Mauro Vecchio

SOPA, tutti i dubbi di BSA

L'industria del software esprime preoccupazioni sul disegno di legge anti-pirateria. Ci sarebbe ancora molto lavoro da svolgere per assicurare il giusto bilanciamento tra sicurezza, privacy e libertà d'espressione

Roma - Un nuovo comunicato stampa, diramato dai vertici della Business Software Alliance (BSA) all'attenzione del senatore repubblicano Lamar Smith alla U.S. House of Representatives. L'industria globale del software ha così fatto un passo indietro, dopo aver inizialmente offerto supporto al disegno di legge noto come Stop Online Piracy Act (SOPA).

Il presidente e CEO di BSA Robert Holleyman ha infatti ribadito un dubbio già espresso in passato: la lotta alla pirateria online dovrebbe bilanciare alcuni principi fondamentali, dalla crescita nell'innovazione tecnologica alla privacy dei cittadini a stelle e strisce. Un equilibrio delicato, non ancora raggiunto dai principali promotori del SOPA.

Lo stesso Holleyman ha sottolineato come i vari rappresentanti della Commissione Giudiziaria al Senato statunitense abbiano ancora molto lavoro da svolgere per raggiungere il giusto mix di tutele. BSA ha comunque ricordato il suo impegno nella difesa della creatività da quei "cattivi soggetti che lucrano sulla vendita di software illecito".
L'approccio mostrato dal senatore Lamar Smith continuerebbe dunque a risultare giusto. Ma Holleyman ha anche fatto notare svariati problemi ancora irrisolti. A partire da quello relativo agli effettivi destinatari delle misure introdotte dal SOPA. "Giusto processo, libertà d'espressione, privacy. Sono diritti che non possono essere minacciati".

I vertici di BSA hanno così ricordato come l'industria del software sia sempre stata contraria a soluzioni di monitoraggio e filtraggio della Rete. La sicurezza dei network di comunicazione resterebbe un tema cruciale per il sano sviluppo dell'economia basata su Internet. I fautori del SOPA dovrebbero pertanto continuare a lavorare per evitare che la crociata anti-pirateria non sconfini pericolosamente.

Mauro Vecchio
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