Claudio Tamburrino

Lavoro IT, il baco nella Mela

Dopo l'annuncio di profitti record per Apple, il New York Times vuol far fare i conti a Cupertino con il lato più cruento della delocalizzazione. Un problema che riguarda tutta l'industria tecnologica

Roma - Subito dopo l'annuncio di Apple di profitti pari a 13 miliardi di dollari, il New York Times ha pubblicato un reportage che ripercorre i costi umani conseguenti alla produzione asiatica dei dispositivi della Mela.

Due anni fa 137 lavoratori sono finiti avvelenati da un prodotto chimico impiegato per pulire gli schermi iPhone, solo negli ultimi sette mesi sono state due le esplosioni che hanno coinvolto centri di produzione di fornitori Apple: uno di Pegatron, uno di Foxconn a Chengdu, con un bilancio di 4 morti e 77 feriti.

Proprio su una delle vittime dell'esplosione avvenuta nella fabbrica di Chengdu si è concentrato il NYT, cercando di dare un volto, un nome ed una storia, così da aggiungere particolari a numeri già di per sé drammatici: racconta così del ventiduenne Lau Xiaodong, morto sul posto di lavoro che gli rendeva 22 dollari al giorno e del gruppo Students and Scholars Against Corporate Misbehavior che due settimane prima del drammatico incidente aveva denunciato le condizioni di sicurezza e di salute nella fabbrica di Chengdu, spedendo le sue osservazioni anche a Cupertino. Senza però ricevere risposta.
Numeri e storie drammatiche, certo, ma niente di nuovo nel reportage, anche se certo il quadro non è di poca importanza: Apple rappresenta l'occasione, e la concomitanza con la sua trimestrale la cassa di risonanza, ma il problema va oltre alla produzione di dispositivi con la Mela. Gli stessi produttori di componenti hardware lavorano anche per altre grandi aziende ICT, tra cui Microsoft, Hewlett-Packard, Dell e Sony, e i problemi sono più legati ai lati oscuri dell'economia creata dai processi di delocalizzazione e di globalizzazione, che a responsabilità dirette delle aziende occidentali.

Queste, quando sono in maggiore imbarazzo per episodi che fanno male alla propria immagine, solitamente si limitano a intervenire con dichiarazioni di intenti, condanne morali ai produttori che costringono i lavoratori a condizioni di lavoro indecenti e all'imposizione di codici di comportamento a favore della trasparenza e di un sano sviluppo del diritto del lavoro. Tutti interventi, però, che hanno un valore direttamente proporzionale alla volontà dei diretti interessati (aziende e governi locali) di seguirli. E che si spera che possano ora diventare più concreti con l'adesione di Apple alla Fair Labor Association, la rete non profit che monitora le condizioni di lavoro in tutto il mondo e che ora svolgerà anche i controlli nelle fabbriche dei fornitori come istituto indipendente alla ricerca di quei comportamenti che possono far perdere ai produttori importanti contratti di lavoro.

L'idea del NYT è che, facendo pressione sui suoi consumatori, la pressione di Cupertino potrà essere più decisa e forte nei confronti dei suoi fornitori, e spingere così a cambiare questi comportamenti, magari anche a fronte di costi o metodi di produzione diversi: se al prezzo di vendita di un iPad si aggiunge il costo della vita di quei lavoratori, è evidente che tutto il mercato diventa insostenibile.

Soluzioni, d'altronde, ce ne sono: un'occasione, giusto per fare un esempio di come la globalizzazione potrebbe essere anche la risposta, è rappresentata dalla recente decisione del Brasile di concedere, dopo mesi di trattative, a Foxconn una serie di agevolazioni fiscali (riduzioni, esenzioni e sospensioni) tali da portar fuori la produzione dei dispositivi elettronici da paesi come la Cina dove la normativa in materia di tutela dell'operaio è quanto meno incompleta. Resta da capire se le condizioni delle fabbriche brasiliane saranno migliori per i lavoratori.

Claudio Tamburrino
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42 Commenti alla Notizia Lavoro IT, il baco nella Mela
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  • ...le reazioni dei cinesi alla lettura della notizia su un quotidiano cinese.
    Se la traduzione è stata fedele (e non ammorbidita dalla censura) è uno spaccato delle loro condizioni di vita medie e del modo di vedere le cose, davvero molto differente dagli occidentali anche in situazioni molto drammatiche come quelle di sfruttamento sul posto di lavoro:

    "Se si applicheranno più rigorosamente orari lavorativi standard 8-5, c'è da aspettarsi una riduzione delle paghe. […] Chi emigra dai campi dovrà tornare indietro ai villaggi senza speranza. I costi di produzione in Cina aumenteranno, danneggiandone il vantaggio competitivo - YeyeGem"

    "Le condizioni di lavoro nelle fabbriche più piccole sono ancora peggiori - 自由泳来了"

    "Quando c'è stata l'esplosione lavoravo per i media a Chengdu. I media locali furono zittiti, e si potevano usare solo il report ufficiale, perché (la fabbrica Foxconn) era un progetto chiave. A confronto di ciò che ha scritto il Times c'è un abisso, che mi riempie il cuore di tristezza - Chen Qiye"

    "Apple è senza dubbio un vampiro. Ma se la boicotti, cosa mangeranno quei lavoratori? - Quasi-Economist"

    "Se non compri Apple che alternative hai? Samsung? Non sapete che i prodotti Samsung vengono dal suo OEM in Tianjin? I lavoratori Samsung guadagnano ancora meno di quelli Foxconn. Se non compri un iPad compri un tablet Android? Siete mai stati nelle fabbriche degli OEM di Lenovo e Asus? Quanta, Compaq --- le fabbriche delle altre aziende sono ancora peggio di quelle di Apple. Primo, il loro [di Foxconn] margine è più alto perché producono per Apple. Secondo, almeno quei diavoli stranieri controllano periodicamente le fabbriche. Ai marchi locali non interessa se i lavoratori vivono o muoiono. Non parlo per Foxconn, ma da interno al settore vi racconto una verità fastidiosa - Anonimo."

    E il paradosso più grosso sta che, nonostante il palese "sfruttamento", almeno secondo il nostro metro di giudizio, molti di quei dipendenti erano probabilmente in fila a tirare uova e picchiare i commessi negli apple store per accaparrarsi un 4S al lancio.
    Il Nyt ha prodotto un gran bel pezzo di giornalismo (come nella tradizione americana) che stride col fanboysmo esasperato da una parte e dall'altra. Nessuno è innocente, purtroppo.
    non+autenticato
  • per l'italiano:

    [quote]Soluzioni, d'altronde, ce ne sono: un'occasione, giusto per fare un esempio di come la globalizzazione potrebbe essere anche la risposta, è rappresentata dalla recente decisione del Brasile di concedere, dopo http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=foxconn+b..." target="_blank">mesi di trattative, a Foxconn una serie di agevolazioni fiscali (riduzioni, esenzioni e sospensioni) tali da la produzione dei dispositivi elettronici da paesi come la Cina dove la normativa in materia di tutela dell'operaio è quanto meno incompleta[/quote]

    Tamburrino torna a scuola...
    non+autenticato
  • neanche 150 morti.. no no no.. non va bene

    qua in Italia in termin di morti bianche facciamo di meglio...

    ma il NYT ci è o ci fa? anche lui sfrutta Apple per vendere e sponsorizzare il, suo giornale..

    NYT .. sputi nel piatto in cui mangi!
  • scusate, ma non è che prima questi lavoratori erano tutti felici e poi è arrivata Apple a maltrattarli. andate a leggervi quanti operai ha la Foxconn e quali aziende "serve" oltre ad Apple... poi prendete le aziende che sono rimaste fuori dalla lista, cercate da chi si servono, e verificate pure le condizioni di lavoro di questi altri
    non+autenticato
  • Avete presente quei bei jeans molto soffici, che sembrano quasi di seta? In Costa D'Avorio, sfruttano ragazzi e bambini ad effettuare quello che viene chiamato "Processo di Sabbiatura". esso consiste nello sparare sabbia tritata, tanto da renderla leggera come la farina, ad alta velocità sopra i Jeans. questo processo lì rende più morbidi, di contro questa sabbia molto sottile viene ispirata da questi bambini che nel giro di qualche anno muoiono. Le Aziende che praticano la Sabbiatura sono Diesel, Lee, Armani Jeans, Levis, Roy Rogers e altre che ora non mi vengono in mente.
    Come la Apple sono tante le aziende che praticano direttamente o indirettamente queste atrocità umane. Io ne tengo sempre conto, prima di f are un acquisto.
    non+autenticato
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