Mauro Vecchio

Warner Bros, rimozioni indebite su Hotfile

La major ha ammesso di aver inviato al cyberlocker ordini di rimozione illegittimi. Ovvero su contenuti i cui diritti non sono effettivamente detenuti dalla casa di produzione. Che non avrebbe il tempo di controllare tutti i file

Roma - Dichiarazioni sorprendenti, recentemente rilasciate in aula dai responsabili legali di Warner Bros. La major statunitense ha ammesso di aver inviato ordini di rimozione illegittimi, ovvero relativi a contenuti non effettivamente detenuti. Materiale audiovisivo presente sulla piattaforma di file hosting Hotfile, i cui diritti non sono affatto controllati dalla grande casa di produzione cinematografica.

La saga legale era iniziata con l'offensiva scatenata da MPAA contro il cyberlocker con base a Panama. La piattaforma gestita dall'oscuro Anton Titov aveva risposto al fuoco, sottolineando come Warner Bros sfruttasse indebitamente gli stessi strumenti di rimozione dei contenuti messi a disposizione per i legittimi titolari dei diritti. Accuse che hanno ora trovato fondamento nei documento presentato presso il tribunale della Florida.

La major a stelle e strisce ha infatti ammesso di aver sfruttato determinate chiavi di ricerca - esempio The Box, ultimo film di Richard Kelly - per ottenere la rimozione di contenuti relativi. Come ad esempio la produzione The Box That Saved Britain, i cui diritti sono in realtà detenuti dalla BBC. I legali di Warner Bros hanno parlato di ordini di rimozione non intenzionali.
A sbagliare sarebbe stato un software automatico per la ricerca dei file illeciti all'interno di Hotfile. La major statunitense non avrebbe il tempo di controllare tutti i file, da qui le richieste illegittime. Il cyberlocker aveva tirato in ballo anche un software open source fatto rimuovere da Warner senza autorizzazione. La casa di produzione ha sottolineato come lo stesso programma servisse a velocizzare i tempi di download delle sue opere.

Mauro Vecchio
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