Mauro Vecchio

Cybersicurezza, chi ha paura degli Anonymous?

La grande maggioranza dei professionisti nel settore della sicurezza informatica teme un attacco nei prossimi 6 mesi. Eppure i collettivi hacktivisti sembrano fare meno danni di cybercriminali e tecnici al servizio dei governi

Roma - Paura di Anonymous? Più del 60 per cento dei professionisti statunitensi teme di essere il prossimo bersaglio dell'agguerrito e multiforme movimento hacktivista, almeno secondo gli ultimi risultati della nuova indagine pubblicata dal security vendor Bit9 con il titolo Cyber Security Survey.

Partita da un campione di 2mila specialisti in sicurezza informatica - si parla di società così come di singoli esperti - l'indagine di Bit9 evidenzia un diffuso timore per le possibili offensive cibernetiche nei prossimi 6 mesi. Il 61 per cento dei soggetti intervistati ha chiamato in causa i collettivi hacker come gli artefici più pericolosi.

Il celebre movimento degli Anonymous rappresenterebbe la minaccia più imminente per la stabilità e la sicurezza delle varie organizzazioni planetarie. Non così per quelle agenzie al servizio del governo statunitense, che sembrano invece temere maggiormente le tattiche di cyberwar già sperimentate in paesi esteri.
Di conseguenza, gli attacchi di tipo DDoS sono di gran lunga i più temuti dalla maggioranza del campione selezionato da Bit9. Ma questo pericolo è davvero reale? Stando all'ultimo Data Breach Investigations Report pubblicato da Verizon, il movimento hacktivista ha trafugato la più vasta quantità di dati nell'anno 2011.

Ma c'è un dettaglio da non prendere così alla leggera: gruppi come Anonymous sarebbero responsabili del 3 per cento del totale delle incursioni nelle maglie della sicurezza di agenzie, società, organizzazioni.

Mauro Vecchio
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