Mauro Vecchio

SOPA, senatori per un piano B

Proposta alternativa al disegno di legge che vuole coinvolgere tutti gli operatori del web nella lotta alla pirateria. Verrebbero tagliati solo i ponti di pagamento verso i siti illeciti senza coinvolgere provider e motori di ricerca

Roma - Un piano alternativo, che bilanci al meglio le esigenze dell'industria legata al copyright e quelle di chi teme uno stravolgimento radicale dell'intima natura di Internet. Un gruppo di senatori statunitensi ha così proposto una strategia legislativa alternativa a quella prevista dai disegni noti come PROTECT IP Act e Stop Online Piracy Act (SOPA).

Ai vertici della International Trade Commission (ITC) verrebbe assegnato un forte potere sanzionatorio, gestendo il destino di un gran numero di piattaforme colte in violazione del diritto d'autore. I legittimi detentori potrebbero dunque avviare una specifica richiesta per ottenere un'ordinanza di tipo cease-and-desist a carico delle attività online di certi siti.

In sostanza, solo quelle piattaforme impegnate in maniera "primaria" e "volontaria" nella violazione del copyright su larga scala dovrebbero rischiare la chiusura su ordine dell'industria e dunque della ITC. Alle piattaforme verrebbe comunque garantita la facoltà di fare ricorso prima di una decisione effettiva della commissione a stelle e strisce.
In caso di condanna, verrebbe ordinato il taglio di tutti i ponti economici verso un determinato spazio web. Coinvolgendo società di credito come Visa o Mastercard e grandi signori dell'advertising. La proposta dei senatori statunitensi non contempla però i blocchi a mezzo DNS da imporre ai provider o la deindicizzazione per i motori di ricerca.

E qui è insita la grande differenza con quanto prevedono il PROTECT IP Act e il SOPA, che invece vorrebbero coinvolgere tutti i protagonisti del web nella lotta alla pirateria. Il presidente di Google Eric Schmidt ha ora sottolineato come possano risultare più efficaci delle modifiche legislative per bloccare i pagamenti verso i siti illeciti.

Mauro Vecchio
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