massimo mantellini

Contrappunti/ Il fascino discreto dell'anonimato

di M. Mantellini - Che servano davvero nome e cognome, tutti da dimostrare poi, per pubblicare qualcosa di interessante in Rete è un sillogismo che fa acqua da tutte le parti. Quello che conta è avere qualcosa da dire

Roma - Ciclicamente ritorna, nelle discussioni in Rete, la faccenda annosa dell'anonimato nei commenti. Ne ha scritto con toni enfatici Vittorio Zucconi sul suo blog qualche giorno fa, se ne parla in USA da tempo, e giusto la settimana scorsa è uscito un articolo al riguardo su The Atlantic.

Esistono due modi per analizzare un simile problema: mentre da noi prevale nettamente l'approccio etico, quello secondo il quale l'anonimato è un male perché deresponsabilizza i commentatori, negli Stati Uniti prevale da tempo quello tecnico-pragmatico del tipo "come facciamo a far emergere i contenuti di valore marginalizzando il rumore attorno?"

Scrive Zucconi:
Pare che la mia antica e vana battaglia contro l'anonimato, piaga e morte dei blog, cominci a trovare autorevoli consensi. Ora che attraversiamo, in Italia, una fase di animazione sospesa politicamente parlando, nella quale a noi tenutari di "maison" non basta più postare con "Berlusconi è un maiale" o dire che "tutto il mondo fa schifo meno tu e io", alla Grillo, per avere migliaia di contatti e vendere qualche gadget con la carta di credito, il livello della discussione - si nota anche qui - si fa più riflessivo pur senza perdere di aggressività polemica e forse è arrivato il momento di abbandonare quelle ridicole mascherine da carnevale dei "nick" e di assumere la responsabilità di quello che si dice. 
Mentre Rebecca J. Rosen su The Atlantic ha un approccio un po' diverso:
The problem is simply that it's hard to build a system that allows for smart ongoing conversations among large groups of people. It's a harder problem, fundamentally, than how to present and create good content. (Il problema è semplicemente che è complicato costruire un sistema che consenta una conversazione interessante tra un gruppo ampio di persone. È un problema più complicato, fondamentalemente, di come creare e presentare contenuti interessanti.)
Costruire un sistema che filtri i contenuti in base al valore è una maniera molto corretta di immaginare la propria funzione editoriale sul web; questo non significa necessariamente prendere posizione sull'anonimato in Rete che è un tema che mal si presta a frettolose semplificazioni. In un mondo perfetto, del resto, il valore di un commento pubblicato su qualsiasi sito web prescinde dal fatto che il suo autore abbia firmato con il suo nome o con un nickname.

Il compito della tecnologia è quello di non adagiarsi sulla comoda opzione secondo la quale i commenti firmati sono buoni mentre quelli anonimi non lo sono. Molte dei sistemi allo studio per "filtrare" le conversazioni di rete partono da questo assioma, moltissimi si scontrano ancora oggi con la questione dell'anonimato. Per esempio in questi giorni il New York Times ha introdotto la figura dei trusted commenters, "commentatori affidabili" ai quali sarà consentito di pubblicare sul sito senza passare per una premoderazione: peccato che per diventarlo non basterà avere una storia di commenti di valore già pubblicati ma sarà obbligatorio utilizzare l'autenticazione via Facebook.

Diversa è invece la valutazione più generale sull'impatto dei commenti anonimi negli ambiti di discussione online. Su questo il discorso potrebbe esaurirsi in un paio di semplici punti. Il primo è che nessun luogo è uguale ad un altro: i commenti ad un articolo di un grande quotidiano non sono uguali a quelli di un piccolo blog, quelli del sito web di una celebrità sono differenti da quelli di un web magazine ecc ecc. Ognuno di questi ambiti di rete richiede scelte e strategie differenti. Il secondo punto è che, lo si faccia con strumenti tecnologici o in altra maniera, l'area dei commenti, se desideriamo che sia una utile continuazione del contenuto che si sta commentando, deve essere valorizzata il più possibile. Non è un caso che i grandi luoghi di rete senza grandi flussi di ritorno (per esempio il blog di Beppe Grillo o i commenti su Youtube) sono il trionfo di una inutile cacofonia.

Quindi la prima domanda che dovrebbe porsi chiunque scrive in Rete e decide di rendere commentabile le proprie cose è: "Mi interessano davvero i commenti dei miei lettori?". La sensazione è che molto spesso chi biasima l'anonimato cerchi semplicemente una scorciatoia per liberarsi del gracidio inevitabile della folla. Si chiude la finestra e si fa finta che la folla non esista.

Io aggiorno da un decennio un blog piccolo ma piuttosto frequentato. La mia personale esperienza dice che un discreto numero dei commentatori ai quali sono maggiormente affezionato, che hanno scritto in questi anni nei commenti del mio blog cose importanti per me e per gli altri frequentatori delle mie pagine, sono persone che non conosco se non attraverso il loro nickname. Allo stesso modo alcune delle persone che hanno ostinatamente presidiato tali spazi alimentando polemiche e dissidi hanno sempre utilizzato tranquillamente il proprio nome e cognome.

In altre parole: stiamo attenti a non semplificare troppo. L'anonimato resta un valore importante ed è connaturato all'architettura della Rete. È, come è noto, un anonimato nella grande maggioranza dei casi solo formale, sul quale sarebbe bene non avere eccessive prevenzioni. Se il nostro scopo è quello ambizioso ed illuminato di far emergere i contenuti importanti, non sarà chiedendo la carta di identità che lo raggiungeremo. Se, viceversa, la lotta all'anonimato è un modo per ricondurre le nostre esperienze in Rete ad ambiti di comunicazione e confronto ai quali siamo maggiormente abituati, beh allora forse abbiamo sbagliato qualcosa.

Massimo Mantellini
Manteblog

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143 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Il fascino discreto dell'anonimato
Ordina
  • Dipende sempre da come lo si usa. Ci sono molte buone ragioni che rendono l'anonimato fondamentale, ma purtroppo c'è anche chi ne abusa.
    I detrattori dell'anonimato puntano il dito solo a quest'ultimo caso.
    A parte che essere totalmente anonimi, nel senso di non rintracciabili, in Internet è difficile, l'anonimato non serve solo per diffamare o scrivere falsità dietro un paravento.

    - L'anonimato può servire a raccontare una storia personale (non per vantarsi, accusare o fare l'attention whore, ma per confrontarsi sui propri problemi personali) senza paure e imbarazzi. Ancor più in caso di tabù o cose controverse, che non si vuole far sapere al vicinato. Puoi parlare della tua malattia in un forum dedicato, confrontandoti con persone che hanno gli stessi problemi, ad esempio.

    - Con l'anonimato hai un filtro in più contro gli stalker.

    - L'anonimato può anche servire per compiere dei bei gesti, senza volersi fare pubblicità. A non tutti piace stare sotto i riflettori. Inoltre un benefattore può non volere stabilire una relazione col beneficiario (che può diventare di dipendenza) e ci sono altre ragioni ancora.

    - L'anonimato permette di esporre le proprie idee più liberamente. Non a caso, più la situazione è antidemocratica o le idee altrui danno fastidio, più viene demonizzato (o si cerca di censurare).

    E così via...

    Perciò non si può ridurre la questione dell'anonimato semplicemente ai cafoni e bulli e calunniatori che si riparano dietro ad un monitor. Questi ultimi e quelli che pensano che l'animato sia solo questo, fanno il gioco di chi vuole demonizzarlo.
    non+autenticato
  • "Quello che conta è avere qualcosa da dire"

    Mai frase fu più vera.
  • Se apro un blog in cui discuto di cose che mi stanno a cuore, l'anonimato non è consigliabile, specialmente se voglio farmi una cerchia di follower abbastanza grande e magari un domani farne un vero "business".

    Ma se "per caso" passo in un forum, una volta ogni tanto, e voglio solo confrontare le mie idee con quelle di altri (riservandomi il diritto di cambiare idea) il vero nome potrebbe essere anche controproducente no?

    ditemi voi...
  • - Scritto da: Findi
    > Se apro un blog in cui discuto di cose che mi
    > stanno a cuore, l'anonimato non è consigliabile,
    > specialmente se voglio farmi una cerchia di
    > follower abbastanza grande e magari un domani
    > farne un vero
    > "business".
    >
    > Ma se "per caso" passo in un forum, una volta
    > ogni tanto, e voglio solo confrontare le mie idee
    > con quelle di altri (riservandomi il diritto di
    > cambiare idea) il vero nome potrebbe essere anche
    > controproducente
    > no?
    >
    > ditemi voi...

    Essere a favore dell'anonimato online non significa obbligare la gente ad essere anonima. Dev'essere una scelta. Ovviamente chi decide di mettere il proprio nome e la propria faccia in un luogo dove potenzialmente tutto il mondo può vederli è rischioso, e chi decide di farlo deve essere cosciente dei rischi che corre.
    jaro
    321
  • Salve a tutti mi chiamo Giacomo Alessandroni e faccio surf nell'internet da una vita.
    Mi sono sempre firmato col mio nome e cognome, come nickname - quando non era concesso lo spazio ho sempre optato per un galessandroni o g.alessandroni [a seconda della disponibilità].

    Credo che firmare i propri contributi non sia una rinuncia, ma un segno di serietà. L'internet ha la stessa potenza di una Ferrari ultimo modello e va usata seriamente. In questi anni ho convissuto - virtualmente - con persone con nickname a dir poco strani, ma dai contributi molto interessanti, per poi scoprire che abitavano a 12km da casa mia.
    E' capitato anche l'opposto - immaginare dagli scritti che le persone fossero molto interessanti - per poi sentirle parlare ed accorgermi che gli mancava mezzo alfabeto.

    Insomma: il Courier new è molto democratico, filtrando i nostri faccioni e toni di voce; rendendoci tutti uguali. Solo il nostro contributo ha un valore ed il nostro sito non è intrinsecamente diverso da quello di una potentissima multinazionale.

    Ecco perché mi firmo. Per far capire, all'universo creato che sono sempre io. Dopodiché potrò essere applaudito o contestato, ma questa è un'altra storia e - come diceva Michael Ende - dovrà essere raccontata un'altra volta.

    Giacomo Alessandroni
  • - Scritto da: galessandroni
    > Salve a tutti mi chiamo Giacomo Alessandroni e
    > faccio surf nell'internet da una
    > vita.
    > Mi sono sempre firmato col mio nome e cognome,
    > come nickname - quando non era concesso lo spazio
    > ho sempre optato per un galessandroni o
    > g.alessandroni [a seconda della
    > disponibilità].
    >
    > Credo che firmare i propri contributi non sia una
    > rinuncia, ma un segno di serietà. L'internet ha
    > la stessa potenza di una Ferrari ultimo modello e
    > va usata seriamente. In questi anni ho convissuto
    > - virtualmente - con persone con nickname a dir
    > poco strani, ma dai contributi molto
    > interessanti, per poi scoprire che abitavano a
    > 12km da casa
    > mia.
    > E' capitato anche l'opposto - immaginare dagli
    > scritti che le persone fossero molto interessanti
    > - per poi sentirle parlare ed accorgermi che gli
    > mancava mezzo
    > alfabeto.
    >
    > Insomma: il Courier new è molto democratico,
    > filtrando i nostri faccioni e toni di voce;
    > rendendoci tutti uguali. Solo il nostro
    > contributo ha un valore ed il nostro sito non è
    > intrinsecamente diverso da quello di una
    > potentissima
    > multinazionale.
    >
    > Ecco perché mi firmo. Per far capire,
    > all'universo creato che sono sempre io. Dopodiché
    > potrò essere applaudito o contestato, ma questa è
    > un'altra storia e - come diceva Michael Ende -
    > dovrà essere raccontata un'altra
    > volta.
    >
    > Giacomo Alessandroni

    "mettere nome e cognome = Serietà e autorevolezza" altri luoghi comuni ?
    Sgabbio
    26177
  • - Scritto da: galessandroni
    > Salve a tutti mi chiamo Giacomo Alessandroni e
    > faccio surf nell'internet da una
    > vita.
    > Mi sono sempre firmato col mio nome e cognome,
    > come nickname - quando non era concesso lo spazio
    > ho sempre optato per un galessandroni o
    > g.alessandroni [a seconda della
    > disponibilità].
    >
    > Credo che firmare i propri contributi non sia una
    > rinuncia, ma un segno di serietà. L'internet ha
    > la stessa potenza di una Ferrari ultimo modello e
    > va usata seriamente. In questi anni ho convissuto
    > - virtualmente - con persone con nickname a dir
    > poco strani, ma dai contributi molto
    > interessanti, per poi scoprire che abitavano a
    > 12km da casa
    > mia.
    > E' capitato anche l'opposto - immaginare dagli
    > scritti che le persone fossero molto interessanti
    > - per poi sentirle parlare ed accorgermi che gli
    > mancava mezzo
    > alfabeto.
    >
    > Insomma: il Courier new è molto democratico,
    > filtrando i nostri faccioni e toni di voce;
    > rendendoci tutti uguali. Solo il nostro
    > contributo ha un valore ed il nostro sito non è
    > intrinsecamente diverso da quello di una
    > potentissima
    > multinazionale.
    >
    > Ecco perché mi firmo. Per far capire,
    > all'universo creato che sono sempre io. Dopodiché
    > potrò essere applaudito o contestato, ma questa è
    > un'altra storia e - come diceva Michael Ende -
    > dovrà essere raccontata un'altra
    > volta.
    >
    > Giacomo Alessandroni
    Libero di firmarti come credi Questo non toglie che io non crederei neppure mezzo secondo di potertene attribuire la paternità sulla base della tua affermazione di essere Giacomo Alessandroni.
    Quello che credo tu non abbia considerato è che chiunque (compreso il sottoscritto) può dire di essere Giacomo Alessandroni.
    Non per questo io sono libero di attribuire quello che hai scritto a Giacomo Alessandroni ne a nessun altro senza ulteriori prove a supporto.

    Se voglio essere "serio" la cosa migliore che posso fare è leggere quello che hai scritto e valutarlo (a prescindere da chi tu sia) per quello che c'è scritto perché vedi... delle 2 cose (il chi e il cosa) solo una è sicuramente VERA e VERIFICABILE senza ulteriori sforzi... e guarda caso non è il chi!

    Inoltre (sempre se si vuole essere "seri") quello che conta in questo contesto non è affatto il chi non mi interessa affatto il bello appunto è che non funziona il "lei non sa chi sono io!"...
    Conta se quello che scrivi è sensato oppure no!

    Aggiungo una ulteriore considerazione.
    Come vedi sopra ho scritto "libero di"...
    Ecco quel "libero di" non è sempre vero e non è sempre una scelta se tu fossi in Birmania quel "libero di" sarebbe un tantinello azzardato (solo per fare un esempio).
    Ci possono essere un mare di ottimi motivi per utilizzare il proprio nome o uno pseudonimo ma non ne esiste nessuno valido per obbligarti a fare sempre e comunque in un modo o sempre e comunque nell'altro!
    non+autenticato
  • .. ne chiedo scusa ma non ho avuto il tempo. In compenso non ho scritto "di getto" così vi ho risparmiato il 90% delle stupidaggini che potevo scrivere... Occhiolino
    Non so se la questione è stata ben posta dall'articolo. A mio parere, il problema anonimato si/anonimato non ha a che vedere con la "normalità" dei post, ma con i post "imbecilli" che l'anonimato in qualche modo "aiuta"? Un po' come succede con certe persone che da sole sarebbero normali, ma quando si trovano in gruppo riescono a fare delle vaccate notevoli (tipo spaccare gli specchietti delle auto, per esemplificare).. e se hanno anche la percezione (come sul web) che difficilmente avranno per la vaccata una punizione, la questione si complica.
    Il secondo aspetto che "soppeso" è questo: è vero che non conta il nome, ma il contenuto di quello che si scrive, e tuttavia sapere chi scrive (quindi conoscere come la pensa) mi aiuta a comprendere meglio, e mi aiuta anche a capire se è il caso di perdere un po' di tempo a leggere, perché guardate che non è possibile seguire nemmeno un minimo di tutta la massa di roba, quindi un qualche criterio per leggere me lo devo fare, e probabilmente se un post è messo da Vittorio Zucconi invece che "dar piotta", ho una possibilità statistica più elevata che possa interessarmi..
    Dopodiché, è chiaro che ci sono "nick" che comunque uno conosce chi sono, perché molto celebri (tipo Zoro per capirsi), oppure tra i frequentatori comuni di un NG/forum anche se non so chi sei lo so come la pensi e se valga la pena di leggerti, però per il visitatore esterno o occasionale la questione diventa più complicata, ovviamente.
    Naturalmente l'anonimato ha anche la sua "ragion d'essere" nel senso che talvolta non è possibile scrivere delle cose, magari importanti (mi viene da pensare a quei ferrovieri che hanno denunciato la scarsità di manutenzione degli Eurostar), ma in cui metterci la faccia può avere conseguenze non sopportabili.
    Certo che se si volesse iniziare, anche qui c'è un sacco di gente che potrebbe spendere meglio il suo tempo invece di stare dietro a flames e post di ripicca.. provate a prendervi una mezz'ora prima di scrivere quello che volevate, magari passa.. Sorride vi assicuro che arriverà un tempo in cui rimpiangerete tutto questo tempo buttato. Buona lettura a tutti
    non+autenticato
  • - Scritto da: Osvy
    > Il secondo aspetto che "soppeso" è questo: è vero
    > che non conta il nome, ma il contenuto di quello
    > che si scrive, e tuttavia sapere chi scrive
    > (quindi conoscere come la pensa) mi aiuta a
    > comprendere meglio, e mi aiuta anche a capire se
    > è il caso di perdere un po' di tempo a leggere,
    > perché guardate che non è possibile seguire
    > nemmeno un minimo di tutta la massa di roba,
    > quindi un qualche criterio per leggere me lo devo
    > fare, e probabilmente se un post è messo da
    > Vittorio Zucconi invece che "dar piotta", ho una
    > possibilità statistica più elevata che possa
    > interessarmi..
    > Dopodiché, è chiaro che ci sono "nick" che
    > comunque uno conosce chi sono, perché molto
    > celebri (tipo Zoro per capirsi), oppure tra i
    > frequentatori comuni di un NG/forum anche se non
    > so chi sei lo so come la pensi e se valga la pena
    > di leggerti, però per il visitatore esterno o
    > occasionale la questione diventa più complicata,
    > ovviamente.

    Io sono dell'opinione che il nome reale serva solo ad identificare una persona in caso di ritorsione "reale" per gli imbecilli che non sanno risolvere la questione a parole.

    In ogni caso sono contro i post completamente anonimi (ad esempio quelli scritti da utenti non registrati.
    Questo perché se sono in sintonia con quello che dice un nick, gradirei che questo fosse usato da una sola persona, e non da 2 o più dove ognuno tenta di rovinare la reputazione all'altro, spacciandosi per lui.

    > Naturalmente l'anonimato ha anche la sua "ragion
    > d'essere" nel senso che talvolta non è possibile
    > scrivere delle cose, magari importanti (mi viene
    > da pensare a quei ferrovieri che hanno denunciato
    > la scarsità di manutenzione degli Eurostar), ma
    > in cui metterci la faccia può avere conseguenze
    > non sopportabili.

    Ma questo è a causa del "padrone", anche su P-I il T-1000 potrebbe censurare a prescindere i post di dovella o di panda rossa o di ruppolo o i miei.
    E in questo caso è il "padrone" che sbaglia, non chi critica.

    > provate a prendervi una mezz'ora
    > prima di scrivere quello che volevate, magari
    > passa..

    Difficile mentre si lavora, già prendo 5-10 minuti ogni ora durante le pause caffè per non vedere solo righe di codice che mi scorrono davanti agli occhi, puoi credere se dovessi prendere mezz'ora ad ogni post.
    Wolf01
    3342
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