Claudio Tamburrino

Facebook, brevetti da Microsoft

Il social network si arma con i titoli originariamente appartenuti ad AOL, recentemente acquisiti da Redmond

Roma - Facebook continua a fagocitare brevetti: stavolta si è gettata su quelli originariamente di AOL e attualmente in mano di Microsoft.

Dopo l'acquisizione di 750 brevetti da IBM, Facebook continua così a voler rimpinguare il suo portafoglio brevettuale, in modo da avere uno scudo di proprietà intellettuale per difendersi da cause presenti ed eventuali.
Proprio in questo senso, d'altronde, uno degli avvocati del social network ha descritto la nuova strategia: "Un passo significativo nel processo di costruzione di portafoglio di proprietà intellettuale per proteggere gli interessi di Facebook".

Il social network in blu, d'altronde, la cui origine - com'è noto - è di per sé associata ad una diatriba legata alla paternità dell'idea e del marchio, è diventata una delle grandi imprese ICT ma senza averne del tutto i connotati, almeno dal punto di vista della proprietà intellettuale: al suo attivo ha appena 60 titoli registrati presso l'Ufficio Marchi e Brevetti statunitense (US Trade and Patent Office, USTPO).
Numeri che impallidiscono davanti alla dinamicità del settore e all'elevato numero (e all'acrimonia) delle cause legate ai brevetti.
Così, dopo la denuncia depositata da Yahoo! nei confronti di Facebook, con al centro dieci brevetti su advertising, personalizzazione dei siti, social networking e scambio di messaggi, il sito in blu ha deciso di armarsi e continua a farlo ora con l'accordo raggiunto con Microsoft: in cambio di 550 milioni di dollari ottiene un pacchetto di 650 brevetti originariamente di AOL più le licenze per altri 275.

Redmond ha comprato di recente i diritti su questi 925 titoli nell'affare da 1,06 miliardi di dollari con cui si è aggiudicata gran parte dei brevetti AOL, tra cui quelli legati alle tecnologie curiosamente collegabili all'ormai mitico Netscape.

A quanto riferiscono alcune indiscrezioni Facebook avrebbe cercato di ottenere i brevetti direttamente da AOL, ma l'offerta di Microsoft avrebbe superato la sua.

Intanto Facebook entra nel dettaglio sull'acquisto di Instagram: l'operazione è costata 23 milioni di dollari in proprie azioni più 300 milioni di contanti.
Nel frattempo il sito in blu deve vedersela con una crescita rallentata: un fattore che rischia di compromettere il prossimo esordio in borsa di Facebook dal momento che sono queste le settimane decisive prima dell'offerta pubblica iniziale (IPO).

Claudio Tamburrino
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5 Commenti alla Notizia Facebook, brevetti da Microsoft
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  • Il vostro discorso sulla fuffa di facebook non prende in considerazione la ricchezza che ne deriva per chi sa sfruttarlo per i propri interessi, e forse in Italia se si sapessero cogliere certe cose saremmo meno in crisi.

    Facebook conta molti utenti, non dovrebbe essere uno sconosciuto a farvi capire che per le aziende vuol dire farsi conoscere, essere dove e` il potenziale cliente e vendere, che vuol dire produzione, che vuol dire sviluppo, crescita e guadagno.

    Facebook non conserva preferenze as-is, conserva gusti, che vuol dire statistiche, che vuol dire produrre cio` che potenzialmente puo` piacere, che vuol dire produrre cio` che puo` essere venduto e che vuol dire ricchezza.
    non+autenticato
  • Facebook, Google, ecc ecc conservano ciò che gli fa comodo, e di sicuro non vengono a dirlo a te semplice utente.
    Se parli degli annunci pubblicitari di Facebook come opportunità di incrementare i ricavi di un'azienda che produce beni veri bé... presentamene una che è riuscita ad aumentare il fatturato in modo significativo e nel lungo periodo grazie a questo ed io ne sarò felice. Il mio discorso era a più ampio respiro: è assurdo quotare un'azienda con centinaia di milioni di iscritti e dare un prezzo di 100$ circa ad iscritto.
    AdWords, ad esempio, funziona perchè non è legato ad un ecosistema particolare ma ad internet stesso. Allora mi chiedo: di sicuro i veri proprietari di Facebook non sono così sempliciotti, il loro ecosistema non basta e ben presto inizieranno a vendere i nostri dati al migliore offerente.
    Tu venderesti i tuoi dati, opinioni, preferenze, ecc per 100$?
    non+autenticato
  • < L'industria del Grande Fratello Orwelliano prolifica e si dirama. Le persone sono sempre più dipendenti dai sistemi di gestione di massa, e questi vengono sfruttati per fare denaro sul nulla.>

    Fondamentalmente vero anche se il "denaro" scorre a fiumi.
    Ma mi chiedo: quel "denaro" corrisponde a cosa?
    E' lo stesso denaro che scorre in borsa. Sempre più slegato dalla realtà.
    Unico legame con una realtà virtuale ed illusoria.
    FB è diventato proprietario di una valanga di foto e di scritti, messaggi, opinioni, fantasie. Forse con un pò di fortuna tra questi messaggi troverà qualche invenzione, o qualche brevetto che qualche sprovveduto avrà messo lì...
    Ma di concreto vi è ben poco.
    Il sistema del denaro virtuale è ormai al capolinea. Tra un pò di tempo l'imposizione fiscale sul concreto produttivo andrà oltre i ricavi possibili e reali... e rimarrà solo il virtuale.
    Quando le tasse non si pagheranno più poichè non è più possibile pagarle, allora comincerà l'effetto domino.
    E allora il virtuale scoppierà come una bolla di sapone, trascinandosi con sè tutta questa gente che segue il successo sul niente.
  • L'industria del Grande Fratello Orwelliano prolifica e si dirama. Le persone sono sempre più dipendenti dai sistemi di gestione di massa, e questi vengono sfruttati per fare denaro sul nulla. Complimenti alla società avanzata del nuovo millennio
    non+autenticato
  • Maledettamente vero.

    Comunque non fanno denaro (e tanto) sul nulla. Tranquillo.
    I tuoi dati non sono il nulla, ma anzi valgono molti bigliettoni fruscianti che si intascano alla faccia tua, nostra e alla faccia degli ingenui che stanno a guardare recriminando sulla privacy (inesistente), evidenziando l'evidente e non facendo di fatto assolutamente nulla per invertire questa tendenza.
    non+autenticato