Claudio Tamburrino

Twitter, censura selettiva

A seconda delle richieste di rimozioni il tecnofringuello sarà in grado di bloccare un singolo tweet in un singolo paese. Fermo restando che non censurerà rivolte e proteste

Twitter, censura selettivaRoma - Twitter ha annunciato che bloccherà i contenuti ritenuti pericolosi o illeciti in un determinato paese, solo a livello nazionale e non globalmente.

La piattaforma di microblogging ha un'enorme importanza nella comunicazione nazionale e mondiale: per questo se la deve vedere con le legislazioni di diversi paesi, con l'importanza del ruolo da essa svolto durante le rivolte di piazza della cosiddetta "Primavera Araba" e con tutti quei casi di contenuti che violano la proprietà intellettuale.

Quando la piattaforma deve sottostare a regole troppo restrittive il tutto si fa anche tecnicamente difficile, visto il numero e la varietà delle richieste di rimozione: per questo il tecnofringuello è intervenuto ora presentando delle nuove funzioni atte ad una gestione più calibrata delle cancellazioni.
Nei giorni scorsi, d'altronde, il social network ha annunciato che sarà disponibile in Arabo, Farsi, Ebraico e Urdu, lingue scritte da destra a sinistra e utilizzate anche in Paesi che hanno un sistema diffuso di controllo dei contenuti online.
Ci sono poi tutti quei paesi in cui "per ragioni storiche o culturali restringono certi tipi di contenuto, come la Francia o la Germania che bandiscono quelli a favore del nazismo": senza neanche arrivare a prendere in considerazione, dunque, quei paesi dove l'esistenza stessa di un social network libero è utopistica, Twitter spiega che finora "per rispondere ai limiti di tali paesi poteva solo rimuovere i contenuti a livello globale".

Per questo ora il tecnofringuello annuncia di essersi dotato della capacità di reagire ad un determinato contenuto a livello nazionale, senza comprometterne la diffusione nel resto del mondo.

Twitter afferma inoltre di essere ora in grado di informare in completa trasparenza l'utente di cui ha bloccato (in parte) un cinguettio, informandolo delle ragioni della censura con un messaggio del genere "Questo Tweet dell'utente @Username è stato bloccato in: Paese. Per saperne di più link"

Per la notifica di tutte queste situazioni, infine, ha stretto una collaborazione con il sito anti-censura Chilling Effects, che offre una lista di contenuti rimossi, accompagnati dalle motivazioni, dalle richieste di rimozione ricevute (come le notifiche DMCA per violazioni di diritto d'autore) e dal nome dell'utente che li ha spediti.

Se da un lato l'intenzione è quella di limitare le pressioni cui può essere soggetto il social network (e gli eventuali effetti del blocco di un tweet), dall'altro Twitter rischia tuttavia seriamente di compromettere la natura globale della Rete e della sua piattaforma.

Claudio Tamburrino
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  • Reporter senza frontiere scrive a Jack Dorsey di Twitter per chiedere di rinunciare a collaborare con i censori della rete

    Questo che segue e' tratto direttamente da "Reporter senza frontiere":

    "In seguito all’annuncio del 26 Gennaio 2012 sulla nuova politica di regolamentazione di Twitter, che ha deciso di mettere in atto una censura geo-localizzata del network, Reporter senza frontiere scrive una lettera aperta a Jack Dorsey, Amministratore Delegato di Twitter, per dimostrare profonda inquietudine e chiedere di rivedere questa decisione liberticida.

    Parigi, 27 Gennaio 2012

    Egregio Signore Dorsey,

    Reporter senza frontiere, organizzazione internazionale per la libertà di informazione, desidera metterla a conoscenza della profonda inquietudine provocata dall’annuncio pubblicato su Twitter il 26 Gennaio 2012, circa la nuova politica di regolamentazione del social network che consentirà di censurare alcuni tweet in base a criteri variabili a seconda del paese. Chiediamo di fare un passo indietro su una decisione che danneggia la libertà di espressione e che va contro corrente rispetto ai movimenti di denuncia della censura associati alla primavera araba, che ha visto Twitter protagonista e cassa di risonanza per la divulgazione delle informazioni.

    Scegliendo la censura, Twitter priva di fatto i cyberdissidenti dei paesi dove vige una repressione di uno strumento fondamentale di mobilitazione.

    Siamo molto preoccupati per questa decisione, che non è altro che una forma di censura su scala locale, in collaborazione con le autorità e in conformità di leggi locali troppo spesso in contraddizione con gli standard internazionali che reggono i principi della libertà di espressione.

    L’argomentazione di Twitter, che lascia intendere che ci sarebbero diverse interpretazioni della libertà di parola a seconda del paese, è inaccettabile. Questo principio fondamentale è infatti riportato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

    Vi chiediamo prova di trasparenza in quanto alle modalità di tale censura. La pubblicazione di richieste di soppressione di contenuti sul sito Chilling Effects non è sufficiente ad attenuare il danno subito per il ritiro di informazioni. Nelle condizioni di utilizzo di Twitter, c’è scritto che qualsiasi richiesta “valida e ragionevolmente calibrata” inoltrata da un “ente autorizzato” sarà esaminata e potrà risultare nella soppressione di alcuni contenuti, di cui gli autori verranno informati.

    Tali definizioni sono troppo vaghe e lasciano la porta aperta a ogni tipo di abuso. Agirete secondo giustizia? O, come accaduto in Cina, una semplice telefonata di un rappresentante ufficiale o di un commissario locale saranno sufficienti a far sparire un contenuto? Vi accontenterete di una censura a posteriori, o di fronte all’afflusso di richieste da parte delle autorità metterete in atto una censura a priori sulla base dei soggetti trattati o di parole predefinite dai censori?

    Avete anche annunciato che determinati profili di utenti potranno essere integralmente bloccati in alcuni paesi. Chiuderete quindi gli account dei cyberdissidenti siriani se le autorità ve lo chiederanno? E questo significherà forse che l’account di Reporter senza frontiere su Twitter (@RSF_RWB) potrebbe essere reso inaccessibile in quei paesi di cui denunciamo regolarmente pratiche repressive e violazione della libertà di informazione e che non aspettano altro che metterci a tacere?

    La vostra nuova politica è il prezzo per le menzogne della rivoluzione araba e delle manifestazioni a Manama su Twitter in Bahrein? E i vietnamiti che utilizzano la vostra rete potranno ancora denunciare le conseguenze nefaste dello sfruttamento delle miniere di bauxite? E bloccherete quei messaggi legati alle rivendicazioni della minoranza curda in Turchia ? Gli internauti russi troveranno spazio in ambienti moderati per denunciare le critiche al potere?

    L’elenco delle discussioni e dei temi che potrebbero scomparire dalla rete è lungo. Il fatto che tali contenuti sarebbero disponibili al resto del mondo e agli utenti capaci di utilizzare degli strumenti di contro-censura, non ha niente a che vedere con il danno che la censura stessa può causare.

    La vostra decisione è motivata dalla volontà di entrare ad ogni costo nel mercato cinese? Recentemente vi siete recati in Cina ed avete espresso il desiderio di poter un giorno avere Twitter in questo paese. Ma conoscete senza dubbio il successo di piattaforme di micro-blogging come Sine Weibo, obbligate a collaborare con le autorità per imporre una censura costante.

    E’ certamente deplorevole che le autorità cinesi blocchino Twitter o Facebook ma quale sarebbe il valore del network se il prezzo per entrare in Cina fosse quello di essere comunque “purgati” da contenuti proibiti? E’ pensabile una versione di Twitter in Cina, ripulita ad esempio di qualsiasi riferimento al premio Nobel per la pace Liu Xiaboo?

    Questa decisione va in senso contrario rispetto a un movimento che nega le richieste di censura, notoriamente del governo cinese, iniziato da Google e da GoDaddy (link) e allorché le aziende che lavorano nel settore di Internet debbono sempre più spesso render conto in quanto a l’esportazione di materiale che potrebbe essere utilizzato per facilitare la repressione dei dissidenti.

    Avevamo lodato l’iniziativa Speak2Tweet lanciata nel Febbraio 2011 in Egitto per permettere ai dissidenti di continuare a twittare nonostante i blocchi sulla rete. Oggi, siamo profondamente delusi da questo cambio di direzione. Vi chiediamo di rivedere le conseguenze di questa politica sulla libertà di espressione ma anche le strategie di sviluppo della vostra azienda. I profitti legati all’ingresso nel mercato cinese, non dovrebbero rappresentare gli unici criteri di cui tener conto. Ed è in gioco anche l’immagine di Twitter presso tutti i vostri utenti.

    Ringraziandovi per l’attenzione che vorrete concedere alla nostra richiesta, e nell’attesa di una risposta da parte vostra, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

    Olivier Basille, Direttore internazionale di Reporter senza frontiere"

    http://rsfitalia.org/2012/01/27/internet-reporter-.../
    non+autenticato
  • Non si puo' nemmeno piu' twittare in pace...stanno imponendo la censuare pure su twitter...magari tra breve sentiremo dire che lo hanno chiuso perche' non riusciva ad eliminare link a file che violano il copyright...
    Ecco perche' ha ragione "abolire il copyright"...questa licenza si sta dimostrando capace di mettere totalmente a soqquadro la rete...
    tra breve troveremo tweet bloccati perche' linkano ad un giornale o ad un video coperto da copyright sia pure fatto per un leggittimo motivo come quello di "citazione e di critica"...
    quindi un'altra ragione in piu' "aboliamo il copyright"!!!
    non+autenticato
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