massimo mantellini

Contrappunti/ La visione di Brin

di M. Mantellini - Dice no ai walled garden, pur avendo costruito il più grande di tutti. Ma è solo un difetto di comunicazione o c'è una deficienza di valori?

Contrappunti/ La visione di BrinRoma - Ha destato molto scalpore e numerosi commenti, l'intervista che Sergey Brin ha rilasciato al Guardian qualche giorno fa. Questo, fondamentalmente, per due ragioni: la prima è che Brin, forse in nome di un anticonformismo eletto in gioventù a stile di vita, fa i nomi dei "cattivi", fra i tanti anche Apple e Facebook che - secondo lui - stanno mettendo in pericolo la libertà del web. La seconda perché, di fronte a temi di discussione come i monopoli di Rete, i walled garden e cose simili, a molti è suonato piuttosto strano che il più grande collezionista di dati si guardi intorno fischiettando ed accusando altri suoi simili di comportamenti pericolosi.

Nessuno degli attori in campo può oggi dichiararsi non coinvolto. Le principali aziende Web mondiali, da Google a Facebook, applicano da tempo tentativi di controllo dentro un universo che è nato e si è sviluppato aperto e governato da standard tecnologici condivisi. Qualsiasi deroga ad un simile principio di architettura è, in linea di principio, una minaccia alla libertà della Rete, fin dai tempi dei primi innocui tag proprietari di Netscape e Internet Explorer.

Non basta proclamare mission aziendali socialmente sostenibili (come sia Google che Facebook puntualmente fanno) e poi utilizzarle - come fa Brin nell'intervista al Guardian - come prova della propria buonafede digitale. Così il fatto stesso che una società come Facebook possa scegliere di non indicizzare le pagine degli utenti della propria piattaforma (che nel frattempo incidentalmente sono diventate una fetta considerevole dei dati in Rete), sul più utilizzato motore di ricerca al mondo, è certamente un danno, non solo per Google ma anche per una idea più generale di condivisione informativa su Internet che ci riguarda tutti. Allo stesso tempo Google non è il nostro dio della ricerca: è, teoricamente, solo uno strumento fra i tanti possibili. La sua odierna centralità, associata ai numerosi altri servizi che offre, è ampiamente meritata, ma è ugualmente una anomalia deleteria per gli interessi generali degli utilizzatori della Rete, esattamente come il walled garden di Facebook.
La verità, che forse riusciremo a scorgere con maggior precisione dopo la prossima quotazione di Facebook in Borsa, è che il destino naturale di simili giovani gigantesche aziende è quello di diventare antipatiche, di divaricare gradualmente le parole di grande ecumenismo digitale dentro il quale sono cresciute ed hanno avuto successo, dai propri comportamenti aziendali, dettati da scelte economiche che poco o nulla possono avere a che fare con gli interessi dei propri clienti o con slogan ad effetto tipo "l'informazione vuole essere libera".

Un esempio solo che riguarda tutti è quello spesso citato della tassazione dei guadagni delle aziende internet (Amazon, Apple e Google in testa) che sono da tempo al centro di molte discussioni. Giornalisti ed economisti guardano con fastidio le triangolazioni fiscali che consentono a simili aziende di pagare le tasse nei paesi dove esse sono più basse (in Europa tipicamente Lussemburgo o Irlanda): spesso si tratta degli stessi moralisti della finanza che trovano invece naturale che molte produzioni manifatturiere si siano nel frattempo trasferite a Belgrado o in Romania, ma questo è un altro discorso che riguarda una diffusa allergia del mondo dell'impresa verso simili arrembanti nuovi attori. No, il punto riguarda invece noi stessi, utilizzatori dei servizi di Google o Amazon e la nostra considerazione verso simili soggetti, dai quali, banalmente ci saremmo attesi una nuova idea di economia e sostenibilità tout court che, oltre all'auto che si guida da sola, ai libri elettronici digitalizzati gratuitamente in ogni biblioteca del mondo e a mille altre cose che renderanno il mondo formidabile, riguardasse anche, banalmente, lo spregio per i paradisi fiscali anche quando tecnicamente eleggibili a propria dimora.

Prima o poi, con maggior tatto o con stridore evidente (come nel caso dell'intervista di Brin al Guardian, ma anche in una intervista simile che Larry Page ha rilasciato a Business Week), la diaspora fra le parole ed i fatti diventa il tema centrale della crescita di simili gigantesche società internet. Quando questo avviene, e sia nel caso di Google sia in quello di Facebook il processo è già iniziato da tempo, le illusioni buoniste sulla piattaforma diventano ogni giorno più evidenti. Paradossalmente queste aziende, con un colpo di bacchetta magica al contrario, diventano aziende normai a tutti gli effetti, dove interessi aziendali e comunicazione sono parti separate di un'idra a molte teste.

Al momento la differenza evidente fra i vecchi giganti della old economy e i giovani virgulti del web è che i primi hanno affinato negli anni i perigliosi meccanismi della comunicazione aziendale, i secondi, ingenuamente, cercano di continuare a venderci un ritratto di loro stessi che è ormai totalmente immaginario.

Massimo Mantellini
Manteblog

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23 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La visione di Brin
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  • ...il bue che dice cornuto all'asino
    non+autenticato
  • Un conto è spostare la produzione all'estero facendo in paesi con i sindacati deboli facendo perdere i posti di lavoro in Italia. Altra cosa è fare come Google che cerca di pagare meno tasse in modo lecito, ma con i soldi risparmiati offre un sacco di servizi gratuiti al cittadino, creando cose che lo stato non sarebbe mai in grado di mettere in funzione, basta vedere Italia.it che fine ha fatto. E su molti di questi servizi neanche ha un guadagno, servono solo a rafforzare il brand.
    Quindi alla fine lo stato riscuote meno tasse, ma il cittadino riceve lo stesso qualcosa in cambio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore
    > [...]

    sì guardiamola in un altro modo: non hai minimamente capito di cosa parla l'articolo...
    non+autenticato
  • - Scritto da: una b.er
    > - Scritto da: Dottor Stranamore
    > > [...]
    >
    > sì guardiamola in un altro modo: non hai
    > minimamente capito di cosa parla
    > l'articolo...

    Affatto, io ho ripreso questa parte:
    Un esempio solo che riguarda tutti è quello spesso citato della tassazione dei guadagni delle aziende internet (Amazon, Apple e Google in testa) che sono da tempo al centro di molte discussioni. Giornalisti ed economisti guardano con fastidio le triangolazioni fiscali che consentono a simili aziende di pagare le tasse nei paesi dove esse sono più basse (in Europa tipicamente Lussemburgo o Irlanda)

    ...

    No, il punto riguarda invece noi stessi, utilizzatori dei servizi di Google o Amazon e la nostra considerazione verso simili soggetti, dai quali, banalmente ci saremmo attesi una nuova idea di economia e sostenibilità tout court che, oltre all'auto che si guida da sola, ai libri elettronici digitalizzati gratuitamente in ogni biblioteca del mondo e a mille altre cose che renderanno il mondo formidabile, riguardasse anche, banalmente, lo spregio per i paradisi fiscali anche quando tecnicamente eleggibili a propria dimora.
    non+autenticato
  • Gratuiti... guarda che Google fattura migliardi di dollari, da dove credi che arrivino?

    Il fatto che tu non paghii direttamente Google, non fa si che, come per magia, questi soldi si materializzino dal nulla.

    Li cacciamo sempre noi, indirettamente, attraverso i prodotti che compriamo ogni giorno, e che poi le aziende reinvestono in marketing.

    Google è Mediaset 2.0, nulla piu'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mr_caos
    > Gratuiti... guarda che Google fattura migliardi
    > di dollari, da dove credi che
    > arrivino?
    >
    > Il fatto che tu non paghii direttamente Google,
    > non fa si che, come per magia, questi soldi si
    > materializzino dal
    > nulla.
    >
    > Li cacciamo sempre noi, indirettamente,
    > attraverso i prodotti che compriamo ogni giorno,
    > e che poi le aziende reinvestono in
    > marketing.
    >
    > Google è Mediaset 2.0, nulla piu'.


    Offfrono un sacco di servizi su cui non hanno un guadagno. Lo stesso youtube tu lo puoi usare per mettere video senza pubblicità.
    8080
    1236
  • - Scritto da: 8080
    >
    > Offfrono un sacco di servizi su cui non hanno un
    > guadagno. Lo stesso youtube tu lo puoi usare per
    > mettere video senza pubblicità.

    Che ingenuo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mr_caos
    > - Scritto da: 8080
    > >
    > > Offfrono un sacco di servizi su cui non
    > hanno
    > un
    > > guadagno. Lo stesso youtube tu lo puoi usare
    > per
    > > mettere video senza pubblicità.
    >
    > Che ingenuo.

    Sarò ingenuo ma io ho un centinaio di video educativi senza pubblicità che a me non costano niente.
    8080
    1236
  • Se tu sfrutti molto i servizi Google, allora puoi trovarli convenienti, ma scusami, pensare che siano gratuiti è da ingenuo.

    Semplicemente c'è un sacco di gente che non li usa affatto che mette la propria parte anche per te.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mr_caos
    > Se tu sfrutti molto i servizi Google, allora puoi
    > trovarli convenienti, ma scusami, pensare che
    > siano gratuiti è da
    > ingenuo.
    >
    > Semplicemente c'è un sacco di gente che non li
    > usa affatto che mette la propria parte anche per
    > te.

    Ma questo discorso lo puoi fare per un servizio basato sulla pubblicità. Dove apparentemente è gratuito.
    Ma se io metto video senza pagare banda o spazio. Se chi li guarda non deve vedere nessuna pubblicità, allora è un servizio gratuito sì.
    Che poi Google faccia soldi altrove è un altro paio di maniche.
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    Modificato dall' autore il 23 aprile 2012 16.11
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    8080
    1236
  • - Scritto da: 8080
    >
    > Ma questo discorso lo puoi fare per un servizio
    > basato sulla pubblicità. Dove apparentemente è
    > gratuito.
    > Ma se io metto video senza pagare banda o spazio.
    > Se chi li guarda non deve vedere nessuna
    > pubblicità, allora è un servizio gratuito
    > sì.
    > Che poi Google faccia soldi altrove è un altro
    > paio di
    > maniche.

    No scusa, il fatto che il servizio nello specifico sia gratuito, senza pubblicità o meno, non cambia nulla.

    Google è un'azienda di pubblicità.

    Anche il servizio gratuito, è pagato con una percentuale aggiuntiva sul prezzo di ogni prodotto di ogni azienda che fa marketing con Google. Quando compri uno qualsiasi di questi prodotti al supermercato, stai pagando Google.

    Poi come dicevo, se sfrutti molto i loro servizi, il tuo bilancio con Google potrebbe essere positivo. Ma questo solo grazie al fatto che tanti altri pagano senza sfruttare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mr_caos
    > - Scritto da: 8080
    > >
    > > Ma questo discorso lo puoi fare per un
    > servizio
    > > basato sulla pubblicità. Dove apparentemente
    > è
    > > gratuito.
    > > Ma se io metto video senza pagare banda o
    > spazio.
    > > Se chi li guarda non deve vedere nessuna
    > > pubblicità, allora è un servizio gratuito
    > > sì.
    > > Che poi Google faccia soldi altrove è un
    > altro
    > > paio di
    > > maniche.
    >
    > No scusa, il fatto che il servizio nello
    > specifico sia gratuito, senza pubblicità o meno,
    > non cambia
    > nulla.

    Un servizio è o non è gratuito. Non è che se viene finanziato grazie ai guadagni su altre attività allora non può essere definito tale.


    >
    > Google è un'azienda di pubblicità.
    >
    > Anche il servizio gratuito, è pagato con una
    > percentuale aggiuntiva sul prezzo di ogni
    > prodotto di ogni azienda che fa marketing con
    > Google. Quando compri uno qualsiasi di questi
    > prodotti al supermercato, stai pagando
    > Google.
    >

    Qualsiasi prodotto gratuito che ha un costo per essere creato c'è grazie a soldi che arrivano da altre parti.
    La limitazione che dai tu a cosa possa essere definito gratuito non c'è da nessuna parte.

    > Poi come dicevo, se sfrutti molto i loro servizi,
    > il tuo bilancio con Google potrebbe essere
    > positivo. Ma questo solo grazie al fatto che
    > tanti altri pagano senza
    > sfruttare.
    8080
    1236
  • dire che la chiusura sia contro internet mi pare molto ovvio. Non vedo come non si possa dire il contrario.
    A parte che pare che il Brin abbia detto anche “my thoughts got particularly distorted… in a way that distracts from my central tenets”, in che maniera Google può essere considerato chiuso?
    non+autenticato
  • - Scritto da: mcmcmcmcmc
    > dire che la chiusura sia contro internet mi pare
    > molto ovvio. Non vedo come si possa dire il
    > contrario.
    > A parte che pare che il Brin abbia detto anche
    > “my thoughts got particularly distorted… in a way
    > that distracts from my central tenets”, in che
    > maniera Google può essere considerato
    > chiuso?
    non+autenticato
  • boh!!! magari nel senso che occulta il deep web?

    però scremare i risultati è la funziona di un motore di ricerca

    senza quella scrematura non esisterebbe nemmeno la ricerca

    se google ha creato un walled garden, non l'ha fatto certo di proposito
    non+autenticato