Claudio Tamburrino

Coca-Cola contro CocaColla.it

Blog italiano che si occupa di Street Art costretto a chiudere: il colosso delle bollicine ha minacciato un'azione legale per far valere il proprio marchio. Frizza la protesta online

Roma - I legali di Coca-Cola hanno scritto al blog cocacolla.it: chiesta la chiusura entro 15 giorni del dominio e la sospensione delle pratiche di registrazione del marchio collegato.

Il blog italiano, nato ad aprile 2010 e "focalizzato su arte, design, advertising e nuove culture della rete" ha - in relativamente poco tempo - raggiunto numeri di tutto riguardo: 2 milioni di pageview nel 2011, 7mila like su Facebook e mille follower su Twitter.

La motivazione di tale richiesta è, secondo la lettera inviata dall'azienda di Atlanta, che "la registrazione e l'utilizzo da parte sua del nome a dominio www.cocacolla.it determina l'insorgere di un grave rischio di confusione per i consumatori che possono essere indotti a ritenere che il segno COCACOLLA ed il nome a dominio www.cocacolla.it siano volti a contraddistinguere prodotti/servizi distribuiti, organizzati o sponsorizzati dalla nostra cliente o che comunque l'uso del segno COCACOLLA da parte sua sia stato autorizzato dalla nostra assistita in base ad accordi o altri legami contrattuali o societari, il che non corrisponde al vero. L'uso del segno COCACOLLA e del nome a dominio www.cocacolla.it da parte sua costituisce inoltre contraffazione dei celebri marchi costituiti dalla dicitura Coca-Cola della nostra assistita".
La somiglianza tra i due nomi è certamente palese, così come è impossibile non riconoscere la fama del marchio e del nome della celebre bevanda: a differenza dei casi di cybersquatting, tuttavia, qui c'è una differenza seppur minima fra i due nomi, intenzioni diverse e lo spirito di una citazione più che della contraffazione. Quella "l" in più, insomma, sembrerebbe poter fare tutta la differenza che serve, potendo per esempio trasformare una parola (word), appunto, in un mondo (world).

Più che un appiattimento su un marchio conosciuto per attirare i link attraverso gli errori di battitura, d'altronde, la scelta del nome da parte del team di CocaColla sembra piuttosto premiare il marketing della nota bevanda gassata, riconosciuto come un baluardo della cultura pop (intesa non nel senso delle bollicine): "L'idea di chiamare il blog CocaColla - si spiega sul blog - nasceva da uno dei nostri primissimi brainstorming, quando pensammo di mettere insieme la colla, elemento fondamentale dell'artistica di base, ma anche della streetart, con la Coca-Cola, simbolo della cultura pop, dell'industrializzazione e della pubblicità come strumento fondamentale per sbaragliare la concorrenza".

Nonostante questo, e a meno di una clamorosa retromarcia da parte della azienda statunitense, il blog ha rinunciato a difendere le sue ragioni in tribunale e ha annunciato la chiusura del dominio www.cocacolla.it, soprattutto perché sarebbe una battaglia di principio che rischierebbe di prosciugare le tasche: "Non appena ricevute le lettere abbiamo deciso di affidarci ad un avvocato specialista in diritto industriale e in proprietà intellettuale. Studiato il caso ci ha convinto fosse meglio mollare tutto. Andare avanti in un'azione legale sarebbe stato un massacro, soprattutto per le nostre tasche. Il nostro è infatti un progetto editoriale e non avremmo potuto permetterci una battaglia legale contro una multinazionale come la Coca-Cola".

Così le ultimi flebili speranze per il blog italiano rimangono legate alla pressione mediatica e in Rete: proprio nei social network il sito stesso ha cercato aiuto, ricevendo subito il supporto degli utenti di Twitter dove l'hashtag #supportcocacolla sta raccogliendo la protesta nei confronti dell'iniziativa di Coca-Cola.

Per evitare il (minimo) rischio di confusione (è evidente che il blog italiano non sia collegato in alcun modo ad Atlanta), dunque, ora Coca-Cola rischia di aver provocato un negativo ritorno di immagine, visibilità per CocaColla.it e più o meno serie campagne di boicottaggio nei suoi confronti.

Claudio Tamburrino
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