Marco Calamari

I colori di Cassandra/ Nero: la scomparsa della Rete

di M. Calamari - Internet si evolve, seguendo i percorsi di massificazione e allargamento della sua utenza. Ma il processo è tutt'altro che democratico: non tutto è andato per il verso giusto, e non è detto tutto sia ancora recuperabile

Roma - In anni passati chi si è trovato ad essere cittadino della Rete, e perciò, come tutti i veri cittadini di una nazione, ad adoperarsi ed a lottare perché il buono che c'era non fosse eliminato, il male che non c'era non vi fosse introdotto e che in generale i diritti delle persone fossero rispettati, temeva che la Rete potesse soccombere ad un'invasione di entità governative, alla censura ed al controllo, insomma, ad un'occupazione "militare". La storia ci insegna che questo non ha (per fortuna) avuto successo.

L'arrivo di orde di persone ignoranti (in senso latino - che non conoscono) e che quindi si comportavano spesso come turisti caciaroni in visita in un paese senza conoscerne o rispettarne caratteristiche, abitudini, regole, e usanze, prontamente soddisfatta dall'apparire di un e-commerce spesso esagerato, hanno radicalmente cambiato la Rete; non in meglio, probabilmente, ma la Rete si è adattata ed è sopravvissuta.

Grazie a una preesistente "economia del dono" ha sviluppato memi ed entità che si sono moltiplicate, non grazie a campagne pubblicitarie o pressioni di gruppi di interesse, ma per merito dell'eccellenza tecnica frutto dell'economia del dono, tanto che persino grandi aziende di informatica hanno trovato conveniente venire a patti (spesso barando, ma questo è un altro discorso) con il Software Libero e con i metodi con cui la Rete costruiva sé stessa. Nemmeno questa crescita esponenziale, inflazionaria, globale, epocale ha distrutto la Rete, né ha prodotto, nel male e bene, una trasformazione.
L'apparizione di entità delle Rete di dimensioni tali da renderle quasi onnipotenti, come Google, Twitter e Facebook, o di ibridi Mondo-Rete come Apple ed Amazon, ha segnato un altro punto di svolta, in questo caso totalmente negativo. Una frazione maggioritaria della popolazione della Rete, che rappresenta ormai una frazione consistente della popolazione mondiale, ha iniziato a riversare sé stessa nella Rete, ma ha purtroppo scelto la strada sbagliata. Invece di diffondere in Rete il meglio di sé stessi, cose accuratamente realizzate e curate, possibilmente intelligenti o geniali, e magari fare questo con una certa dose di umiltà, vi ha riversato la propria vita e le proprie relazioni, permettendo ai pesi massimi della Rete di esercitare silenziosamente il loro potere per accumulare ricchezze ed istituire un tecnocontrollo pervasivo.

Malgrado questo la parte più sana, costituita spesso dai primi abitanti della Rete stessa (vogliamo dire i nostri Padri?) è sopravvissuta e per certi aspetti si è pure rafforzata, riuscendo ad aprire spazi di dibattito e di confronto che hanno interessato, anche se superficialmente, molte persone. Ma si tratta pur sempre una minoranza che discute con una minoranza appena un poco più grande, mentre la grande festa (festa?) continua per la maggioranza degli abitanti (non più Cittadini) della Rete. Di nuovo la Rete si adatta, sopravvive, per certi aspetti cresce ancora ma per altri inizia a snaturarsi.

Oggi due nuovi fenomeni hanno iniziato a manifestarsi. Il primo è che la Vecchia Signora ha cominciato ad esigere tributi sempre più grandi dalla Rete, cominciando a sottrarle, spesso nel quasi totale silenzio, le menti migliori e gli esempi più fulgidi. Il secondo è che la Rete stessa ha cominciato ad assottigliarsi e a nascondersi qua e là, sempre più lontano dalla percezione della maggioranza dei suoi abitanti.

Telefonini, pad, console, televisioni, e tanti altri aggeggi connettono le persone e si connettono tra di loro, realizzando una connettività implicita, pervasiva, che viene percepita e quindi diventa lo stato "naturale" delle cose. Un sogno di anni fa... ma forse qualche cosa di più simile ad un incubo oggi. Perché? Perché la Rete in quanto entità poliedrica, quasi sempre benefica, specchio di un mondo "reale" anche se cibernetico, e civile anche se talvolta oscura e violenta, scomparirà dalla vista.

La connettività di persone e cose diventerà una categoria "naturale", come veder scorrere l'acqua se apro un rubinetto, accendersi una lampadina se premo l'interruttore, o avere un'applicazione o un servizio informatico quando se ne ha bisogno. Purtroppo abbondanza e gratuità non significano libertà, possibilità di scelta e partecipazione. "Panem et circenses" hanno contribuito in misura notevole alla caduta di Roma come faro (con lati buoni e cattivi, ovviamente) di una civiltà progredita.

La trasformazione di una cittadinanza partecipativa in una plebe sazia e facilmente controllabile è proprio quello che sta manifestandosi oggi. E se tutto quello che rende manifesta l'esistenza del mondo dei bit scomparirà negli oggetti quotidiani, cosa potrà mai rimanere della Rete e più in generale del mondo dell'informatica come la conosciamo? Solamente una vastissima maggioranza di plebei sazi di quotidiano e privi di domande ed aspirazioni, unicamente concentrati sulla promozione del proprio sé come brand personale.

Rimarranno poi due minoranze gruppi, due "Caste" a modo loro. La prima minoranza sarà quella dei potenti, per giunta talvolta ammirati dalle masse, coloro che sanno, decidono cosa fanno gli oggetti, li progettano, e li danno da realizzare ad una parte della plebe (oggi in oriente, ma domani chissà) che in condizioni di sfruttamento produce cose che non comprende e che probabilmente non può permettersi. La seconda minoranza sarà quella dei ribelli, dell'underground digitale così ben tratteggiato da Gabriele Salvatores in "Nirvana": ribelli certo, geniali forse, ma ghettizzati e autoghettizzati. Pronti a vendere parti del proprio corpo, e soprattutto senza un progetto individuale e men che mai collettivo per il futuro.

Questa profezia è così "nera" solo per via di banali aiCosi impugnati da folle di aiDioti che li usano per monitorare ossessivamente il proprio profailo? Non per questo, non ancora per questo, ma per la evidente direzione che questo indica, per la mancanza di reazioni e di rifiuto di chi, sia dal lato della Rete che da quello della cultura, dovrebbe metterlo allo scoperto, denunciarlo e combatterlo.

Marco Calamari
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Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
218 Commenti alla Notizia I colori di Cassandra/ Nero: la scomparsa della Rete
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  • Ho segnalato anche questo articolo ai miei lettori umanisti, qui: http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=565

    L'ho fatto a scoppio ritardato, perché mi sono persa a cercare di spiegare l'idiozia - l'esito semplice di un processo complicato - con l'ideale cognitivo di una scienza specialistica che rinuncia a guardare al di là del proprio naso e con il culto politico della cosiddetta libertà dei moderni, che induce al medesimo comportamento.

    Non so dire, però, se il mio tentativo di sviluppo filosofica abbia arricchito di muscoli culturali lo scheletro di Cassandra, o l'abbia soltanto fatta ingrassare.
  • secondo me il clonatore è Calamari che, ormai stanco di scrivere articoli che non caga nessuno, si è messo ad inserire commenti per far numero
    non+autenticato
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: asdnot
    > > certo solo un morto di fame si riduce a
    > scaricare
    > > gratis
    >
    > E allora che problema c'e' ? Non avrebbe avuto
    > certo i soldi per
    > comprare.

    questo non toglie che sia morto di fame
    non+autenticato
  • Ciao Marco,
    La rete non scomparirà per il semplice motivo che se così fosse nessuno potrebbe più comunicare.
    Sono uno dei primi internauti italiani. Prima veleggiavo a 9600baud sulla rete itapac, poi mi sono procurato un legno migliore a 14.400, cominciare a corricchiare sul serio balzando a 33600 e Trumpet Winsock e poi coi 64k della ISDN. I passaggi me li sono sciroppati tutti dal 1985 in poi.

    Soltanto: finora abbiamo "giocato" sullo scheletro di uno scheletro: IPV4 sta sparendo, inglobato dall'infrastruttura IPV6... che dovrebbe essere sufficiente per gestire i dispositivi presenti su un pianeta, mentre per strutture più grandi ci si dovrà inventare altro.
    IPV6 DOVREBBE essere la versione definitiva (o almeno lo sara' per lungo tempo... almeno altri 20 anni, se va male) dei protocolli di trasferimento e internet (TCP/IP) e su questa infrastruttura si costruirà la rete di domani.
    Infrastruttura che, al pari della vecchia, nasce accessibile e, sempre al pari della vecchia IPV4, per essere accessibile richiederà studio, fatica, denaro e tempo.

    Come nel 1985, anche nel 2012 ci saranno persone che si procureranno i manuali (stavolta più facilmente grazie ad Internet), studieranno e creeranno qualcosa.
    Chi non vuole sobbarcarsi la fatica... puo' farsi servire la "Pappa pronta" in salsa di mela, salsa blu o polichroma... o qualunque altra cosa salterà fuori.

    La bellezza di ciò che è accaduto tra la fine degli anni ottanta e il 1998, quando la rete si è popolata solo di studiosi e appassionati (qui ci metto anche i black hat) di ogni genere non si ripeterà: stavolta, come osservi giustamente, ci sono orde di ignoranti cui non importa come fa la rete a funzionare, gli importa solo che il suo servizio preferito sia sempre accessibile la' dove gli occorre.

    Riversa tonnellate di informazioni personali in mano ad uno sfruttatore senza scrupoli? Be' peggio per lui.

    Come pure hai fatto notare la rete si è evoluta e continuera' a farlo.
    Ora abbiamo uno scheletro, su questo scheletro si stanno delineando una serie di "cose" che potremo chiamare muscoli, reni, cuore, fegato ecc... ecc... ecc... e c'è anche un cervello.
    Quello delle persone che si collegano e creano i contenuti, li mettono in relazione e danno origine a nuove entita'.

    Per come la vedo io ci sarà tanto da divertirsi, ancora e a lungo, per chiunque abbia una briciola di curiosità e tanta voglia di *studiare*, senza nulla togliere a chi vuole semplicemente fruire di un servizio ed ignorare tutti gli altri.

    Un saluto
    Guybrush Threepwood
    Temibile Pirata
  • ...sempre con la Juve! ("Il primo è che la Vecchia Signora ha cominciato ad esigere tributi sempre più grandi dalla Rete, cominciando a sottrarle, spesso nel quasi totale silenzio, le menti migliori e gli esempi più fulgidi.")
    non+autenticato
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