Claudio Tamburrino

RIM e Apple, problemi di marchio

La canadese è costretta a rinunciare a BBX, mentre iPad rischia problemi analoghi in Cina

Roma - Niente più BBX: Research in Motion (RIM) sarà costretta a chiamare il suo ultimo sistema operativo BlackBerry 10.

Il cambio è conseguente alla sconfitta incassata davanti alla corte federale statunitense del Nuovo Messico nella causa che vedeva al centro la paternità del marchio: la piccola azienda software BASIS International l'aveva denunciata rivendicando il nome BBX come associato a suoi prodotti. E ora si è vista dare ragione.

A parte il tweet con il nuovo nome, RIM non ha rilasciato ulteriori commenti alla sentenza.
Se il significato è pressoché identico, il cambiamento forzato fa perdere la connotazione del nuovo sistema operativo come evoluzione basata sul software QNX di BlackBerry Playbook e non una semplice evoluzione del sistema operativo di RIM.
Rappresenta in ogni caso un nuovo capitolo in quello che sembra essere destinato a diventare un settore conflittuale almeno quanto quello dei brevetti: il produttore canadese è solo l'ultima azienda che ha con leggerezza scelto un nome già impiegato da altri. Già HTC, Google e Twitter si sono trovate al centro di denunce sulla paternità dei marchi "Vivid", "Android", "Chrome" e "Tweet".

Ad essere denunciata è stata anche Apple, che oltre a dover difendere le sue rivendicazioni sul termine App Store, vede nuovamente contestato l'utilizzo del nome iPad: un'azienda locale aveva chiesto che il suo tablet non venisse commercializzato con quel nome e ora ha incassato una prima sentenza parzialmente a suo favore.

L'azienda Proview aveva registrato i marchi iPAD e IPAD già nel 2001. Cupertino aveva cercato di difendersi affermando di aver già acquistato la registrazione di marchio attraverso una sussidiaria taiwanese di Proview che aveva venduto i relativi diritti alla britannica IP Applications e controdenunciato per violazione di marchio la cinese: il giudice ha ora riconosciuto che tra i diritti in questo modo passati di mano non vi erano quelli relativi all'utilizzo del nome sul mercato cinese e dismesso la denuncia di violazione depositata da Cupertino.

Oltre al blocco della commercializzazione del tablet sotto quel nome, Proview chiede 1,5 miliardi di dollari per la violazione della sua proprietà intellettuale.

Tuttavia la questione dovrà essere affrontata tenendo conto che la cinese non ha certamente avuto successo nel commercializzare e nel dare valore al marchio. D'altronde, si trova in una situazione finanziaria critica.

Claudio Tamburrino
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