Claudio Tamburrino

USA, notizie tra social, mobile e bersagli pubblicitari

Il ruolo di Facebook e Twitter come fonte primaria di informazione resta ancora marginale. Ma cresce, come cresce la propensione degli utenti a usufruire dei contenuti su diversi dispositivi. Il panorama di Pew Research Center Project for Excellence in Journalism

Roma - Il nuovo studio realizzato dallo statunitense Pew Research Center Project for Excellence in Journalism mette in evidenza come gli utenti leggano sempre più notizie e su sempre più dispositivi, ma che la monetizzazione del traffico online per i siti di notizie è ancora un argomento spinoso, soprattutto per il ruolo svolto dai social media e rispetto al calo registrato dalle vendite cartacee.

I numeri del digitale appaiono positivi: quattro adulti statunitensi su dieci hanno uno smartphone, uno su cinque un tablet e, in generale, il 27 per cento degli americani legge notizie via mobile. Otto su dieci di coloro che leggono notizie sui rispettivi dispositivi mobile, poi, lo fanno anche su PC: registrando una aumento del tempo trascorso sulle notizie da parte dei lettori.

Se il lato della domanda sembra dunque pronto a recepire le novità e mostrerebbe buone prospettive per il settore, grazie ad una sempre maggiore propensione a usufruire delle notizie digitali da parte degli utenti, anche le news company hanno iniziato ad affrontare seriamente il modo in cui remunerare tali contenuti. Così hanno sviluppato una serie di accordi con cui ottengono royalty da parte degli aggregatori di notizie e esteso i piani di advertising sulle loro pagine, mentre un decimo dei quotidiani statunitensi ha lanciato poi qualche tipo di abbonamento digitale o forma di paywall, e soggetti come il Financial Times hanno pensato a metodi alternativi alle app per la distribuzione su dispositivi mobile, come pagine sviluppate in HTML 5.
Una delle conseguenze di questi fattori è che nell'ultimo anno il pubblico dei siti di notizie è aumentato del 17 per cento, con un conseguente aumento dell'advertising online del 23 per cento: tuttavia questo è avvenuto anche a discapito dei media tradizionali, che anzi hanno segnato un calo non trascurabile, nel 2011 pari a 10 volte gli utili del digitale.
Anche se in crescita, il ruolo dei social network per i giornali resta secondario, dal momento che appena il 9 per cento degli adulti statunitensi dichiara di utilizzare Twitter o Facebook come fonte primaria per accedere alle notizie. A contribuire principalmente al traffico dei giornali online sono ancora gli aggregatori (che contano per il 27 per cento) e i motori di ricerca (32 per cento). Il controllo di dati personali, con conseguente targettizzazione degli utenti permetterebbe una gestione più oculata dei contenuti e una migliore veicolazione delle pubblicità.

Questo stesso studio, d'altronde, ha evidenziato altresì come siano sempre di più aziende come Google, Amazon, Facebook e Apple a spingere le scelte (dal browser impiegato, al servizio email, passando per le piattaforme Web, i social network ecc.) degli utenti e a detenere una grande mole di dati personali degli utenti, risultando in questo modo, sempre più importanti anche per le notizie e per l'advertsing.

Prosegue, dunque, il trend già evidenziato l'anno scorso, che vede i social network come canali utili per diffonderne i contenuti: il 52 per cento dei lettori di notizie ha raggiunto almeno qualche notizia attraverso Facebook o Twitter e i social media contribuiscono per il 57 per cento al traffico totale dei siti di notizie.

Nel 2012 la situazione sembra stia evolvendo, con Facebook e compagnia che sembrano sempre più in grado di veicolare al meglio banner e inserzioni e di detenere in questo modo sempre più spazio nel mercato degli introiti pubblicitari a discapito dei giornali online: Pew arriva addirittura a parlare della possibilità che in futuro il destino anche di colossi dei media come il Washington Post sia nelle mani di tali aziende ICT, che per arricchire la propria offerta già trasversale potrebbero pensare a farsi fonte di notizie.

In questo senso, d'altronde, sono già stati fatti alcuni passi: YouTube ha avviato una collaborazione con Reuters per la produzione di programmi di notizie originali; Yahoo! ha firmato un accordo con ABC News; AOL ha acquisito The Huffington Post e la stessa Facebook ha avviato il servizio Social Reader in partnership con Washington Post, Wall Street Journal e il Guardian, e a marzo di quest'anno il cofondatore di Facebook Chris Hughes ha acquisito il megazine The New Republic.

Claudio Tamburrino
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