Claudio Tamburrino

Milano, la riservatezza di ciò che è pubblico

Cappato, Presidente dalla Commissione consiliare di Milano sulla trasparenza, vorrebbe che le sedute del Consiglio comunale di Milano fossero accessibili online. Il segretario generale del Comune si oppone: la voce è un dato biometrico

Milano, la riservatezza di ciò che è pubblicoRoma - Marco Cappato, Presidente dalla Commissione Consiliare di Milano sulla trasparenza e dell'Associazione "Agorà digitale", già parlamentare europeo per i Radicali, ha visto respinta la sua richiesta di rendere disponibili e liberamente scaricabili in formato aperto e sotto licenza Creative Commons i file audiovideo delle registrazioni delle Sedute del Consiglio comunale di Milano, oltre ai file audio delle Commissioni e dei Consigli di Zona.

A respingere quella che avrebbe dovuto e potuto essere un'occasione per rendere trasparente il processo democratico a partire dai lavori del comune, due pareri del Segretario generale del Comune di Milano Ileana Musicò che hanno rilevato nella misura attriti con il regolamento interno.

In particolare, i due pareri associano tali registrazioni alla sfera privata degli eletti, in particolare equiparando la loro voce a "dati personali biometrici" in quanto tali richiedenti particolari tutele dal punto di vista della pubblicazione online: ai fini della tutela della privacy, alla volontà di trasparenza si antepone la necessità di utilizzare accorgimenti adeguati prima di registrare e mettere online sic et simpliciter tutto quello che avviene in tali riunioni.
Inoltre, secondo il Segretario generale del Comune, occorrerebbe verificare "anche sotto altri profili concernenti i principi di necessità, proporzionalità, finalità e correttezza, nonché di qualità dei dati" se si deve procedere alla pubblicazione online di una seduta.

Nei due pareri si cita, in particolare, l'art. 11 del Codice Privacy, secondo cui un'Amministrazione non può trattare dati personali "in misura eccedente le finalità per cui sono raccolti". Disposizione che dovrebbe essere letta - secondo Musicò - alla luce del Regolamento delle Commissioni Consiliari che all'art. 12 prevede sedute pubbliche "salvo contraria deliberazione a tutela del diritto della riservatezza delle persone". E che, a differenza del Regolamento per l'Organizzazione ed il Funzionamento del Consiglio Comunale, non prevede l'utilizzo di strumenti audiovisivi e prevede registrazioni "finalizzate unicamente a scopo di archiviazione", con l'eventuale "rilascio di copia delle registrazioni" consentito solo ai Consiglieri, previa richiesta scritta.

Per il resto, nulla dice il regolamento interno a proposito di un diverso utilizzo dei nastri, e quindi dei dati personali ivi contenuti.

Secondo Marco Cappato il passaggio fondamentale dei due pareri è quello in cui si afferma che: "In difetto di una norma espressa, consentire indiscriminatamente la possibilità di acquisire i files audiovideo delle sedute consiliari in maniera generalizzata, integra un comportamento illecito in capo all'Ente locale".

Per questo Cappato ha espresso l'intenzione di proporre alla Commissione consiliare sulla trasparenza che presiede e al Consiglio comunale di modificare il nostro regolamento al fine di obbligare il Comune a mettere nel pubblico dominio della rete i file audiovideo.

Claudio Tamburrino
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