Roma - Aggiornati i dati del T-Index, l'indice statistico che indica la
quota di mercato online di ogni paese, combinando la popolazione Internet e il relativo PIL pro capite. Lo strumento statistico punta ad aiutare a scegliere
su quali mercati puntare e in quali lingue tradurre un sito web per avere successo online e massimizzare i ricavi derivanti dalla localizzazione: il nuovo indice ha preso in considerazione anche una
proiezione per il 2015.
La nuova analisi mette in evidenza la perdita di valore dell'Italia, per cui si prevede una
variazione della quota di mercato online pari a meno 43,4 per cento rispetto al 2011 e un calo dal decimo al quindicesimo posto. A superarla, entrando in top ten, il Messico.
"La contrazione delle quota di mercato dell'Italia è preoccupante e conseguenza della non-azione nell'ultimo decennio - ha detto l'AD di Transalted Marco Trombetti - Abbiamo ancora una penetrazione internet molto bassa (49 per cento) quindi con buone azioni di incentivazione e con investimenti in infrastrutture abbiamo il potenziale per recuperare, ma solo se ci muoviamo subito".
In generale, il rapporto afferma che da qui al 2015 saranno Cina, Stati Uniti, Giappone, Brasile, Germania, Russia, Francia, Regno Unito, Corea del Sud e Messico "i paesi su cui deve puntare chi vende online per avere il miglior ritorno di investimento (ROI) dalla traduzione di un sito web".
A primeggiare rimangono cinese e inglese, tuttavia a livello di peso dei singoli paesi nei prossimi anni dovrebbe essere
la Cina a occupare il primo posto: Pechino
dovrebbe passare dall'avere l'11,5 per cento ad una quota di mercato pari al 18,8 per cento sul totale delle compravendite online, superando gli Stati Uniti che resterebbe al secondo posto (ma passando dal 24,4 al 16,8 per cento). La Russia salirebbe dall'ottavo al sesto posto con una variazione di più 27,5 per cento e il Regno Unito dalla quinta all'ottava posizione con un meno 27 per cento rispetto alla quota di mercato detenuta nel 2011.
A crescere maggiormente, insieme al mandarino, il brasiliano e il russo.
Claudio Tamburrino