Gabriele Niola

WebTheatre/ La 500 in una webserie. Americana

di G. Niola - La 500 entra a far parte della vita del protagonista di una delle webserie di maggiore successo, sponsorizza FIAT. Il target è statunitense, anche perché in Italia mancano le webserie adulte

Roma - Se esistesse una scuola di video per la rete, Wainy Days avrebbe un seminario a parte tutto per sé.
Si tratta di una delle serie più longeve, interessanti e dal successo costante mai viste. Ha tutto quello che si può chiedere: una fan base larga, lodi dalla critica, premi di settore, partecipazioni importanti, un canale che compra i contenuti in esclusiva e sponsor a palate. Proprio gli sponsor, anzi uno sponsor, è il gancio per riuscire finalmente a scrivere di questa serie così sobria e costante da non essere mai riuscita a meritarsi un titolone ad effetto.
La quinta stagione di Wainy Days sarà sponsorizzata dalla Fiat e in particolare sarà tutta brandizzata con la 500 (che da poco è sbarcata sul mercato statunitense in pompa magna). La macchina diventa l'auto del protagonista e oltre a molti buoni posizionamenti di fronte all'obiettivo si prende anche qualche parola di lode durante gli episodi.

wainy days


Questo sbilanciamento della casa di produzione automobilistica italiana, su un prodotto esistente solo online e solo sulle pagine e sui player di My Damn Channel (poi anche su YouTube ma con risultati e interesse meno clamorosi), fa il paio con il totale disinteresse dei grandi nomi del commercio per le produzioni nostrane, che pure possono raggiungere target ampi per quantità ma ristretti per varietà.
Fiat investe in una webserie ma lo fa su una webserie americana, la ragione (oltre al fatto che in questo momento la 500 è in promozione in America, non in Italia) è anche da andare a trovare nella mancanza di un prodotto adulto nelle webserie italiane.
Wainy Days è prodotta, scritta e realizzata da David Wain, in cui egli fa più o meno se stesso. Lui è un autore che ha lavorato al cinema e per la televisione, un pesce piccolo di Hollywood che negli episodi (tutti intorno ai 5-6 minuti) interpreta un quarantenne costantemente a caccia di una relazione sentimentale ma che di volta in volta vede frustrato questo suo desiderio da appuntamenti e ragazze che non lo capiscono. Spesso in maniera demenziale. Tutto intorno si muove un cast di comprimari fissi, tutte spalle comiche o personaggi-macchietta che prestano il fisico e lo stereotipo alle diverse gag. In più con un salto mortale che ha del geniale il protagonista della web serie lavora in uno sweatshop, ovvero un luogo traducibile come "fabbrica di cucito" ma che in americano è anche sinonimo di luogo dove il lavoro è sfruttato. Nella serie David ha una vita borghese ma poi lavora in questo ignobile scantinato in mezzo a mille altre persone alla macchina da cucire, una delle più formidabili allegorie di qualsiasi lavoro ti faccia sentire in quello stato.

Ecco, pur non rinunciando ad una certa leggerezza di fondo, Wainy Days è scritto e diretto (come tutto in rete) per il medesimo target di chi mette in scena, cioè per trenta-quarantenni simili a David Wain, il quale con le sue indubbie doti di scrittura, abilità di messa in scena e con la costante partecipazione speciale di nomi (di medio livello) del cinema e della tv hollywoodiana, quel target lo conquista quasi tutto.

Nel nostro ecosistema mediatico ci sono molte personalità note del mondo dello spettacolo che sono finite in una webserie come attori, e anche alcuni autori televisivi si sono misurati con il mezzo. Non solo i risultati sono sempre scadenti: si legge in questi tentativi la volontà di ripetere i medesimi meccanismi del medium di provenienza, come se lo si facesse per forza e non spinti dalla volontà di fare qualcosa di nuovo.
Nessuno ha fatto qualcosa di proprio e personale online, nessuno ha usato un linguaggio più diretto meno filtrato e soprattutto (soprattutto!) più rispettoso del pubblico cui si rivolge, il quale non è lo stesso della televisione e anche quando coincide con esso non applica il medesimo metro svogliato e demoralizzato con il quale giudica, e guarda, i prodotti televisivi italiani.
Solo Zoro (ovvero Diego Bianchi) ci è riuscito, ma in un'era del video online italiano in cui il massimo era farsi un nome per poi arrivare (com'è stato) alla televisione generalista.

WAINY DAYS - EPISODIO 33


WAINY DAYS - EPISODIO 34


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8 Commenti alla Notizia WebTheatre/ La 500 in una webserie. Americana
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  • tentativo di risollevare le sorti di un prodotto ancora ben al di sotto delle aspettative (di marchionne)
    http://www.autonews.com/apps/pbcs.dll/article?AID=...
    leggendo i commenti degli utenti di qualche sito americano si intuisce quanto sia difficile superare la diffidenza di chi (per esperienze passate) considera i prodotti fiat di scarsa qualità
    non+autenticato
  • una qualsiasi persona con ridotte attitudini mentali: agli americani dello scatolotto F.I.A.T. non gliene frega niente! Per un americano una qualsiasi auto che sia degna di questa definizione deve minimo essere lunga 5 metri ed essere almeno un 2500 di cilindrata ... le macchine medio/piccole sono una realtà prettamente italiana e non esportabile negli USA.
    non+autenticato
  • Poi se gli eredi della famiglia Agnelli non sono interessati più a fare industria ma a fare finanza che vendano tutto e se ne vadano per sempre negli USA restituendo all'Italia tutto il denaro dato alla loro famiglia (senza più fare ritorno in Italia) e la finiamo con questo balletto osceno delle sedi di produzione FIAT (discorso Maserati incluso). La serie televisiva è denaro sprecato.
    non+autenticato
  • La webserie è denaro sprecato.
    non+autenticato
  • In Italia il brand FIAT è defunto.Le loro auto costano troppo e non hanno ne un design personalizzato nè una qualità produttiva tale da giustificarne il prezzo. Costando troppo..così come in America..le loro citycar non sono indirizzate ai neopatentati e ai giovani..ma ai 35-40 enni economicamente e professionalmente realizzati.Ma qui entra in ballo il fatto che in Italia una buona fetta di 35-40enni la FIAT la schifano.Il brand FIAT a questa fascia di utenti non suscita alcuna suggestione ma fa pensare solo a operai sul lastrico, aiuti pubblici, faide familiari, carrozzoni di soldi pubblici.Per capire quanto schizzofrenica sia stata la loro campagna investimenti in immagine e pubblicità negli ultimi lustri basta vedere quante volte hanno cambiato l'aspetto del loro marchio. Quindi è giusto e scontato che promuovano le loro auto in America o in qualsiasi altro angolo estremo del mondo...in quei posti dove un brand o un prodotto italiano faccia pensare a qualcosa di esotico o esclusivo.
    non+autenticato
  • In Italia FIAT vende ma vende i modelli base delle loro auto... solo la 500 abarth si e' vista un po' in giro, per poi vederne dopo pochi mesi dall'uscita centinaia ferme nei piazzali dei saloni auto in vendita usate e nessuno che se le prende.... Il resto sono modelli base senza optional (molte con i cerchi in metallo e le borchie in plastica!!!), come ci aggiungi qualche optional ti rendi conto che con quelle cifre puoi andare su altri marchi e prendere qualcosa in piu'.

    Sul logo mi sono chiesto anche io piu' volte che senso ha avuto cambiarlo cosi' spesso, solo far svalutare (facendo sembrare ancora piu' vecchio) un modello di pochi mesi con il logo precedente...

    In Giappone stanno pubblicizzado la 500 cabrio con cartelli enormi, ormai possono sperare solo nell'altro lato del mondo visto che in Europa e Africa non se la filano proprio...
    non+autenticato
  • bo, io sono un felice possessore di GrandePunto, utilitaria per carità ma buonissima macchina. Non costa molto (io l'ho presa usata con meno di 2 anni e pagata pochissimo) e ne vedo a centinaio in giro...

    certo Panda e 500 vendono molto meno perchè costano di piu' e sono piu' piccole e scomode...strano eh?
    non+autenticato
  • "non pretendo che mi si dica 'grazie', ma neanche che io me ne freghi della Chrysler.. opps pardon della Fiat"
    non+autenticato