forme di spettacolarizzazione proprie dei telegiornali e dei radiogiornali. E ' chiaro che le concentrazioni di potere influiranno anche qui sui contenuti rendendo progressivamente tutto più omologo. Ma mi sembra che attualmente sia più una tendenza che una realtà. Come dicevo sono ottimista, ma è un ottimismo fuori da ogni interpretazione estremistica, retorica della rete come mezzo di liberazione delle masse.

a cura di Angelo Brocato
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