Mauro Vecchio

USA: i domini sono cosa nostra

Le autorità statunitensi rivendicano il diritto di sequestrare domini come .com, .org e .net. Perché in realtà controllati dal registrar Verisign. Poco importa se un sito illecito sia stato registrato all'estero

Roma - Si contano ormai a centinaia i siti sequestrati dalle autorità statunitensi nell'ambito della cosiddetta Operation In Our Sites. Gli ufficiali della U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) si sono scagliati contro tutte quelle piattaforme online votate alla contraffazione o alla condivisione di opere tutelate dal diritto d'autore.

L'ultima vittima in ordine cronologico è il sito Bodog.com, specializzato in scommesse sportive non autorizzate. I responsabili della piattaforma hanno subito protestato per la chiusura del dominio, registrato in terra canadese e dunque non soggetto alla giurisdizione a stelle e strisce.

Una lamentela simile a quella presentata dai vertici di Puerto 80 Project, società iberica che gestisce il sito di indexing sportivo Rojadirecta. Ma le autorità statunitensi hanno ribadito quanto già affermato in passato: tutti i domini .com, .org o .net sono sequestrabili perché soggetti alle leggi federali di Washington.
Il motivo? Sempre secondo ICE, i suddetti domini sarebbero "di proprietà" del registrar della Virginia Verisign. La presenza online di un sito come Bodog.com verrebbe dunque permessa dalle infrastrutture gestionali del registrar, al di là dell'eventuale registrazione in un paese diverso da quello statunitense.

Per alcuni osservatori, si tratterebbe di un vero e proprio abuso di potere, una sorta di prassi nata con la convinzione che il web sia in realtà controllato dagli Stati Uniti. I responsabili di Verisign hanno sottolineato come il blocco dei siti sia inevitabile dopo l'ordine firmato da un giudice a stelle e strisce.

Mauro Vecchio
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