Pirateria, la BSA piange in Italia

La multinazionale dell'antipirateria sostiene che l'Italia è quarta nella classifica nera, quella dei paesi a più alto tasso di diffusione di software pirata. Ma piange anche l'industria musicale

Milano - Un capogiro d'affari da 700 miliardi di lire: questo, secondo la BSA, è il controvalore dell'attività della pirateria italiana. Questo il denaro che la multinazionale dell'antipirateria sul software sostiene che viene perduto ogni anno dall'industria.

Stando alla BSA, che raccoglie numerose tra le principali aziende del software nel mondo, la diffusione di programmi pirata in Italia è inferiore soltanto a quella di Russia, Cina e Brasile. Sebbene sia incerto quante persone siano stipendiate dall'industria illegale della pirateria per la produzione e distribuzione delle copie pirata, secondo la BSA in tre anni si sono persi 200mila posti di lavoro sul mercato legale a causa della duplicazione e distribuzione illegale di software.

Ma piangono anche le multinazionali della musica che, in un incontro organizzato dalla BSA, hanno raccontato la loro odissea di sofferenza nella rete, luogo nel quale avvengono continuamente scambi non autorizzati di materiali musicali, spesso in formato Mp3. Stando agli esperti intervenuti all'incontro "nel mondo sono presenti 3mila siti in 30 stati con oltre 800mila file mp3 non autorizzati. I brani musicali che vengono messi in rete ogni mese sono 70mila".