Mauro Vecchio

Assange: i governi vogliono Internet

Il founder di Wikileaks Ŕ intervenuto via Skype all'ultimo News World Summit. Rivendicando la sua appartenenza alla categoria dei giornalisti. Le autoritÓ di Washington vorrebbero trasformare il web in uno strumento da 1984

Roma - "Certo che sono un dannato giornalista". Parole di Julian Paul Assange, recentemente intervenuto via Skype nel corso dell'ultimo News World Summit in terra cinese. Le pubblicazioni del founder di Wikileaks sarebbero più che sufficienti a dimostrare la sua appartenenza alla categoria, messa in dubbio soltanto dall'ostile governo di Washington.

Autorità come quelle statunitensi, in collaborazione con le grandi corporazioni del pianeta, vorrebbero trasformare Internet in una pericolosa arma per la sorveglianza globale. Nella visione di Assange, il Dipartimento di Giustizia non avrebbe alcuna intenzione di tollerare un sito come Wikileaks. Giornalisti e mass media si sarebbero ormai piegati al potere di aziende e governi.

L'australiana Walkley Foundation ha da poco assegnato al founder di Wikileaks un prestigioso riconoscimento per il suo contributo al giornalismo. Assange ha dunque attaccato società di credito come Visa e Mastecard, ree di aver ostruito illegalmente i canali di pagamento verso il sito delle soffiate. "Tematiche che dovrebbero essere dibattute in pubblico sono invece affrontate in segreto a Washington", ha spiegato.
Nel frattempo sono arrivate buone notizie per l'ex-militare Bradley Manning, in attesa del suo processo davanti alla Corte Marziale degli Stati Uniti. Una recente analisi della Casa Bianca avrebbe concluso che le soffiate a Wikileaks non siano state effettivamente dannose per la sicurezza nazionale. Le informazioni rilasciate da Manning sarebbero per lo più datate o già diramate in precedenti pubblicazioni pubbliche.

Mauro Vecchio
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