Mauro Vecchio

USA, il sexting è innocuo?

Una ricerca universitaria ha mostrato come il livello globale di condivisioni scollacciate sia decisamente basso. Le preoccupazioni sono ingiustificate, pochi gli arresti e tutti con aggravanti

Roma - Sono risultati, che hanno di fatto smentito le tesi più allarmistiche sbandierate dagli attivisti in terra statunitense. In particolare quella sostenuta nella campagna nazionale contro le gravidanze giovanili, secondo cui il 20 per cento dei teen statunitensi avrebbe distribuito foto e video delle proprie nudità.

Un recente studio dell'Università del New Hampshire ha ora sottolineato come soltanto l'1 per cento dei giovani a stelle e strisce abbia inviato o ricevuto materiale in violazione delle attuali leggi sulla pedopornografia. Il sexting, perlomeno a mezzo immagini, sarebbe dunque un fenomeno decisamente meno diffuso di quanto si creda.

Ai primi dati hanno fatto seguito ulteriori percentuali sul livello globale degli arresti per diffusione di materiale proibito. Solo il 18 per cento dei casi di sexting sarebbe finito con due manette ai polsi. E comunque - 36 vicende su 100 - in seguito ad evidenti aggravanti come lo spamming del materiale o l'adescamento online di un soggetto di minore età.
In sostanza, i ricercatori statunitensi hanno fatto notare come attorno al sexting sia stato creato un alone di paura e furore. Sempre secondo i dati diramati dall'ateneo, il 90 per cento dei giovani dediti al sexting si limiterebbero ad inviare foto e video ad un solo destinatario. O semplicemente conserverebbero per se stessi le immagini piccanti.

Mauro Vecchio
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