
Roma - Come
anticipato, anche in Italia il Partito Pirata, presente dal 2006 come associazione senza fini di lucro che si occupa di "cultura, diritti d'autore, copyright e privacy", fa il suo
esordio in politica.
La dialettica è diversa da quella tradizionale di partito:
si parla di riunione "in uno scantinato del Prenestino", dell'adozione del software
LiquidFeedback, strumento già adottato dagli altri Piratenpartei europei, e di una struttura senza vertici.
Innanzitutto il Partito Pirata italiano punta a rappresentare una novità nell'organizzazione: l'intento è quello di creare un sistema di democrazia partecipativa "direttamente in qualsiasi decisione e processo legislativo".
Dal punto di vista organizzativo
LiquidFeedback è la principale novità: si tratta di una
piattaforma software di comunicazione che promette di "aiutare a prendere decisioni politiche ragionevoli e studiate in dettaglio", permettendo ad ogni
pirata di occuparsi dei temi per sé più interessanti e delegando il resto "a chi ha competenze specifiche" nelle aree richieste.
Allo stesso modo
ogni appartenente al Partito può decidere se è "sufficientemente informato da figurare come portavoce".
Per quanto riguarda una
più strutturata stesura di un programma politico che rifletta i bisogni reali della popolazione italiana il Partito Pirata rinvia all'adesione di "almeno mille persone".
Claudio Tamburrino