Mauro Vecchio

Assange, parola alla Corte Suprema

Il founder di Wikileaks al più alto grado giudiziario in terra britannica. Si deciderà ai primi di febbraio. Mentre imperversano le polemiche nel processo che porterebbe l'ex-militare Bradley Manning alla Corte Marziale

Roma - Le posizioni della difesa hanno convinto la Corte Suprema in terra britannica: Julian Paul Assange potrà tentare l'ultimo assalto per rovesciare l'ordine di estradizione in Svezia per molestie e violenza sessuale nei confronti di due donne locali. Un panel di sette giudici esaminerà il suo caso nei primi due giorni del prossimo febbraio.

I legali del founder di Wikileaks hanno dunque ottenuto un atteso via libera da parte dei supremi giudici d'Albione. L'importanza pubblica della spinosa vicenda ha portato le più alte autorità giudiziarie ad avviare l'ultimo stadio nel processo contro Assange. In caso di ulteriore condanna, verrebbe tirata in ballo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Nel frattempo, sono stati avviati i meccanismi dell'Articolo 32 per decidere il destino dell'ex-militare statunitense Bradley Manning, accusato dal governo di Washington di aver spifferato svariati gigabyte di informazioni riservate. La Corte Marziale potrebbe condannare Manning a più di 50 anni di carcere.
E il processo al soldato connesso con Wikileaks ha assunto i toni più bellicosi. Il suo avvocato David Coombs ha infatti denunciato la presunta parzialità del colonnello Paul Almanza, già legato al Dipartimento di Giustizia che vorrebbe condannare Manning per aver operato allo scopo di spifferare indebitamente informazioni segrete.

Mentre un tecnico assoldato dal governo di Washington ha ora rivelato la presenza di migliaia di informazioni appartenenti al Dipartimento di Stato su uno dei computer sfruttati da Manning per il suo ex-lavoro. In un documento intitolato Blue sarebbe stato trovato un file zip con circa 10mila documenti diplomatici in formato HTML ed Excel.

Mauro Vecchio
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