Claudio Tamburrino

Brevetti, con Apple c'è Microsoft e non solo

La mossa di Cupertino era forse tempisticamente interessata, visti i conflitti brevettuali in cui è coinvolta. Sembra però poter dare una scossa al settore

Roma - FRAND o non FRAND, questo è il problema: se sia più giusto sopportare contrattazioni riservate e una generale insicurezza sul valore di un brevetto standard, o prender l'armi e cambiare qualcosa nel sistema, ma seguendo Apple. Combattendo per una (piccola) riforma del sistema brevettuale.

Nei giorni scorsi è stata Cupertino ad aprire un nuovo fronte di dibattito intorno ai brevetti, chiedendo all'organo europeo responsabile degli standard GSM, UMTS e 3G, lo European Telecommunications Standards Institute (ETSI), di cercare di precisare uno schema più chiaro di licenza per i brevetti legati a tali tecnologie.

Interessato o meno, incidentalmente sono brevetti legati a tali standard quelli che Samsung e Motorola le hanno rinfacciato soprattutto in Europa, l'intervento di Apple ha spinto altri protagonisti del settore: dopo il quasi contemporaneo intervento di Google che ha ribadito la sua intenzione di onorare gli impegni FRAND legati ai brevetti Motorola, è stata Microsoft a promettere il suo appoggio agli standard tecnologici ribadendo l'importanza di rendere disponibili i brevetti che ad essi attengono sotto condizioni "giuste, ragionevoli e non discriminatorie" (fair, reasonable and nondiscriminatory, FRAND).
Redmond ha fatto un passo in più e ha ribadito la sua intenzione di concedere tali brevetti sotto questi termini e senza la minaccia di processi: anzi è arrivata a dire che non utilizzerà brevetti legati a standard tecnologici per denunciare altre aziende in tribunale o per ottenere licenze incrociate su tecnologie non ad essi collegate.

Oltre a Google e Motorola, anche Cisco è intervenuta sull'argomento scrivendo anch'essa ad ETSI a sostegno della posizione di Apple: ci vuole più chiarezza e trasparenza - ha detto - per la definizione delle condizioni FRAND cui devono essere concessi i brevetti legati agli standard.

Non apertamente schierata su questa posizione sembra invece essere Google: il suo intervento a proposito dei brevetti Motorola non sembra volto ad appoggiare completamente questa apparente apertura del sistema, limitandosi piuttosto a promettere di continuare a fare come finora fatto da Motorola, mantenendo una richiesta di royalty pari al 2,25 per cento del prezzo di vendita netto dei prodotti contenenti gli standard per cui essa ha brevetti, non dicendo invece nulla a proposito di trasparenza e scelta a tavolino circa il significato di licenze FRAND.

Claudio Tamburrino
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