Roma - Qualcuno aveva scommesso sulla sua sconfitta, ma qui si aggiunge il danno alla beffa. La notizia
arriva da Bill Slawski di
SEO by the Sea: gli ultimi sette
brevetti di Cuil sono stati acquistati da Google il 4 febbraio 2011, ma sono stati registrati presso la
US Patent and Trademark Office lo scorso 14 febbraio. Al momento non si conoscono dettagli sull'accordo né i termini finanziari.
Cuil
venne lanciato nell'estate 2008 da
tre ex-dipendenti Google, Anna Lynn Patterson, Russell Power e Louis Monier, che proprio grazie al loro background lavorativo riuscirono a ricevere un generoso finanziamento. Il progetto prevedeva di creare il più grande e veloce motore di ricerca del mondo. Subito dopo il lancio in pompa magna,
Bloomberg arrivò a definire Cuil come una delle migliori startup del 2008 e qualcuno cominciò a pensare che l'iniziativa arrivasse davvero a
pestare i piedi a BigG.
La maggiore
differenza tra Google e Cuil consisteva nella modalità di ricerca. Se Google mette in primo piano le pagine con i maggiori link in entrata (il celebre algoritmo
Pagerank), Cuil analizza il contenuto delle pagine e le classifica in base alla loro rilevanza. In sostanza, i risultati di Cuil sono
classificati automaticamente. Inoltre Cuil diceva di avere un
database tre volte più grande di quello di Google e dieci volte più vasto di quello di Microsoft.
Cuil è stato distrutto dalla critica mentre era ancora sulla rampa di lancio. Gli utenti hanno definito il motore di ricerca
incompleto e dispersivo e ritenevano che i risultati della ricerca, presentati su due colonne, avessero un'anteprima inutile e spesso non corrispondevano ai reali bisogni della ricerca. Nel 2010 il motore di ricerca ha progettato un servizio chiamato
Cpedia che riprendeva la ben più nota Wikipedia. Un altro buco nell'acqua. Il sito
ha chiuso i battenti nel settembre 2010.
Nell'acquisizione dei brevetti sembra esserci
lo zampino di Anna Lynn Patterson, tornata a Google nel settembre 2010 in concomitanza con il fallimento di Cuil, e subito nominata responsabile per la ricerca. Ad ogni modo, strano a dirsi, i brevetti non riguardano il vero
punto forte di Cuil, il suo metodo di indicizzazione, bensì
le interfacce, vale a dire la presentazione di tabelle multiple, diversi tipi di menù a tendina e la possibilità di perfezionare le ricerche con le notizie correlate.
Finisce così la battaglia di Cuil contro Google, probabilmente già persa in partenza. Curioso, invece, è il fatto che se Google dovesse davvero decidere di dotarsi delle interfacce di Cuil, lo pseudo-nemico rivivrebbe all'interno di BigG.
Gabriella Tesoro